Agguati e botte, pulizia è fatta

CONTROPIANO

10.01.2010
  • APERTURA   |   di Raffaella Cosentino – ROSARNO (RC)
    LA CACCIATA
    Agguati e botte, pulizia è fatta
    La polizia scorta i migranti
    Una vera e propria pulizia etnica, al termine della quale a Rosarno resteranno solo gli autoctoni. In fiamme i casolari diroccati dove si rifugiavano i lavoratori stagionali della Piana di Gioia Tauro. Il fuoco è la soluzione che molti a Rosarno vorrebbero anche per l’ex oleificio sulla Statale 18, noto come «la fabbrica» degli africani. Continua la caccia all’immigrato da parte delle bande di rosarnesi, con giovani del posto fermati e identificati dalle pattuglie mentre si aggirano nelle campagne. Mentre spunta l’ombra delle cosche, che potrebbero aver cavalcato la protesta per affermare il proprio dominio sul territorio. A lasciarlo pensare, tra le altre cose, è il nome di uno dei tre fermati (due per violenza e resistenza a pubblico ufficiale, un terzo per aver sparato contro un immigrati), figlio di un affiliato importante della cosca Bellocco, che con i Pesce «governa» la zona.
    È il terzo giorno di guerra allo straniero e il bilancio dei feriti continua a salire tra i migranti: sono una trentina quelli finiti in ospedale a Gioia Tauro. Agguati, pestaggi, fucilate contro quelli che cercano di allontanarsi da Rosarno da soli. Ieri mattina altri due agguati: il primo contro un immigrato regolare del Burkina Faso, Dabrè Moussa, di 29 anni, colpito con una fucilata caricata a pallini; nel secondo invece gli assalitori hanno bloccato un auto con tre stranieri, due dei quali sono riusciti a fuggire mentre il terzo è stato preso a sassate. Meglio è andata a dieci immigrati del Ghana, ma solo perché sono riusciti a dare l’allarme: nel cortile del loro casolare si sono presentati alcuni cittadini di Rosarno, con spranghe e taniche di benzina, che hanno dato fuoco alla struttura. I ragazzi africani sono però riusciti a fuggire e a chiamare la polizia, che li ha prelevati e portati all’ex Opera Sila da dove sono partiti con i pullman assieme agli altri. In serata in centinaia si sono riversati alla stazione ferroviaria di Gioia Tauro alla volta di Napoli e Torino. Per tutta la giornata è continuato l’esodo dei lavoratori stagionali con la pelle nera. Dopo lo sgombero della Rognetta nella notte di venerdì, nel cuore di Rosarno, sabato le operazioni dirette dal primo dirigente della questura Benedetto Sanna si sono concentrate sulla «fabbrica», l’ex oleificio Opera Sila. Dai silos e dalle tende in cui dormivano, molti di loro si sono allontanati come hanno potuto, su vecchie automobili e furgoni. Gli altri sono stati fatti salire su autobus dalle forze dell’ordine. Nessuno poteva andare via a piedi per salvaguardare l’incolumità. Molti di quelli che ci hanno provato sono stati feriti a fucilate dalle bande degli italiani.
    Tanta barbarie è stata giustificata dai rosarnesi con i danni a negozi ed automobili distrutte dagli africani in rivolta giovedì pomeriggio. E con il ferimento di alcune donne di Rosarno, di cui una, Antonella Bruzzese, è stata intervistata dalle tv nazionali con una ferita al volto. Ma negli ospedali della Piana e nei bilanci della prefettura non risultano feriti civili italiani. È stata soprattutto la leggenda metropolitana di una donna incinta che aveva perso il bambino per un’aggressione a incendiare gli animi nelle prime 24 ore. Una notizia infondata. Eppure tutti nella Piana di Gioia Tauro continuano a ripeterla e a diffonderla.
    Le forze dell’ordine sono state mobilitate ieri soprattutto per difendere gli africani. «Sono stati trasferiti al Cara di Isola Caporizzuto (Kr) 430 africani dalla Rognetta di Rosarno e 180 dall’ex Opera Sila – ha detto il commissario prefettizio Domenico Bagnato – dall’oleificio a Bari sono andate ale 180 persone». Molti dei duemila immigrati della Piana si sono dunque dispersi e si stanno allontanando in queste ore. Il rischio è quello di ulteriori incidenti. L’ex stabilimento La Rognetta verrà raso al suolo, al suo posto forse un mercato. Nei prossimi due giorni i vigili del fuoco provvederanno alla demolizione.
    L’ex Opera Sila sulla statale 18 è ancora presidiata dalle forze dell’ordine contro i propositi incendiari della popolazione locale, che non accenna a calmarsi. La task force del Viminale ha finanziato con un milione e 900mila euro l’utilizzo di un terreno confiscato alla ‘ndrangheta per un centro di aggregazione con corsi di formazione professionale per gli immigrati e ha incontrato gli operatori agricoli per dire basta al lavoro nero degli irregolari. Ha anche intimato di abbandonare queste politiche di sfruttamento del lavoro immigrato minacciando controlli rigidi. «Il progetto del centro per gli stranieri – ha detto ancora Bagnato – deriva da un disegno presentato dal comune di Rosarno nel 2008 e ora finanziato dai ministeri dell’Interno e del Welfare». Una soluzione che arriva quando ormai il sangue è stato abbondantemente versato sulle strade della Piana.
    All’incontro era presente anche Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati, che si è detta inorridita per le violenze subite dai migranti. Ma la campagna delle clementine, gli agrumi del reggino, quest’anno è conclusa. Come l’anno scorso nel sangue. L’anno prossimo potrebbe arrivare altra carne da macello da sfruttare. Di fabbriche abbandonate da occupare Rosarno è piena, relitti dell’industrializzazione fallita e delle truffe ai fondi europei.

Il Manifesto – 10/01/10

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