Archivio per 15 Mag 2010

“Rosarno è solo la punta dell’iceberg”. L’indagine dell’Oim

27/04/2010

17.26
IMMIGRAZIONE

Sfruttamento della manodopera straniera a Castel Volturno: 15 euro per 11 ore di lavoro. 500 nigeriane vittime della tratta. “Potenziare i controlli”

ROMA – “Rosarno è solo la punta dell’iceberg”. E’ quanto afferma l’Oim, l’ Organizzazione internazionale per le migrazioni, che ha presentato un rapporto sulle condizioni di sfruttamento dei migranti a Castel Volturno. Nel casertano l’Oim è presente con il progetto “Praesidium”, finanziato dal Ministero dell’Interno. Nel dossier si evidenzia come lo sfruttamento lavorativo di manodopera immigrata riguarda tutti i migranti, sia quelli in regola con il permesso di soggiorno che quelli senza documenti. Da quanto emerge dal rapporto, i controlli delle autorità si limitano a verificare la regolarità della presenza dello straniero sul territorio italiano, senza influenzare le condizioni di sfruttamento sul lavoro di cui è vittima la manodopera straniera.
“Nonostante il fatto che la zona di Castel Volturno sia nota per la diffusione del lavoro irregolare sia nel settore dell’agricoltura sia in quello dell’edilizia – afferma Simona Moscarelli, esperto legale dell’Oim – è da sottolineare come i controlli da parte delle istituzioni locali sulle condizioni lavorative dei migranti debbano essere necessariamente potenziati”.
“E’ fondamentale che durante tali controlli – spiega la Moscarelli – le forze dell’ordine operanti non si limitino alla mera verifica della situazione di irregolarità dei migranti ma approfondiscano le situazioni di grave sfruttamento lavorativo degli stessi, assicurando una forma di protezione ai casi più vulnerabili o a coloro che sono disponibili a collaborare e denunciare gli sfruttatori alle autorità, ad esempio tramite il rilascio del permesso di soggiorno per protezione sociale”
Il rapporto dell’Oim identifica 3 gruppi di migranti costretti a lavorare in situazioni degradanti e insicure: i cittadini sub-sahariani impiegati nel settore agricolo ed edilizio, i cittadini maghrebini ed egiziani che lavorano per lo più nella raccolta delle fragole nell’agricoltura, i cittadini indiani e pakistani, i più invisibili, che vengono impiegati nelle aziende bufaline in virtù della particolare attenzione e dedizione che prestano, per motivi religiosi, alla cura del bestiame.
Ricevono dai 15 ai 35 euro per una giornata lavorativa di undici ore. “Non mancano casi in cui i migranti non vengano pagati per il lavoro svolto, nonché casi in cui – alla richiesta dei pagamenti dovuti – subiscano minacce e violenze da parte dei propri datori di lavoro”, si legge nel dossier.
Un’altra grave forma di sfruttamento è quello sessuale. Nell’area, secondo l’Oim, ci sono anche circa 500 donne nigeriane vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale. “La maggior parte di loro è arrivata nel 2008 sbarcando a Lampedusa. Diversa è la situazione delle cittadine straniere nigeriane arrivate nel 2009. Sembra infatti che, chiusa la rotta di Lampedusa, i trafficanti si siano già riorganizzati e che la maggioranza delle donne arrivi ora in aereo, con visto di ingresso regolare anche se spesso con un passaporto di un’altra persona”, spiega l’Ong. (rc)

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Rosarno, 5 euro per un mese di lavoro

03/05/2010

16.48
IMMIGRAZIONE
Due stagionali burkinabè e un cittadino rosarnese sono stati fermati dalla polizia mentre discutevano del mancato pagamento per il lavoro prestato nei campi. Il tutto mentre erano in corso i comizi dei sindacalisti per il primo maggio

Rosarno – Cinque euro per un mese di lavoro. L’ennesimo episodio di sfruttamento degli africani nella cittadina calabrese si è consumato mentre i leader sindacali di Cgil, Cisl e Uil intervenivano sul palco del primo maggio. In una delle vie adiacenti a piazza Valarioti, due stagionali burkinabè e un cittadino rosarnese sono stati fermati dalla polizia nel corso di una discussione sul mancato pagamento di uno dei due stranieri per il lavoro prestato nei campi. Il tutto è avvenuto sotto gli occhi dei passanti e di alcuni manifestanti.

“Ho lavorato per un mese, raccogliendo 60 cassette di arance e tutto quelllo che ne ho ricavato sono queste cinque euro” ha raccontato il lavoratore africano, stringendo in un pugno una banconota. Secondo la testimonianza del bracciante burkinabè, dopo la fine della raccolta, l’italiano non si è fatto più trovare, senza pagargli neanche una giornata di lavoro. L’africano, accompagnato da un connazionale, ha incontrato per caso il suo datore di lavoro per la strada e ha preteso il pagamento. A quel punto l’italiano gli ha dato cinque euro per trarsi d’impaccio. I due africani cercavano al contrario di trattenerlo e ne è nata una discussione accesa. Un giovane passante di Rosarno suggeriva al ragazzo africano di stare zitto, dicendogli: “ti metti d’accordo dopo, lo vai a trovare a casa”. Gli agenti di polizia che si trovavano in servizio per la manifestazione sono intervenuti e hanno fermato le tre persone coinvolte, l’italiano e i due stranieri, portandole al commissariato di Gioia Tauro per l’identificazione. Sono stati tutti rilasciati dopo poco. Il lavoratore del Burkina Faso era arrivato per la prima volta nella cittadina calabrese a febbraio, dopo gli scontri. In precedenza viveva a Castel Volturno. (raffaella cosentino)

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