Il doppio volto di Rosarno: razzismo mafioso e il volontariato che accoglie

15/02/2010
14.58
IMMIGRAZIONE
Dossier “Arance insanguinate”. Già alla fine degli anni Novanta i migranti si appellavano al sindaco: “Per paura la brava gente rifiuta di affittarci le loro case, quindi siamo obbligati a dormire in modo disumano nei ghetti senza acqua e senza elettricita’”

Reggio Calabria – Dal dossier Arance Insanguinate emerge anche il doppio volto di Rosarno. Violenza xenofoba da un lato, reazioni del volontariato laico e cattolico dall’altro. L’impegno di pochi volontari per l’accoglienza dei migranti che ad ogni stagione invernale arrivavano a raccogliere le clementine della Piana. “Rosarno è anche tra i primissimi paesi calabresi ad avere progettato politiche di sostegno ai migranti già nel 1995”, si legge nel documento. Nel 1994 viene eletto sindaco di Rosarno Peppino Lavorato, comunista da sempre impegnato nella lotta alle cosche. Lavorato mostra sensibilità umana e istituzionale verso gli immigrati. Le ‘ndrine non tardano a presentare il conto. La notte di Capodanno lanciano un’offensiva a colpi di mitragliatore contro il Comune e gli edifici scolastici. La risposta è una festa dei popoli che dal 6 gennaio del 1995, per tutti gli anni del doppio mandato del sindaco Lavorato, ogni Epifania distribuirà pasti caldi agli immigrati sulla piazza intitolata al giovane dirigente comunista Giuseppe Valarioti, trucidato dalla ‘ndrangheta a Rosarno nel 1980.

Le violenze ovviamente non si fermano. A ottobre del 1996 il rinvenimento del cadavere senza volto nelle campagne di Laureana di Borrello. Nel gennaio del 1997 un raid punitivo ferisce a sprangate tre marocchini. E ancora, un’altra sparatoria il 9 novembre del 1999 lascia sul terreno tre feriti gravi. “Non tutti i rosarnesi sono razzisti e mafiosi, ma tutti i mafiosi rosarnesi sono razzisti” è il commento del giornalista Alessio Magro di daSud Onlus, a conclusione del lungo elenco di crimini contro gli africani. Tra cui le aggressioni con le spranghe in motorino agli immigrati che passano sulla via Nazionale. Ma un altro aspetto che emerge chiaramente è quello delle rivendicazioni dei migranti, stanchi di subire angherie. Negli anni si sono susseguiti gli appelli e le lettere dei lavoratori stagionali al sindaco. Già nel lontano 1999, all’indomani dell’ennesimo agguato nelle bidonville, gli africani denunciano il clima di terrore scrivendo: “ Per paura la brava gente rifiuta di affittarci le loro case, quindi siamo obbligati a dormire in modo disumano nei ghetti senza acqua e senza elettricità”. Il 15 novembre del 1999 il consiglio comunale vara un pacchetto di misure pro immigrati, corsi di lingue e una mensa. “Nel 2003 finisce l’era del sindaco antimafia”, conclude Magro. Il problema cresce a dismisura, il comune viene commissariato per le infiltrazioni della criminalità. Nessuno riesce a dare attenzione ai migranti, se non pochi generosi volontari e Medici senza frontiere. (vedi lanci successivi) (raffaella cosentino)
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