Se questo è l’ONU*

*questo titolo è stato ripreso da una puntata di Report del 2004.

La guerra dei bambini. Questo il titolo della puntata di “Anno Zero” dedicata alla guerra nella Striscia di Gaza. E anche in studio scoppia la guerra.

È bagarre. Lucia Annunziata abbandona la trasmissione, dopo un botta e risposta con Michele Santoro per come è stata strutturata la trasmissione. E poi altri contrasti, verbali, più o meno accesi. C’è livore. Rabbia incancrenita. Impossibilità di comunicare. Due fronti opposti. Si conclude dicendo che la speranza passa per i bambini.

Sarà possibile se anche i bambini crescono nell’odio, un odio che neanche conoscono e che ricevono in eredità come noi il nostro debito pubblico?

A un bimbo che imbraccia un fucile con una fascia verde di Hamas sulla fronte corrispondono altri coetanei, in Israele, che scrivono sulle bombe che uccideranno innocenti in Libano “saluti a Nasrallah e Hizbollah”.

Ad oggi, 346 bambini palestinesi della Striscia di Gaza non ci sono più. Finiti i discorsi, le dietrologie o le ideologie.

Quale futuro? Quale tregua, se le Nazioni Unite, l’organizzazione internazionale che nel 1945 si è data come obiettivo costitutivo di “salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all’umanità” e “di riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella uguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole […]”, stanno a guardare? Inerti.

Appelli alla pace, risoluzioni inascoltate e inincisive.

Si indigna il segretario generale dell’Onu quando Israele per due volte nel giro di pochi giorni bombarda i suoi simboli, distruggendo così anche i simboli della legalità e dell’umanità: un agenzia UNRWA e un ospedale.

“Ho mostrato chiaramente il mio sdegno e ho protestato, chiedendo una spiegazione al ministro di Difesa ed il ministro degli Esteri israeliani”, si è limitato a dichiarare Ban Ki moon. Proteste formali e tiratina d’orecchi allo stato ebraico.

Il Palazzo di Vetro si conferma quell’enorme, statico, inefficace baraccone che da più di sessant’anni rappresenta gli equilibri politici e geopolitici fissati dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Se questo è l’ONU.

Vic.

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