Rifugiati attori nel corto di Wenders

In una scena si simula uno sbarco sulle coste calabresi. L’incontro del regista con i piccoli afghani di Riace cambia la sceneggiatura. Lo sceneggiatore Melloni: “Vogliamo porre un argine all’alzata di muri nel nostro paese”
BADOLATO (Cz) – “Quanto è durato il tuo viaggio?” “ Poco, solo un anno”. È la risposta data da Hamadzai Ramadullà, un bambino afghano di dieci anni a Wim Wenders e alla sua troupe, quando si sono incontrati a Scilla sul set dell’ultima fatica del regista tedesco, il cortometraggio dal titolo “Il volo” sull’accoglienza dei migranti in alcuni paesi della costa jonica calabrese. “Non avevamo un’idea precisa di cosa volesse dire essere dei rifugiati – racconta il produttore bolognese Mauro Baldanza – quando abbiamo conosciuto sulla spiaggia di Scilla i rifugiati venuti da Riace, ci siamo resi conto delle violenze che hanno subìto queste persone e dell’importanza dell’accoglienza così com’è concepita in Calabria, in piccole comunità gestibili”. Nel film i migranti interpretano se stessi. Uno sbarco è stato simulato sulla spiaggia di Scilla, perché secondo copione, l’arrivo dei profughi avviene in un paese a picco sul mare. La location principale è stata però a Badolato, in provincia di Catanzaro, sul versante opposto della Calabria, quello jonico.
“Wim ha capito i profughi guardandoli negli occhi e ce li ha fatti sentire vicini con poche, semplici parole – continua Baldanza – Prima sapevamo di lavorare per una causa giusta, oggi lo sentiamo”. La finalità sociale dell’opera è sottolineata anche dallo sceneggiatore, Eugenio Melloni, che ha tirato fuori dal cassetto un soggetto scritto anni fa dopo aver letto sui giornali la storia di Badolato e dei curdi ospitati al borgo in abbandono. “E’ una scelta in controtendenza rispetto a quanto accade oggi nel nostro paese – dice Melloni – una decisione dettata dal buon senso, non da ragioni ideologiche o di sicurezza, che si basa sulla considerazione che anche i nostri emigranti colmavano posti lasciati vacanti”. Tanto tempo è passato da quando lo sceneggiatore scrisse questa storia, i cui protagonisti sono un vecchio sindaco e un bambino. “Mi interessava ricordare che anche il Sud nel dopoguerra è stato fortemente colpito dall’emigrazione, è una cosa che fa parte del nostro Dna e un vecchio lo interpreta perché l’ha vissuto anagraficamente”, dice Melloni, “mentre attraverso lo sguardo dei bambini ci sembra più facile accettare l’altro”. Così, l’autore del soggetto si augura di “porre un argine all’alzata di muri nel nostro paese, perché le cose sono peggiorate rispetto a dieci anni fa e l’atteggiamento prevalente oggi rende questa favola ancora più attuale”. Sempre secondo Melloni “Wenders ha affrontato il soggetto con questo spirito: la convivenza è l’elemento cardine nel mondo”.
L’incontro con i piccoli afghani e libanesi, con le donne eritree ed etiopi e con i ghanesi passati dalle carceri libiche, sbarcati a Lampedusa la scorsa estate e approdati con i programmi di accoglienza a Riace, ha profondamente influenzato il lavoro di Wenders, che, pur partendo dalla favola dell’accoglienza, ha inserito sempre più dettagli della realtà dei viaggi della disperazione. Attraverso interviste ai rifugiati di Riace e, secondo indiscrezioni, sarebbe stato aggiunto un incubo fatto da uno dei protagonisti in cui gli immigrati invece di essere accolti, vengono respinti brutalmente. “Il cinema è una continua riscrittura e la sceneggiatura è una parte importante di essa , aperta a tutte le irruzioni possibili, sia quelle creative, sia quelle della realtà”, afferma Melloni. “Il Volo” è stato realizzato con dieci giorni di riprese e ha impegnato 140 persone tra attori e comparse per un costo complessivo di 183.700 euro iniziali. Un budget risicato che la produzione prevede salirà ancora. La Regione Calabria ha cofinanziato il progetto con 70mila euro. Il cortometraggio, che ha il patrocinio dell’Acnur sarà distribuito in tutte le sale stereoscopiche d’Europa e parteciperà alla Mostra del Cinema di Venezia l’anno prossimo, nella categoria riservata alle opere in 3D. Del cast fanno parte: Ben Gazzara nel ruolo del sindaco di Badolato, Luca Zingaretti che interpreta il prefetto, Giacomo Battaglia e Caterina Mannello nei panni della mamma del piccolo protagonista calabrese. (raffaella cosentino)
Cppyright: Redattore Sociale

pubblicato il 21 settembre 2009

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