Rosarno, LA SICUREZZA FA AFFARI

casa del centro di Rosarno affittata a braccianti africani - aprile 2010

15 TERRITORI – IL MANIFESTO
28.04.2010

* APERTURA | di Raffaella Cosentino, Antonello Mangano – ROSARNO
altra italia – DOPO LA CACCIA AL NERO I PROGETTI A SEI ZERI

Fiumi di denaro per progetti sui migranti, pochissimo per risolvere l’emergenza alloggi durante la raccolta delle clementine. La Rognetta, luogo simbolo dello schiavismo nella piana di Gioia Tauro, diventerà una piazza con mercato settimanale, parcheggi e un campo da tennis. Nel frattempo alcune centinaia di immigrati sono rientrati e vivono dispersi nelle campagne, in condizioni peggiori di prima. E per l’autunno si prepara una nuova emergenza

Chiusa la stagione della raccolta delle arance, a Rosarno si apre quella dei fiumi di denaro pubblico in nome della “sicurezza”. Progetti a sei zeri nati con le due rivolte degli africani che a dicembre 2008 e a gennaio 2010 crearono attenzione sulle condizioni miserevoli dei braccianti stagionali. Soldi che arrivano in un territorio dominato dalle ‘ndrine dei Pesce e dei Bellocco con il comune sciolto per infiltrazioni mafiose. La misura è stata anche prorogata di altri sei mesi per le stesse motivazioni, il pericolo di inquinamento delle istituzioni da parte della ‘ndrangheta. I tre milioni di euro in arrivo dal ministero dell’Interno erano saltati fuori già alla fine della caccia ai neri che è stata la vergogna dell’Italia nel mondo. Finanziamenti elargiti una manciata di giorni prima della guerriglia urbana dei rosarnesi contro i lavoratori africani che per la seconda volta in due anni si erano ribellati alla violenza delle ‘ndrine.
In comune c’è un’attività febbrile di studi di fattibilità, progettazioni, consultazioni per presentare progetti sui migranti dalle finalità più varie. Corsi di formazione per istruire gli africani nella raccolta di clementine e agrumi, avviamento al lavoro nei campi, laboratori, esposizioni e perfino un “albergo diffuso” su tutta la Piana di Gioia Tauro. Salta all’occhio la sproporzione tra il volume dei finanziamenti e il numero di alloggi previsti per gli immigrati, considerato che l’emergenza umanitaria che vivono ogni inverno duemila braccianti stagionali stranieri è dovuta in gran parte ai tuguri in cui alloggiano. Secondo quanto afferma il commissario Rosario Fusaro, tra un anno, quando sarà costruito il centro polifunzionale da due milioni di euro, nell’annessa foresteria dormiranno 60 immigrati.
Il commissario non sa dire sulla base di quali criteri verranno scelti i lavoratori a cui dare un tetto, a parte il possesso del permesso di soggiorno. Ma la prossima stagione agrumaria inizia a ottobre. Quindi in attesa della foresteria, tra poco il comune presenterà un progetto con moduli abitativi prefabbricati in comodato gratuito da parte del Viminale. Non oltre 150 posti letto, per i quali i migranti pagheranno un canone minimo, gestito dal comune in partnership con associazioni non meglio specificate, tra cui dovrebbero esserci anche i gesuiti. Tutti alloggi riservati a chi è in regola con il permesso di soggiorno.

Da dormitorio a mercato
La Rognetta, un tempo fabbrica di trasformazione del succo d’arancia, poi rudere senza tetto in cui d’inverno si riparavano tra gli stenti almeno 400 africani in gran parte francofoni, è stato uno dei luoghi simbolo dello schiavismo della Piana. Prima che le ruspe la buttassero giù, era la casa senza elettricità e senz’acqua degli africani di Rosarno. Proprio di fronte alla scuola media “Scopelliti-Green”. Sotto gli occhi di tutti, si riempiva di fantasmi dalla pelle nera a ottobre per svuotarsi a marzo. È l’unico dei dormitori lager a essere stato completamente demolito. Il primo a essere sgomberato dalle forze dell’ordine la sera dell’8 gennaio sotto la pressione delle ronde e delle barricate armate dei rosarnesi. Il primo luogo da cui dare un segnale alla popolazione locale e da cui i neri dovevano sparire per sempre. Ma il suo destino era già segnato. Meno di un mese prima, a dicembre, il ministero dell’Interno aveva approvato un progetto comunale di riqualificazione urbana per la sicurezza del territorio. L’area diventerà una piazza con un anfiteatro che ospiterà un mercato settimanale con box per i vigili, parcheggi e anche un pallone tensostatico con all’interno un campo da tennis. Costo dell’operazione: 930 mila euro.
Il progetto esecutivo è in fase di approvazione e presto andrà a gara. L’altro intervento già finanziato dal Viminale per due milioni di euro con i fondi del Pon Sicurezza, obiettivo 2.5 per il riutilizzo dei beni confiscati, è un centro polifunzionale con la foresteria per soli 60 stranieri regolari. Dovrebbe sorgere tra un anno all’interno dell’ex cementificio Beton Medma, un bene confiscato ai clan D’Agostino e Bellocco. Ci sarà un edificio su due piani, da costruire ex novo, con posti letto, sale comuni e strutture per la formazione professionale dei braccianti agricoli. «Tutte iniziative presentate al ministero all’inizio del 2009 – racconta Fusaro – per individuare un centro per l’accoglienza e la formazione, per affrontare l’emergenza umanitaria, progetti nati dopo la manifestazione pacifica degli africani di dicembre 2008 per il ferimento di due loro compagni da parte di un giovane di Rosarno». Chiarita l’origine, vale a dire la richiesta del rispetto dei diritti umani da parte degli africani, quale sarà il risultato? A lavorare sui progetti in corso saranno tutte imprese locali.
«Ci saranno sicuramente un indotto e una forte ricaduta per l’occupazione di Rosarno» evidenzia il commissario. E questi sono solo gli appalti certi. Perché ci sono almeno altri due grossi progetti allo studio. Il primo da presentare sempre al ministero di Roberto Maroni per la ristrutturazione di un vecchio cinema di proprietà comunale per farne un centro di aggregazione per stranieri con laboratori artigianali e sale espositive. Al momento si trova in fase di approvazione preliminare da parte della prefettura di Reggio Calabria. L’altro, di cui si sta studiando la fattibilità con la Provincia, eventuale ente capofila, è per un sistema di “albergo diffuso” su tutta la Piana. Allo stato dei fatti, sembra una soluzione che richiede molto tempo e tanti soldi. Si devono individuare gli immobili, ristrutturarli e darli in gestione. Inoltre, per ora, solo i comuni di Rosarno, Galatro e San Ferdinando si sono resi disponibili.

demolita la Rognetta, quest'area diventerà un mercato

gli ultimi oggetti personali dei braccianti lasciati tra cumuli di macerie

Che fine ha fatto la task force?
Stando così le cose, in autunno l’emergenza abitativa per gli stagionali rischia di ripresentarsi. «Devono muoversi anche gli altri comuni, Rosarno non può risolvere un problema che è di tutta la Piana», sostiene ancora il commissario Rosario Fusaro. Un’intesa con la Compagnia del Gesù maturata lo scorso autunno per realizzare un villaggio da 500 posti su un’area del comune è stata congelata dai fatti di gennaio. «Quello che è successo l’abbiamo visto tutti, ma perché è successo qualcuno l’ha capito?» si chiede il componente della commissione straordinaria che guida il comune dal 2008. Troppi africani tutti insieme in un posto non ci devono stare. Non solo e non tanto per non creare ghetti. Infatti questa linea è quella seguita a Rosarno dopo gli scontri che hanno spazzato via migliaia di stagionali di pelle nera in soli tre giorni. I braccianti schiavi sono tornati alla spicciolata già a partire dalla settimana seguente alla rivolta. Circa 400 persone, anche i media li hanno notati. Ma vivono in case fatiscenti del paese a gruppi di dieci, pagando cinquanta euro di affitto a testa più le utenze.
O dispersi nelle campagne, adesso davvero invisibili e difficili da raggiungere per chi volesse monitorare la situazione. Si incontrano per le strade in bicicletta o nelle agenzie di money transfer. Tanti sono senegalesi che arrivano dal nord Italia, dove, dicono, non c’è più lavoro. La fine della raccolta li porterà in altre campagne del sud. E quando i sindacati marceranno per il primo maggio a Rosarno, la maggioranza degli africani non ci sarà. Ma il fatto che i proprietari terrieri li abbiano richiamati per lavorare in nero, nonostante le indicazioni della task force di Maroni, e che siano stati lasciati fare dalle istituzioni e dalla ‘ndrangheta, conferma che gli stranieri sono indispensabili all’agricoltura della zona. Per giustificare i corsi di formazione in raccolta degli agrumi, Fusaro dice: «L’avviamento al lavoro lo faranno le istituzioni e questo dovrebbe incidere sul caporalato». Tuttavia è evidente che le dinamiche di caporalato sono legate a un problema di sottosviluppo dell’economia agrumaria con le arance pagate ai produttori appena sei centesimi al chilo. «La politica agricola così com’è strutturata non ha sviluppo – ammette in un secondo momento Fusaro – abbiamo ampiamente segnalato questo aspetto agli europarlamentari venuti in visita a Rosarno, alle commissioni parlamentari e alla task force del ministro Roberto Maroni».

vestititi da lavoro e stivali sul balcone dell'alloggio dei braccianti agricoli senegalesi

I vecchi fondi, chi ben comincia…
Intanto, con i primi 200 mila euro mandati dal ministro Maroni a maggio dell’anno scorso, sono stati comprati dalla ditta Tubes di Polistena 15 servizi igienici. Sono moduli bagno-container con doccia che potrebbero essere allacciati alla rete idrica e fognaria. Costo totale: 132 mila euro. Rosarno, ente capofila per l’emergenza immigrazione, dopo gli incontri con gli altri comuni coinvolti, Gioia Tauro, San Ferdinando e Rizziconi, è riuscita a fare un bando in extremis a metà dicembre per non perdere il finanziamento che scadeva a fine 2009. Il risultato è che giacciono inutilizzati nell’area industriale di Gioia Tauro perché sono arrivati troppo tardi, a fine gennaio, quando ormai le baraccopoli erano sparite. Avrebbero dovuto sostituire i bagni chimici che sono stati noleggiati da aprile a dicembre del 2009 al costo complessivo di altri 29 mila euro.

Memoria
Per velocizzare i tempi e per far sì che tutto sia realizzato prima della prossima stagione agrumaria molti interventi saranno avviati con affidamenti fiduciari, in quanto al di sotto del limite fissato per legge. Ma siamo a Rosarno, e basta guardarsi intorno per trovare i segni dello spreco del denaro pubblico, per esempio la vasta area industriale fantasma oppure i ruderi degli edifici destinati a sontuosi progetti industriali e diventati rifugi per sans papiers. La “Cartiera” era teoricamente un edificio destinato alla produzione di moduli per telescriventi, ma nei fatti è stata una casa da incubo per i lavoratori stranieri per una quindicina d’anni. I progetti risalgono al 2007, quando con un solenne protocollo alla Prefettura di Reggio Calabria si decise di trasformarla in centro d’aggregazione sociale (cosa mai avvenuta, la Cartiera fu mestamente sgomberata la scorsa estate in seguito a un incendio). Ora si ricomincia. Da queste parti pure un riot dagli echi planetari può trasformarsi in una richiesta di finanziamenti.

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