“Cantieri Letali”, documentario sull’operaio licenziato per lotte sindacali

La storia di Salvatore Palumbo, ex operaio dei Cantieri Navali di Palermo, raccontata dalla freelance Francesca Mannocchi. Accuse ai sindacati palermitani di restare in silenzio davanti alla mancanza di tutele sul lavoro

Roma – Licenziato ingiustamente perché lottava per la sicurezza sul posto di lavoro ai Cantieri Navali di Palermo. E’ ciò che racconta “Cantieri Letali”, un documentario indipendente della giornalista free lance Francesca Mannocchi. La storia è quella di Salvatore Palumbo, ex operaio di Fincantieri nel capoluogo siciliano. Il filmato, ripercorrendo la vicenda, lancia accuse ai sindacati palermitani di non essere al fianco dei lavoratori, bensì al servizio degli imprenditori e di interessi poco chiari. Come nei casi di “sindacato giallo”.
Operaio scomodo per avere denunciato il degrado delle strutture e la mancanza di tutele per i lavoratori, Palumbo è impegnato da quattro anni in una battaglia legale con Fincantieri condotta da solo, senza il sostegno di alcuna organizzazione sindacale. L’operaio è stato licenziato con l’accusa di abbandono del posto di lavoro. “Per essere stato sorpreso di notte con l’intenzione di pescare, quindi non mentre effettivamente pescava ma solo perché aveva una canna richiusa in mano” spiega l’avvocato difensore Nadia Spallitta. “Sono state prese in considerazione le testimonianze di due vigilantes di Fincantieri che asserivano questa versione e non sono state accettate quelle di alcuni pescatori che si attribuivano la proprietà della canna da pesca”, continua il legale. Il giudice del lavoro del Tribunale di Palermo, l’11 marzo scorso, ha rigettato il reintegro di Palumbo in Fincantieri. Una sentenza che la Rete per la sicurezza sul lavoro ha definito “vergognosa” in un comunicato.

La mancanza di precauzioni prese per tutelare i lavoratori nei Cantieri Navali è venuta alla ribalta lo scorso 26 aprile quando sono stati condannati per le morti bianche da amianto nell’azienda palermitana tre ex amministratori di Fincantieri. Per omicidio colposo plurimo e lesioni gravi colpose sono stati condannati in primo grado dalla prima sezione del tribunale di Palermo Luciano Lemetti, con una pena di 7 anni e mezzo di carcere, Giuseppe Cortesi a 6 anni e Antonino Cipponeri a 3 anni. La sentenza stabilisce che i dirigenti della Fincantieri non hanno tutelato gli operai utilizzando per anni un materiale a basso costo come l’amianto, pur sapendo che era pericoloso per la salute. Sono stati 37 i morti nei Cantieri Navali per mesotelioma pleurico e asbestosi, malattie provocate dall’inalazione di fibre di amianto con cui erano quotidianamente a contatto per lavoro. Altri 24 operai sono ancora oggi ammalati e si sono costituiti parte civile nel processo, assieme ai familiari dei colleghi scomparsi. Risarcimenti milionari: 4,2 milioni di euro vanno solo all’Inail.
“Queste condanne dimostrano che la battaglia di Palumbo è una lotta di legalità – commenta l’autrice del documentario Francesca Mannocchi – ora per lui l’unica possibilità è ricorrere in Cassazione ma a Palermo non trova chi voglia difenderlo e soprattutto non ci sono cause collettive rispetto alla questione”. Nel suo lavoro, la giornalista ha inserito le riprese che mostrano il degrado, l’incuria e la mancanza di controlli ai Cantieri Navali. “Nelle mie giustificazioni scrivevo che i pescatori entravano indisturbati nel bacino del cantiere e così sarebbe potuto entrare chiunque, anche i latitanti” – afferma Palumbo sullo schermo. “Fincantieri è vittima di quel che succede attorno allo stabilimento – sostiene un altro operaio sindacalista intervistato – subisce l’influsso della mafia cittadina”.

Salvatore Palumbo, 36 anni, emigrato all’età di 17 a Bologna, dove ha lavorato come muratore, saldatore e carpentiere meccanico. “L’Emilia Romagna mi ha dato la professionalità e la cultura del lavoro. Sono cresciuto nelle fabbriche”, racconta. Nel capoluogo emiliano lavorava come operaia anche sua moglie Angela Arancio e avevano una piccola casa di proprietà. “Una bomboniera – spiega lei – piccola, compatta e graziosa”. Tornando ogni estate in vacanza a Palermo, matura la decisione di cercare lavoro in Sicilia. E arriva l’assunzione ai Cantieri Navali, dove avevano lavorato suo padre e i suoi parenti. Il tentativo di Palumbo è quello di portare la lotta sindacale appresa a Bologna anche dentro la più importante azienda palermitana: “Mi dicevano: il cantiere è così da cento anni, ora arrivi tu da Bologna e vuoi cambiare le cose?”. Il 2 settembre del 2004 muore un collega, Enzo Viola. “Un’emorragia cerebrale dopo un volo di 40 metri da una scala in vetroresina su cui si è staccato un gancio – dice Palumbo – stava salendo su una nave per avvisare i colleghi che lavoravano in condizioni di non sicurezza. Ha lasciato una figlia di pochi mesi e una moglie di 27 anni”. Da quel momento si intensificano le sue denunce. “Valvole di chiusura degli impianti che sembravano reperti bellici, gabinetti come cloache. Andai dal direttore del personale e chiesi come mai i sindacalisti non si fossero accorti di questa situazione. Lui mi disse: vola basso che ti tagliano le ali”. Dopo tre giorni il licenziamento. E in seguito due proposte di Fincantieri. La prima informale, fatta attraverso un sindacalista: 25mila euro e riassunzione a Genova. Un’altra durante il processo. 80mila euro lorde per chiudere la vicenda. Entrame rifiutate da Palumbo.
“Nessun sindacato è mai intervenuto per tutelarlo. Né durante il rapporto di lavoro, né per partecipare all’impugnativa di licenziamento, né per costituirsi parte civile”, sottolinea l’avvocato Spallitta. “Ho rotto un patto storico tra l’azienda e il silenzio dei sindacati” dice ancora Palumbo, al momento disoccupato con moglie e un figlio a carico. (rc)
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