NOI DENUNCIAMO

02 CONTROPIANO 13.01.2010 * APERTURA | di Raffaella Cosentino – CROTONE CALABRIA

«Noi denunciamo» Dieci immigrati portati nel «Centro di accoglienza» di Crotone pronti a fare i nomi di sfruttatori e mafiosi. A rischiare ora sono le cosche. Ma altri dieci vengono arrestati, saranno espulsi. Sit-in di solidarietà. Gli abitanti locali: «Qui si rischia un’altra Rosarno»

Vogliono denunciare i datori di lavoro per le condizioni di sfruttamento e per la mancata retribuzione. È la volontà espressa dagli ultimi dieci africani di Rosarno rimasti nel centro di S.Anna di Isola Capo Rizzuto (Kr). A riferire le intenzioni di un gruppo di ragazzi ghanesi è stato Domenico Talarico, consigliere regionale di Sinistra Democratica, che ha guidato all’interno del centro di Crotone una delegazione composta anche da un interprete e dalla portavoce della rete antirazzista di Cosenza, Enza Papa. «Nessuno ha percepito il misero salario di questi mesi quando è scappato da Rosarno – ha detto Talarico – la notizia buona è che nonostante tutto quello che è avvenuto, queste persone non credono che i calabresi siano razzisti. C’è anche una Calabria che vuole cancellare al più presto l’onta che ha fatto il giro del mondo». Le condizioni di salute dei lavoratori africani sono buone, anche se qualcuno ha chiesto accertamenti di tipo medico e tra loro c’è ancora paura per le violenze subìte. «Si è parlato di tolleranza nei confronti dei migranti, la tolleranza c’è stata invece nei confronti di chi li ha sfruttati, ora cerchiamo di dare un minimo segnale di risposta per una Calabria diversa e per la restituzione della legalità». Sono le parole di Enza Papa, che ha sottolineato il valore simbolico della denuncia verso chi riduce esseri umani in schiavitù. «Al contrario degli italiani, gli africani sono pronti ad alzare la testa contro la mafia – ha detto – continuano ad avere questa forza dopo quello che è successo, speriamo il loro coraggio possa essere contagioso». La rete antirazzista darà sostegno legale agli immigrati per portare in tribunale «alcuni mafiosi che hanno sfruttato e schiavizzato queste persone». Ieri pomeriggio cinquanta ragazzi cosentini e alcuni immigrati della rete hanno fatto un sit-in con striscioni e cori “Fuori i migranti, dentro i razzisti”. Hanno bloccato la statale jonica 106, davanti ai cancelli del centro di Isola Capo Rizzuto, fino a quando una delegazione è stata fatta entrare. Poche ore prima, 20 persone di varie nazionalità, Niger, Costa D’Avorio, Burkina Faso, Senegal e Nigeria, arrivate sabato da Rosarno, erano state trasferite in altri Cie: 10 a Bari, 1 a Ponte Galeria a Roma e 9 a Lamezia Terme. Altri 9 che si trovavano a Sant’Anna sono stati arrestati da agenti della squadra mobile di Crotone per inottemperanza all’espulsione e trasferiti nel Cie che si trova all’interno della stessa struttura. Sono un marocchino, quattro ghanesi, tre mauritani e un liberiano. Tre di loro sono finiti in carcere domenica sera, sei nella giornata di lunedì. Il Sant’Anna è il più grande centro d’Europa con una capienza di 1492 posti. È gestito dalle “Misericordie d’Italia”, con gli operatori della sede locale. Al suo interno ci sono sia il Centro di identificazione ed espulsione, con dentro 50 persone al momento e il Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara), che ospita in questi giorni 682 persone, in gran parte iracheni, afghani e turchi sbarcati sulle coste. Dei 428 africani arrivati da Rosarno, solo una decina sono rimasti. Gli altri sono andati via subito, percorrendo a piedi la statale 106, nota come la strada della morte per i numerosi incidenti, fino alla stazione di Crotone. Un serpentone umano per 14 km, tanto dista la città. La web Tv Crotonews ha documentato come tra loro ci fossero anche dei feriti. Un ivoriano con la caviglia rotta ha detto: «Mi sono fatto male mentre correvo per fuggire da Rosarno». È stato l’ennesimo esodo su una strada battuta quotidianamente da centinaia di ospiti del Cara. La presenza del centro crea incidenti con gli abitanti del quartiere Sant’Anna. «Per due giorni sulla 106 non vedevi altro che neri», dice Pasquale Pullano, un residente, che racconta di aver subìto furti da parte degli immigrati del Cara. Nel 2009, dopo un’aggressione subita da due residenti sulla strada, la gente ha bloccato la 106 per protesta. «Capisco quello che è successo a Rosarno, qui è stato solo il nostro buonsenso a far sì che non succeda. Per non rischiare un’altra Rosarno lo Stato deve essere presente».

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