Roma 17 gennaio. I had a dream

Roma. Foto di Antonella Vicini

Roma. Foto di Antonella Vicini


Bambina comunità palestinese. Roma. Foto di Antonella Vicini

Bambina comunità palestinese. Roma. Foto di Antonella Vicini


Avevo il sogno di vedere sventolare solo bandiere palestinesi alla manifestazione nazionale svoltasi oggi a Roma; una marea di bandiere della Palestina.
Invece, come temevo, troppi vessilli di gruppi e gruppuscoli; troppa autoreferenzialità e autopromozione, passata anche per i tentativi di vendere i propri fogli di partito.

Un gruppo di artisti di strada suona “Bella Ciao”. La stessa canzone che parte dal camion che guida il corteo. “Ai giornalisti che mi hanno chiesto se questa manifestazione è bipartisan– grida una voce dagli altoparlanti – noi rispondiamo “NO”, questa manifestazione è partigiana”.

La causa della Palestina, come tutte le cause giuste che hanno a che fare con il rispetto dei Diritti Umani, con la Legalità, con l’Umanità– come ci ricorda ogni giorno Vittorio Arrigoni dalla Striscia di Gaza: Restiamo umani!– è e dovrebbe essere di tutti. Per questo avrei voluto vedere solo bandiere della Palestina: nessun partito, nessuna sigla. Nessuna faziosità, purtroppo, tutta italiana.

E non avrei voluto vedere neanche bambini usati come strumento, urlare, fomentati ed eccitati dalla presenza di noi testimoni che un po’ vigliaccamente li fotografiamo, il loro odio, la loro rabbia per la morte di altri bambini come loro, vittime di un gioco incomprensibile.

Vic.

Speranze. Roma. Foto di Antonella Vicini

Speranze. Roma. Foto di Antonella Vicini

Miserie Nostrane. Roma. Foto di Antonella Vicini

Miserie Nostrane. Roma. Foto di Antonella Vicini

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1 Response to “Roma 17 gennaio. I had a dream”


  1. 1 gil gennaio 18, 2009 alle 1:13 pm

    A mmia, invece, no!

    Non mi disturbano le bandiere, anche se non sono della Palestina.

    Quel che non si può tollerare in una democrazia è la confusione tra politica e religione. Fosse anche una religione pacifista. E questa perversione dell’Islam, che sta prendendo piede anche in Italia, non lo è.

    Per questo anch’io me ne sarei andato prima della preghiera islamica, posta a sigillo di una manifestazione di protesta politica.

    Un copione fondamentalista, pseudo-musulmano, che fa il paio con quello pseudo-cristiano leghista inscenato a Varese.

    La causa della Palestina è e dovrebbe essere di tutti. Come sono e dovrebbero essere di tutti le povere vittime di Gaza. E di Roma. Quelle che si vedono sfilare con fagotti di tela bianca macchiata da vernice rossa.

    Non mi disturbano le religioni. Nessuna religione. Mi disturba la religione che fa la politica. E la politica che fa la religione. E mi preoccupano queste piccole vittime, manipolate da fede e dolore, allevati alla violenza.


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