Rimborsi regionali per la parrucca dopo la chemio, una vittoria per gli advocacy group

Salute
Riconosciute come parte del cure e non un vezzo estetico soltanto da alcune regioni del Centro Nord, dalle Marche al Piemonte: contributi e detrazioni dalle tasse. Silvia Novello, oncologa: “importante il ruolo dei gruppi di pazienti”

Torino – “Un passo in avanti notevole, non si era mai verificato in Italia”. Così Silvia Novello, oncologa e dirigente medico all’ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano (To) commenta la decisione della Regione Piemonte di erogare un contributo annuale di massimo 250 euro per 2.000 donne (anche bambine e adolescenti) che acquistano una parrucca perché affette da alopecia dovuta a chemioterapia. Una vittoria per gli advocacy group, le associazioni di pazienti, i gruppi della società civile che riescono anche in Italia a fare sentire la loro voce sulle decisioni di politica socio sanitaria per l’umanizzazione delle cure.

“Non stiamo parlando solo di una parrucca – specifica Novello – i gruppi di pazienti in Europa e in Italia hanno un peso molto inferiore rispetto alle stesse associazioni in America. In questo caso il messaggio alla giunta regionale è arrivato da più fronti, dalla comunità scientifica e soprattutto dai pazienti”. Gli advocacy group più forti sono quelli del tumore alla mammella, che hanno un numero consistente di soggetti interessati. “Negli Usa questi gruppi hanno un carisma e un peso politico e sociale tale da avere un peso nei tavoli istituzionali, per questo l’erogazione del contributo per le parrucche è importante, è la prova che anche da noi si comincia a muovere qualcosa”, dice ancora la dottoressa.

Dalla capacità di contrattare il prezzo di un farmaco o un rimborso alle possibilità di accesso negli ospedali pubblici rispetto a quelli privati, fino ai problemi di code per l’esame cardiologico. Sono alcuni esempi delle battaglie vinte dagli advocacy group negli Stati Uniti. Un’associazione di pazienti potrebbe fare leva a livello della Regione o sull’Istituto superiore di sanità. Ma è ancora una cosa difficile da realizzare a livello europeo perché in alcune regioni c’è minore interesse nei confronti di un argomento come questo. “Nelle consulenze ai pazienti del Sud Italia mi rendo conto che lì le priorità sono altre: non esistono realtà che fanno assistenza domiciliare agli ammalati oncologici – continua Novello – Per cui, per estendere misure come quella delle parrucche, l’iniziativa deve partire dall’Istituto superiore di sanità, non dalle pressioni delle singole Regioni”.

L’iniziativa della giunta regionale Piemontese segue, Toscana e Marche ed Emilia Romagna, dove però è stata sancita la detraibilità della spesa dalla dichiarazione dei redditi e dall’Irpef. Dunque solo al Centro – Nord si riconosce che la spesa per le parrucche non è estetica ma fa parte a tutti gli effetti del percorso riabilitativo. Il costo varia dai 50 fino ai 700 euro. “Il costo può essere elevato ed è difficile farvi fronte per le persone con bassa disponibilità economica – sottolinea Novello – è un problema il tetto massimo di duemila persone stabilito dalla Regione. Dubito che entro dicembre riusciremo a coprire tutte le pazienti, si poteva dare un contibuto più basso a un numero maggiore di persone”. (rc)

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