Pisacane, si attende la decisione dell’ufficio scolastico sulle prime classi

24/03/2010
16.50
IMMIGRAZIONE

Dibattito sul tetto del 30% all’università di Roma Tre. La preside Marciano: “Se non ci sarà una deroga colpiti i diritti di tutti”. E intanto la scuola di Tor Pignattara è stata accorpata alla scuola media con maggior numero di stranieri
Roma – E’ stata presentata ieri la richiesta per le prime classi per il prossimo anno scolastico del municipio VI, quello in cui ricade la scuola elementare Carlo Pisacane con quasi il 90% di bambini stranieri, quasi tutti nati in Italia. Si attende nelle prossime tre settimane il responso dell’ufficio scolastico regionale, da cui si apprenderà se gli alunni di cittadinanza non italiana nati nel nostro paese vengono considerati stranieri oppure se c’è una deroga al tetto del 30% stabilito dalla circolare del ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini. “Sappiamo che la circolare prevede una deroga per allievi nati in Italia o che parlino l’italiano, la scuola Carlo Pisacane ha chiesto la deroga e ci aspettiamo che l’ufficio scolastico regionale la conceda”, ha detto la preside della Pisacane, Nunzia Marciano, intervenuta a un convegno dell’università di Roma Tre.

“Se non ci sarà la deroga, a essere colpiti saranno i diritti di tutti, perché ci sono anche gli italiani nella scuola e come gli stranieri saranno privati del loro diritto di scelta se non dovessero formarsi le prime classi”, ha continuato la dirigente scolastica. “Alla seconda conferenza sull’immigrazione con il ministro Maroni e anche sulla rivista Libertà civili del ministero dell’Interno, la Pisacane è stata additata come scuola modello” ha ricordato Marciano davanti agli studenti della facoltà di Scienze della Formazione dell’ateneo capitolino. “Non è stato fatto nulla perché la scuola fosse fuori da questo tetto”- ha continuato – ricordando che a dicembre la Pisacane è stata accorpata con un altro istituto del territorio perché conta un numero non sufficiente di iscritti. “Avevamo chiesto che la scuola con più stranieri fosse accorpata alla scuola con più italiani – ha spiegato – ma comune, provincia e regione non hanno ascoltato il nostro parere tecnico di dirigenti scolastici e hanno accorpato la Pisacane con la scuola media con il maggior numero di stranieri”. Si tratta della scuola media Pavoni, che al momento è anche la scuola Polo che ha presentato la richiesta per le prime classi del territorio all’ufficio scolastico regionale. “Questa situazione poteva essere risolta molto prima di arrivare a parlare di esclusione del diritto di scelta da parte dei genitori”, ha affermato la preside.

Che la polemica intorno alla Pisacane sia soprattutto una guerra tra italiani è chiaro per Andrea Priori, dell’Osservatorio sul razzismo e le diversità “M.G.Favara” di Roma Tre. “Se la campagna diffamatoria contro la scuola è stata portata avanti da genitori di bambini italiani, la campagna di difesa è portata avanti da altri genitori di bambini italiani – ha dichiarato l’esperto – ad esempio i genitori bengalesi che hanno i bambini a scuola prendono posizione ma non si espongono e con il clima molto teso che c’è in Italia verso gli stranieri, comunità come quelle del Bangladesh sono molto preoccupate di non dare fastidio e di non esporsi”. Alla conferenza, dal titolo “Quale scuola per quale cittadinanza? Il futuro dell’istituto Pisacane tra conflitti di simboli ed esclusione delle seconde generazioni” hanno preso parte anche Imran Uddin Munna, preside della Bangla Academy di Tor Pignattara e Shamim Kabir, editore di alcune pubblicazioni in lingua bengali. “Ho parlato con i genitori ma questo davvero non è un problema dei bambini, è un problema del governo italiano che ha fatto questa norma del 30%” , ha detto Munna.
Intanto è partito il ricorso al Tar dell’associazione Progetto Diritti. Sono dieci i genitori che hanno aderito al ricorso, tra cui un italiano, Federico Angelucci. “Ho fatto ricorso perché temo la scuola chiuda e mi sento leso nel mio diritto di scegliere per mio figlio in base all’offerta formativa che considero migliore e anche colpito come cittadino che vede chiudere una scuola del quartiere”, ha raccontato Angelucci. Il papà di Tor Pignattara ha detto di avere visto “un buon piano formativo e insegnanti molto motivati alla Pisacane” e di essere rimasto stupito “dalle tante interviste richieste da telegiornali e telvisioni per il solo fatto di avere iscritto un figlio in quella scuola”. Secondo l’avvocato Arturo Salerni che cura il ricorso, “la circolare della Gelmini dell’8 gennaio e quella successiva dell’ufficio scolastico regionale del Lazio violano le norme sulla discriminazione razziale, le disposizioni comunitarie, la convenzione dei diritti del fanciullo e l’art. 3 della Costituzione che prevede tra i compiti della Repubblica rimuovere gli ostacoli all’uguaglianza dei cittadini, non di crearne altri”.

Parole dure che motivano il ricorso al tribunale amministrativo del Lazio. Tuttavia non è stata chiesta la sospensiva della circolare, perché prima si aspetta di sapere come si pronuncerà l’ufficio scolastico regionale sulla formazione delle prime classi per l’anno prossimo. “Abbiamo deciso di parlarne all’università perché la vicenda della Pisacane non è una questione locale – ha commentato Francesco Pompeo, docente di Antropologia Culturale – è stata trasformata in un conflitto di simboli sulle politiche educative. Non è un modello praticabile pensare di risolverlo slegando le persone dal territorio in cui vivono”. (raffaella cosentino)
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