Via gli immigrati, non i finanziamenti

POLITICA & SOCIETÀ

12.01.2010
  • TAGLIO MEDIO   |   di Raffaella Cosentino – ROSARNO (RC)
    GOVERNO
    Via gli immigrati, non i finanziamenti
    Due milioni già stanziati
    Dopo la fuga degli africani, Rosarno si ritrova più ricca grazie a loro. Milioni di euro sono stati stanziati lo scorso dicembre dal ministero dell’Interno e del Welfare per creare centri di aggregazione per gli immigrati. Ma la Piana di Gioia Tauro in tre giorni si è svuotata di duemila lavoratori africani, braccati come animali nelle campagne con i fucili da caccia. I fondi erano stati destinati (ma ancora sono da erogare) prima delle violenze della settimana scorsa. L’origine di tutto va cercata un anno fa. Il 12 dicembre 2008 due lavoratori stagionali ivoriani furono feriti in un agguato. Esplose una rivolta pacifica dei migranti che marciarono verso il municipio per chiedere il rispetto dei diritti umani. Anche grazie alle testimonianze rese dagli africani un giovane del posto, Andrea Fortugno, fu arrestato e condannato in primo grado a sedici anni di carcere.
    La protesta degli immigrati contro la ‘ndrangheta creò attenzione sulle condizioni disumane e sullo sfruttamento in cui hanno vissuto per dieci anni migliaia di lavoratori stagionali. All’inizio del 2009 il comune di Rosarno ha presentato un progetto per un centro di aggregazione e di accoglienza per immigrati in regola con il permesso di soggiorno. «È pensato come una struttura con alloggi e corsi di formazione professionale e di avviamento al lavoro», specifica il commissario prefettizio Domenico Bagnato, alla guida del comune sciolto per infiltrazioni mafiose. «Lo scorso dicembre è stato approvato un finanziamento con il Pon sicurezza di un milione e novecentomila euro per l’utilizzo di alcuni terreni confiscati alla famiglia dei Bellocco», continua. Su questi beni della ‘ndrina che con i Pesce si spartisce il territorio dovrebbe sorgere il centro per gli stranieri. Anche lo smantellamento della “Rognetta”, l’ex fabbrica di trasformazione del succo d’arancia vicino alla scuola media, ricovero di circa 500 africani, era già deciso. A dicembre sono stati previsti 930mila euro per costruire al suo posto «un’area mercatale attrezzata e accanto un centro di aggregazione per stranieri», secondo quanto afferma Bagnato. Un piccolo manufatto è già stato demolito domenica. Era la casa rimediata dai maghrebini. Sotto il coordinamento del comando provinciale dei vigili del fuoco oggi si aprirà il cantiere per buttare giù l’edificio in muratura e le assi di ferro.
    Ci sono poi 200mila euro di un decreto del ministro dell’Interno Maroni per l’emergenza dell’anno scorso. Andavano utilizzati entro il 31 dicembre. Pochi giorni prima della scadenza si è conclusa una gara per l’acquisto di 7 container – servizi igienici con doccia allacciati alla rete idrica e fognaria, ognuno dotato di una pluralità di toilet. Dovevano essere impiantati nei siti di raccolta degli africani, all’ex Opera Sila, alla Rognetta e alla ‘Collina’ di Rizziconi, entro fine mese. «Sono già stati appaltati, quindi arriveranno e rimaranno nella disponibilità del comune», prosegue il commissario di Rosarno. Anche se ormai gli africani per cui erano stati richiesti sono lontani centinaia o migliaia di chilometri. Contrariamente a quanto sembrava in un primo momento, non sarà rasa al suolo l’ex Opera Sila, l’oleificio in disuso con i silos in cui dormivano tantissimi ghanesi. A differenza della Rognetta, non è un rudere da abbattere, può essere riqualificato. L’ente proprietario è la Regione Calabria, territorialmente sta nel comune di Gioia Tauro. I cittadini di Rosarno che hanno subìto danneggiamenti vorrebbero essere risarciti dalle istituzioni. In questi giorni è stato un leit motiv della loro protesta. Non sanno chi beneficerà di questi fondi e tanti sono convinti che non arriveranno mai. Cosa assolutamente smentita dal commissario Bagnato.
    A marzo si potrebbe votare per eleggere il sindaco, a meno che il governo non prolunghi il commissariamento per il pericolo di infiltrazioni mafiose. I dormitori lager della vergogna sono ancora presidiati dalle forze dell’ordine. Giganteschi fantasmi vuoti di persone, ma ancora pieni di cose. Pentole con la pasta cotta dentro, mestoli sporchi di sugo poggiati sui coperchi, zainetti appesi al muro, migliaia di scarpe, pantaloni da lavoro. In un angolo c’è anche il cimitero delle biciclette, sporche di terra, tutte raccolte dai vigili del fuoco nelle operazioni di bonifica. Sembra che i proprietari possano tornare da un momento all’altro a riprenderle. «Nous sommes des etres humaines, pas des eclaves», hanno lasciato scritto gli africani. «Ma per la prossima stagione delle clementine non serviranno più così tanti braccianti – dice lo scrittore calabrese Domenico Gangemi – il contributo europeo si darà a misura di ettari del terreno non a quantità di agrumi raccolti. Con la crisi del mercato converrà lasciarli marcire sugli alberi».
  • copyright Il MANIFESTO
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