Conferenza di Londra. Fiducia a Karzai e riconciliazione

Da quest’anno sicurezza alle forze afghane ma per controllare tutto il Paese ci vorranno almeno cinque anni. Sostegno militare e aiuti internazionali per altri dieci anni.

Un tipico cielo plumbeo, compatto, spezzato solo delle pale degli elicotteri che sorvolano ritmicamente le zone più centrali, per motivi di sicurezza. Questa è Londra, nel giorno della Conferenza sull’Afghanistan. Una città distratta, come cornice di un appuntamento senza troppi scossoni. L’esito di questa giornata era stato annunciato da giorni e Karzai, del resto, lo aveva chiesto da mesi. Unione Europea, Stati Uniti e Onu hanno ufficialmente aperto ai talebani, quelli moderati, «persone facili da dividere», perchè, secondo il premier britannico Gordon Brown, avrebbero «le ragioni più disparate per prendere parte alla insurrezione». Eppure, la sensazione è che ci sia poco spazio per l’ottimismo, nonostante Hillary Clinton abbia voluto chiarire che «non si tratta di una exit strategy».

Difficile distinguere quali siano gli estremisti e i moderati, spiega bene Selay Gheffar, dell’Hawca (Humanitarian Assistance for the Women and Children of Afghanistan), presente a Londra, con altre donne, come rappresentante della società civile per portare avanti richieste in un mini summit a latere che si svolge mentre, nella sala stampa, due ufficiali Isaf si aggirano per spiegare ai giornalisti le mille difficoltà sul terreno per sconfiggere i talebani. Nell’edificio a pochi passi da Buckingham Palace, dove sono radunate le delegazioni di circa settanta Paesi, la parola che si pronuncia di più è «unità», per realizzare quella transizione che dovrebbe iniziare già a partire dal 2010. Anche se, le forze di sicurezza afghane non saranno in grado di prendere il controllo delle aree più difficili del Paese prima di cinque anni, ha ammesso Karzai, sottolineando che l’aiuto straniero, inteso non solo in termini economici, sarà necessario per altri dieci o quindici anni.

L’obiettivo della comunità internazionale, ricorda Brown sulla scia della dottrina Mc Chrystal, è quella di sconfiggere gli estremisti non solo sul campo, ma anche «nelle menti e nei cuori della gente». Vietato nominare il termine «fallimento» o fuga: Hamid Karzai è il nuovo deus ex machina. Prossimo appuntamento tra qualche mese a Kabul per valutare la realizzazione dei suoi sei obiettivi: reintegrazione e riconciliazione, governance, sicurezza, lotta alla corruzione, sviluppo economico e cooperazione regionale.

Il Tempo
Antonella Vicini

29/01/2010

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