Fallito l’ultimo tentativo di accordo tra la Rachel Corrie e il governo israeliano

Dopo la Turchia, anche l’Irlanda entra nel caso internazionale delle navi di aiuti per Gaza

I passeggeri della Rachel Corrie, la nave irlandese della Freedom Flotilla diretta a Gaza, hanno rifiutato un accordo fatto dal governo irlandese con quello israeliano per fare attraccare la nave nel porto israeliano di Ashdod, anzicchè sulla costa di Gaza. Lo riferisce il quotidiano israeliano Haaretz sul suo sito in lingua inglese. A questo punto, il consesso dei sette ministri israeliani ha deciso di bloccare la nave e prenderne il controllo come era stato fatto con le altre navi turche.

Da giorni sono in corso grandi manovre diplomatiche del governo Israeliano che ha coinvolto Dublino nella mediazione con gli organizzatori della spedizione. Nel corso dei negoziati, i passeggeri della Rachel Corrie hanno detto di essere disposti a farsi ispezionare il carico dagli israeliani mentre si trovano ancora in mare aperto per dimostrare di non avere armi a bordo. In cambio chiedevano di essere lasciati arrivare fino a Gaza.
Israele ha rifiutato, affermando che il carico di aiuti umanitari della nave sarebbe stato controllato nel porto di Ashdod e da lì trasferito nella Striscia di Gaza, comprese le 550 tonnellate di cemento che trasporta, sotto la supervisione di due passeggeri e dei diplomatici irlandesi, ai quali sarebbe stato permesso l’ingresso a Gaza attraverso il valico di Erez. Il fallimento del negoziato è stato annunciato in un comunicato dal ministro degli Esteri irlandese, Micheal Martin, secondo cui l’intesa che era stata trovata avrebbe costuito un buon precedente per le prossime spedizioni navali di aiuti. Martin ha detto che le persone a bordo della Rachel Corrie “dopo un’attenta considerazione hanno rifiutato” e che lui “rispetta pienamente il loro diritto di farlo e di continuare la loro azione di protesta cercando di arrivare via mare fino a Gaza”.

Il ministro degli Esteri irlandese ha anche chiesto al governo israeliano di non usare la forza se la nave fosse intercettata, affermando che “le persone a bordo della Rachel Corrie hanno chiarito le loro intenzioni pacifiche e che non opporranno resistenza alle forze israeliane. In base a queste rassicurazioni, non ci può essere giustificazione per l’uso della forza contro nessuna delle persone a bordo della Rachel Corrie”.
Il governo israeliano si è affrettato a dire di non volere uno scontro con la nave e di non voler fare un abordaggio “se la Rachel Corrie si dirige nel porto di Ashdod”. Lo ha fatto con un comunicato del ministro degli Esteri. Nella nota si afferma che Israele è pronta a ricevere il carico, ispezionarlo e consegnarlo a Gaza. Il comunicato è stato diramato dopo un meeting dei sette ministri quando si era capito che le trattative con gli organizzatori del convoglio erano arrivate a un punto morto.
Altre due navi che dovevano seguire la Rachel Corrie cariche di giornalisti non sono riuscite a salpare a causa di seri danni tecnici che secondo il Free Gaza Movement sarebbero dovuti a un sabotaggio di Israele. Il carico della nave è composto da equipaggiamento medico, cemento, giocattoli e carta per stampare. Su Peacereporter, Vittorio Arrigoni da Gaza racconta di essere riuscito a parlare al telefono con le persone a bordo alle 20 ora italiana. “Stanno tutti bene e navigano tranquilli verso Gaza ad una distanza di circa 100 miglia. Li aspetteremo al porto dalle 11 di domani mattina” scrive Arrigoni.

Autore: Raffaella Cosentino

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