Rosarno, stagionale schiavizzato e pagato con soldi falsi

Una storia di sfruttamento quella di Joseph, ghanese. Con beffa finale: 100 euro falsi nella paga di due mesi di lavoro, dalle cinque del mattino alle otto di sera, accudendo animali e raccogliendo arance. La scoperta dopo la fuga dalla Piana

Castel Volturno – Davanti al centro Fernandes della Caritas, sulla via Domiziana, Joseph B. stringe in un pugno cento euro false. E’ quello che gli è rimasto del suo lavoro stagionale a Rosarno. Joseph ha 27 anni, è del Ghana, è sbarcato a Lampedusa un anno e mezzo fa. Non gli è stato riconosciuto lo status di rifugiato politico. Dopo la fuga precipitosa dalla Piana di Gioia Tauro è tornato a Castel Volturno, dove sapeva di riuscire a trovare un alloggio in qualche casa fatiscente, ospitato da amici ghanesi. Non sta lavorando, non riesce a trovare niente nemmeno con il caporalato a giornata. E ha finito i soldi. Il suo racconto dell’esperienza in Calabria è un altro tassello dello sfruttamento dei lavoratori stagionali immigrati nelle campagne, della loro invisibilità e del terrore con cui hanno vissuto i giorni della ‘caccia al negro’. Joseph è arrivato per la prima volta alla ‘Fabbrica’ – ex Opera Sila in autunno. Dopo due settimane, ha trovato lavoro presso un agricoltore, che lo ha portato a vivere nella casetta di campagna. “Era sulla strada per Vibo Valentia, in un posto chiamato Scieno (forse scineo, ndr.) – racconta Joseph – mi svegliavo alle cinque del mattino e fino alle sette curavo gli animali: capre, pecore e maiali, poi alle sette l’uomo, Antonio, mi veniva a prendere e mi portava a raccogliere le arance a Rosarno. La sera alle cinque mi riportava indietro e mi occupavo degli animali fino alle otto”. Totale pattuito: 20 euro a giornata. Joseph dice di essere rimasto per due mesi bloccato in questa contrada lontana dai centri abitati, in cui dipendeva in tutto da ciò che gli portava il padrone della terra. “Non potevo andare da nessuna parte, non c’era niente vicino e non avevo nemmeno il gas per cucinare da solo. L’italiano mi portava da mangiare”. Quasi tutti i giorni. Perché a volte, racconta ancora Joseph, l’uomo si assentava per quattro o cinque giorni per andare a Milano a vendere le arance raccolte. In quei casi, il lavoratore africano sostiene di essere rimasto recluso nella casetta di campagna, senza che nessuno gli facesse visita o gli portasse da mangiare. E senza essere pagato per quelle giornate in cui si occupava solo degli animali. In queste condizioni ha lavorato per due mesi. Per il primo ha ricevuto 620 euro, quasi tutti mandati alla moglie e alla figlia in Ghana. Per il secondo mese non era stato ancora pagato quando sono scoppiati i disordini a Rosarno. “A quel punto l’uomo è venuto a portare via il televisore per non farmi vedere cosa stava succendendo – dice ancora Joseph – ma io l’ho saputo da altri ghanesi che mi hanno telefonato sul cellulare”.
Il ragazzo africano racconta di essersi spaventato molto perché il suo datore di lavoro ha improvvisamente cambiato atteggiamento verso di lui, diventando aggressivo dopo la rivolta degli africani. “Avevo saputo che tutti i neri dovevano andare via da Rosarno, temevo per la mia vita e gli ho chiesto di pagarmi il secondo mese e farmi partire, ma lui non ha voluto”. Inizia una specie di trattativa. “Gli ho detto di darmi solo 250 euro, perché avevo urgenza di mandare i soldi alla mia famiglia in Ghana, la mia vita era più importante e volevo scappare”. Secondo il racconto di Joseph, il datore di lavoro rifiuta più volte di pagarlo e alla fine gli consegna solo 150 euro, di cui cento euro false. A quel punto, Joseph, una volta arrivato a Rosarno per le arance, è fuggito e ha raggiunto la stazione del treno. “Andando a lavorare a Rosarno ho perso – commenta – perché ho speso 25 euro di treno per andare e altrettante per tornare, altri dieci euro li ho pagati a chi mi ha trasportato dalla stazione alla fabbrica e venti euro per comprare una bombola di gas per prepararmi da mangiare alla fabbrica”. Ora non gli resta nulla, se non cento euro false. “Arrivato a Castel Volturno ho scoperto che i soldi erano falsi – dice – qui per fortuna un italiano buono di Marano, per cui ho lavorato in passato, mi ha aiutato. Gli ho raccontato che venivo da Rosarno e mi ha dato da mangiare”. (rc)
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2 Responses to “Rosarno, stagionale schiavizzato e pagato con soldi falsi”


  1. 1 NICOLA marzo 27, 2010 alle 7:30 pm

    NN SONO RAZZISTA, MA CON I TEMPI CHE CORRONO ADESSO POSSO DIRE CHE L’AMERICA QUI’ IN ITALIA E’ FINITA PER TUTTI, ANCHE PER NOI FIGLI DELLA MADRE ITALIA. LO PENSO E LO DICO………. E’ MEGLIO CHE OGNUNO DI QUESTI EXSTRACOMUNITARI SI RIMANESSE NELLE LORO CASE E NELLE LORO RELIGIONI E CULTURE,E CHE I LORO (chiamamoli politici) PROVVEDONO A PRENDERSI LE PROPRIE RESPONSABILITA’ PER IL BENE DEL LORO PAESE E PER UN FUTURO MIGLIORE DEI – L O R O- CITTADINI.IN ITALIA ABBIAMO CASI DI NOSTRI CONCITTADINI, CHE VIVONO IN PESSISSIME CONDIZIONI E NN SI FA NULLA PER AIUTARLI.ALLORA IO DICO (STATO ITALIANO) AIUTIAMO PRIMA I NOSTRI FRATELLI D’ITALIA, E POI………. SE POSSIAMO CHE BEN VENGA A STENDERE NN SOLO UNA MANO MA ANCHE UN PEZZO DEL NOSTRO CUORE DI AIUTO AGLI EXSTRACOMUNITARI.

    • 2 rightstories marzo 27, 2010 alle 8:26 pm

      Purtroppo è vero che ci sono molti italiani in difficoltà ma le guerre tra poveri non portano a nulla. I diritti umani, il diritto alla vita, al lavoro, alla giusta retribuzione, a delle condizioni di alloggio dignitose, non hanno colore di pelle, non hanno nazionalità, nè confine geografico. Ammiro e apprezzo chi si batte per questo, ad esempio i missionari comboniani e tanti volontari che non stanno meglio economicamente, ma offrono la loro vita e le loro azioni per un mondo ogni giorno un pò più giusto. Se lei aprirà il suo cuore, sarà lei il primo ad averne beneficio.


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