Gaza, che fine ha fatto Tony Blair?

I comuni cittadini forse non sanno che l’ex premier britannico è ora l’inviato per il Medioriente del quartetto. Cos’è il quartetto? Niente meno che Unione Europea, Russia, Stati Uniti e Nazioni Unite. Probabilmente solo gli addetti ai lavori e i giornalisti ci hanno fatto caso. Ora che il Medioriente sta letteralmente esplodendo, c’è un uomo che avrebbe diritto di farsi ascoltare dalle parti in causa, Israele e Hamas, perché è praticamente l’inviato del mondo intero a noi conosciuto. E il mondo avrebbe forse il diritto di essere ascoltato, visto che se salta il Medioriente saltiamo proprio tutti. Questo volendo essere cinici, senza contare la terribile carneficina in atto a Gaza.
Ma, per l’appunto, parliamo il diplomatichese.
Dunque, che fine ha fatto Tony Blair? L’interrogativo viene dalla puntuale osservazione di un’amica London-based che ha sentito una sua intervista alla radio inglese e mi segnala che l’ex leader del Labour Party ha anche un sito (tonyblairoffice.org) in cui inserisce tutte le sue dichiarazioni e le interviste rilasciate.
Quella più recente è addirittura del 6 gennaio, più di una settimana fa.

Ricapitolando, qual è il mestiere di Tony Blair al momento? Aiutare a risolvere questa crisi, portare la voce del mondo sul conflitto a Gaza. Cosa sta facendo Tony Blair?
Da quanto emerge dal suo sito, ha rilasciato un’intervista alla Cnn, alla celebre giornalista Christiane Amanpour, lo scorso 6 gennaio, che è anche il giorno del massacro alla scuola dell’Onu, dove avevano trovato rifugio tantissimi sfollati e che ha causato 42 morti civili e decine di feriti.
Perché, parliamoci chiaro, di massacro si tratta. Se in Italia qualcuno sparasse su una scuola, una banca, una chiesa, e facesse 30 morti e 70 feriti, non parleremmo di massacro? Non ci sono giustificazioni per questo. Un alto funzionario Onu a Gaza ha detto che 350 persone si erano riparate nella scuola, aggiungendo che le Nazioni Unite forniscono sempre coordinate geografiche precise delle loro strutture per evitare che siano colpite.
“Sfortunatamente, (i combattenti di Hamas) si nascondono tra i civili”, ha detto il ministro degli Esteri Tzipi Livni, aggiungendo che Israele sta cercando di evitare vittime civili. (fonte: Reuters)

Tornando a Tony Blair, ecco, trascritto, il contenuto dell’intervista sulla quale campeggia questo sunto: “Il rappresentante del Quartetto, Tony Blair ha detto che ‘un’azione netta e definitiva’ per fermare il contrabbando di armi e denaro a Gaza era un elemento essenziale per assicurare un’immediato cessate il fuoco’. L’intervista è stata rilasciata a Gerusalemme e avviene all’interno di una bella villa finemente arredata.
Amanpour: “Un grande appello al cessate il fuoco. Quanto è probabile che arrivi presto …questa è la fine o solo l’inizio?”
Blair:“Il problema sono le armi e i soldi di contrabbando che passano nei tunnel dall’Egitto. Questo problema può essere risolto in tempi ragionevolmente brevi, altrimenti Israele andrà avanti”.
Amanpour: “Israele non vuole il cessate il fuoco immediato perché insiste sul volere una pace “duratura e sostenibile”
Blair: “Lo Comprendo, dal punto di vista di Israele, ma se riesce a ottenere l’azione definitiva per tagliare la fonte di finanziamento e di armi di Hamas, quello è ovviamente un significativo avanzamento per la posizione di Israele”.
Amanpour: “Le morti dei civili a Gaza mettono una grossa pressione su Israele, per quanto tempo Israele può sopportare questa pressione?”
Blair: “Penso che Israele vorrebbe fermare presto tutto questo ma penso anche che sia preparata ad andare avanti. E’ stato fatto da molti il parallelo con la guerra del Libano, ma Gaza non è il Libano, è una striscia di terra grande 20 miglia per 4 e Hamas non è Hezbollah. Quindi Israele è preparata ad andare avanti, la questione è: possiamo trovare una base per portare tutto questo a uno stop immediato?”.
Amanpour: “Gli israeliani e forse gli europei e anche gli stati arabi pensano che quest’azioe possa indebolire Hamas e rafforzare l’Anp, ma ci sono tantissime proteste contro l’Anp, considerata debole per non essersi opposta a Israele mentre gli abitanti di Gaza vengono uccisi, davvero quest’operazione può rafforzare l’Anp? “
Blair: “L’unica cosa che può rafforzare l’Anp è l’affidabilità e credibilità di poter arrivare a uno Stato Palestinese. Questo dipende da tre cose: da un credibile processo di negoziato per la soluzione dei due Stati; dalla costruzione di uno Stato dalle fondamenta, che è quello che stiamo facendo nella West Bank , allegerendo l’occupazione israeliana, mettendo in mano agli stessi palestinesi la loro sicurezza e dando sviluppo sociale; il terzo elemento è l’unità dei palestinesi. Se continua la situazione con Hamas che governa Gaza e approccia la questione in un modo completamente diverso dall’Autorità Palestinese, diventa difficile”.

Per dovere di cronaca, bisogna dire che c’è anche un comunicato, sull’episodio della strage alla scuola Onu:
Parlando dopo l’attacco di Martedì alla scuola Unwra (United Nations Relief and Work Agency), Tony Blair oggi ha ribadito il suo appello per un immediato cessate il fuoco e ha chiesto con urgenza il massimo sforzo per evitare morti di civili. Tony Blair ha detto: “ Il terribile e tragico evento di oggi rinforza l’appello del quartetto perché un immediato cessate il fuoco venga rispettato da ambo le parti. ”
Dopo 19 giorni di guerra, sono 1000 le vittime, vale a dire una media di 50 al giorno, 70 solo ieri, e più di un terzo dei morti sono bambini.
Questo è il prezzo di sangue pagato fin qui per distruggere i tunnel di Hamas. Da notare, che secondo le testimonianze di molti attivisti umanitari, quei tunnel sono stati per una Gaza ‘sigillata come una trappola’, l’unico modo per fare arrivare anche viveri, medicine e generi di prima necessità alla città.
La sproporzione dei mezzi è sotto gli occhi di tutti. Per di più, concordano gli esperti e gli analisti internazionali, questa guerra ha avuto come risultato di rafforzare gli estremisti, come Hamas ed Hezbollah, destabilizzando la regione.

Alla luce di ciò, non riconosco in Tony Blair il mio rappresentante. Inaudito il prezzo umano da pagare per l’azione netta e definitiva di Israele. Si chiama massacro, carneficina.

Raffaella Cosentino

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1 Response to “Gaza, che fine ha fatto Tony Blair?”


  1. 1 antonella gennaio 15, 2009 alle 9:50 am

    tony blair è stato anche colui che, insieme ai rappresentanti Usa, nei primi giorni del MASSACRO si era detto contrario ad una risoluzione che chiedesse il cessate il fuoco a Israele..

    e comunque la sua latitanza non è solo dell’ultima ora…
    http://www.infopal.it/leggi.php?id=8869&PHPSESSID=4ceec0890a9174b317979ad2c651ce27


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