Uno sguardo sull’Iran…articoli scritti da Teheran: La voglia di cambiare

DSC_01277 giugno 2009… – 5 alle presidenziali…

Mancano pochi giorni all’apertura delle urne per l’elezione del presidente in Iran, il prossimo 12 giugno, e le intenzioni di voto della popolazione appaiono piuttosto chiare.  A vedere i poster elettorali, le foto dei candidati che le persone attaccano sulle proprie automobili o portano appese al collo, le piccole manifestazioni piu o meno spontanee che affollano le già trafficatissime strade di Teheran, Mahmoud Ahmadinejad e Mir-Hossein Mousavi saranno i due contendenti finali. Salvo sorprese che le elezioni iraniane hanno gia’ riservato in passato. Per gli altri due aspiranti alla guida dell’esecutivo, il conservatore Mohsen Rezaii e il riformista Mehdi Karroubi sembra, sembra invece essere rimasto ben poco spazio, a parte quello che e’ stato assegnato loro dal Consiglio dei Guardiani in dibattiti televisivi che, dal 2 giugno, catalizzano l’attenzione degli iraniani.

E’ proprio questa la vera novita’ di questo voto che per la prima volta vede i candidati confrontarsi in duelli tv, trasmessi in diretta, che hanno avuto il potere di accendere i toni del confronto e gli animi degli elettori, grazie soprattutto alle accuse di corruzione lanciate negli ultimi due appuntamenti da Ahmadinejad contro l’ex presidente Hashemi Rasfanjani, personaggio controverso, quanto popolare in Iran, che sostiene il riformista Mousavi. Una polemica che si dirige contro una parte dell’establishment e non risparmia il clero e si rivolge anche a  Zahra Rahnavard, moglie del candidato azero e ex preside dell’Università dell’arte di Teheran, tacciandola di non essere in regola con gli studi dichiarati.

Non si era mai visto in Iran qualcosa del genere, cosi’  come mancava da tempo, almeno dalle elezioni di Khatami nel 1997, uDSC_0189n tale coinvolgimento della popolazione anche se, non va dimenticato,  questa volta, il candidato riformista numero uno, primo ministro durante la guerra contro l’Iraq, manca del sostegno degli strati sociali più bassi  e degli iraniani che vivono nelle cittadine e nei villaggi, dove Ahmadinejad sembra essere invece più forte. I giovani, le donne e in generale coloro che hanno un reddito e un’istruzione superiore, appartenenti alle classi medio-alte di Teheran, sono con Mousavi;  sugli altri fanno certamente presa i messaggi diretti e inclini al populismo del presidente in carica.

È anche per questo che, sabato sera, durante il dibattito con Karroubi, Ahmadinejad ha sfoderato una serie di grafici per sottolineare la buona politica del governo in tema di economia e inflazione, prontamente smentita la sera succesiva, con grafici altrettanto eloquenti, dall’avversario più temuto, durante un altro faccia a faccia che ha visto ancora una volta Karroubi spettatore quasi  anomino di un duello ormai a due. Tanto più che se si andrà al ballottaggio, l’ex presidente del Majlis (il Parlamento iraniano ) sosterrà Mousavi.

I temi economici e la politica DSC_0107internazionale sono i due punti cardine di questa campagna infuocata e lo sono stati fino a che l’attuale presidente non ha virato sul tema della corruzione, tentando di distrarre la platea elettorale, sempre piuttosto attenta a ciò che si dice.

I comizi di piazza sono la cartina tornasole del coinvolgimento  della società iraniana in questo momento politico. Ieri, per il discorso pubblico di Ahmadinejad alla moschea di Mosala, la più grande di Teheran, migliaia di persone si sono radunate nelle strade antistanti il luogo di culto. Molti uomini e ragazzi, che a sentire alcuni iraniani hanno tutto l’aspetto dei basiji o sepah (gruppi paramilitari), donne di tutte le età con il tradizionale chador nero e bambini, coinvolti nelle manifestazioni politiche con la stessa naturalezza con cui in Italia si portano i bimbi al parco, sono arrivati in auto, taxi, motorino e autobus addobati per l’occasione con l’effige del loro leader. Dai finestrini sventolava la bandiera iraniana (presa a simbolo da chi vuole riconfermare l’attuale presidente alla guida del Paese), urlando slogan a favore di Ahmadinejad e contro Mousavi. Sono in molti, tra la gente comune, a pensare che questa affluenza non sia spontanea, ma sia frutto di un’organizzazione capillare del Governo e di qualche touman regalato facilmente.  Anche se ieri, il numero dei partecipanti al comizio era davvero elevato.

Meno dubbi per quanto riguarda i sostenitori del candidato riformista. Da molti giorni si riuniscono nelle principali piazze del centro-nord di Teheran, le zone meno popolari, per esprimere la propria voglia di cambiamento. E’ questa la parola che piu’ di tutte risuona di bocca in bocca, dal giovane tassista al proprietario di un negozio di ricambi auto, fino all’ interior design che dice di amare l’Italia.

Le donne, che ammirano Zahra Rahnavard, paragonata già a Michelle Obama per il ruolo che sta giocando nella campagna elettorale del marito, e i giovani che guardano all’Occidente affollano le strade,  sfoggiando vessilli  verdi, simbolo del sostegno a Mousavi:  nastri legati al polso, fascette sulla fronte, ma anche roosari sDSC_0207ul capo e mantoo verdi per le ragazze o maglie verdi per gli uomini, sventolati come fossero bandiere.

Hanno manifestato anche ieri a Teheran, bloccando il traffico da nord a sud, con una catena umana partita dalla stazione di Tajrish Square fino a Rah Ahan Square, proprio mentre a Mosala Ahmadinejad teneva il  suo discorso.

Sicuramente, cio’ che accumuna entrambi, è la voglia di cogliere l’occasione che questo evento politico sta dando ai giovani soprattutto, cioè quella di esprimersi, urlare, girare in auto con i clacson  impazziti e riunirsi fino a tardi nel Parco Mellat, senza le limitazioni di sempre.

di Antonella Vicini

(Il Tempo 10/06/209))

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