Archivio per 11 giugno 2010

Evento contro la ‘ndrangheta a Catanzaro in ricordo di Peppe Valarioti e Massimiliano Carbone

Caffè delle Arti, domenica due appuntamenti su Giuseppe Valarioti e  Massimiliano Carbone. Saranno presentati un libro e un documentario

Per i 30 anni dalla morte di Giuseppe Valarioti la programmazione del Caffè delle Arti al Centro polivalente di via Fontana Vecchia – servizio attivato in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Catanzaro – ospiterà domenica 13, con inizio alla ore 21.00, una manifestazione in omaggio al politico ucciso negli anni ’80. La serata del Caffè delle Arti prevede la presentazione di un libro inchiesta e di un documentario realizzati da giovani autori calabresi. Il primo per ricordare il movimento antimafia degli anni Settanta con la vicenda di Giuseppe Valarioti a Rosarno. Il secondo per dare una testimonianza attuale di resistenza civile all’oppressione mafiosa, con la storia di Liliana Carbone, madre coraggio di Locri.

Domenica 13 giugno, con una serata dedicata all’impegno contro la ‘ndrangheta, il Caffè delle Arti di Catanzaro ospiterà la presentazione del libro “Il caso Valarioti – Così la ‘ndrangheta uccise un politico (onesto) e diventò padrona della Calabria. Un processo a metà”, Round Robin Editrice, dei giornalisti Danilo Chirico e Alessio Magro. Nel corso della serata sarà proiettato in anteprima anche il documentario indipendente “Oltre l’inverno”, che ricostruisce la battaglia quotidiana della maestra elementare Liliana Carbone per chiedere giutizia e verità sull’omicidio del figlio Massimiliano, ucciso nel 2004 in un agguato a Locri all’età di 30 anni. Al dibattito interverranno gli scrittori Alessio Magro, Danilo Chirico e Mauro Minervino, il caporedattore di Ansa Calabria Filippo Veltri. Saranno presenti anche gli autori del documentario: il regista catanzarese Massimiliano Ferraina, la sceneggiatrice Claudia Di Lullo e la giornalista Raffaella Cosentino (Redattore Sociale/Il Manifesto).

L’evento è stato organizzato con la collaborazione di alcune associazioni di giovani: Confine Incerto di Catanzaro, daSud Onlus di Reggio Calabria e Metasud di Soverato.  I casi Valarioti e Carbone sono le storie di due trentenni assassinati dalla ‘ndrangheta. Peppe perché a 25 anni aveva scelto consapevolmente la strada dell’impegno politico contro le ‘ndrine, Massimiliano semplicemente perché viveva una vita normale e onesta in un contesto pervaso dalla violenza mafiosa. Due omicidi senza colpevoli. Due nomi dimenticati che il silenzio ha ucciso per la seconda volta. Dopo le celebrazioni dell’11 giugno a Rosarno, nel trentennale della morte anche il capoluogo riporta in vita la memoria di Giuseppe Valarioti, l’Impastato calabrese. Il giovane professore e segretario della sezione del Pci di Rosarno è stato ucciso dalla ‘ndrangheta l’11 giugno del 1980 dopo la vittoria alle elezioni amministrative. Il libro di Alessio Magro e Danilo Chirico ricostruisce la lunga vicenda giudiziaria sul primo omicidio politico della nuova ‘ndrangheta, che tre decenni fa entrò nei gangli del potere. L’ incontro sarà un’occasione aperta per discutere anche della fase delicata che vive oggi la Calabria. Il 2010 si è aperto con la rivolta dei migranti di Rosarno contro la violenza delle ‘ndrine. Nei mesi seguenti una scia di omicidi ha insanguinato la zona jonica catanzarese e l’alta locride. Una nuova guerra di ‘ndrangheta che ha fatto contare già 8 morti in 11 mesi, a partire dall’omicidio di Vincenzo Varano a Isca sullo Ionio a luglio del 2009 fino a quello di Giovanni Bruno a Vallefiorita a metà maggio.

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Paul Connett, re Mida dei rifiuti

Zero Waste: La teoria della sostenibilità per risolvere la questione dello smaltimento dei rifiuti

Zero Waste, cioè ‘Rifiuti Zero’. È in questa formula, che è insieme anche il nome di una campagna per la salvaguardia dell’ambiente e della salute pubblica, che si trova la soluzione al problema dello smaltimento dei rifiuti. Questo almeno secondo Paul Connett, docente di chimica ambientale alla St.Lawrence University di New York e esperto nella strategia della gestione dei rifiuti che, dopo anni di battaglie nel settore, è arrivato a portare le sue teorie anche alle Nazioni Unite. La filosofia del simpatico professore newyorchese, che ama molto l’Italia e non disdegna il suo vino (non fa fatica ad ammetterlo), è semplice quanto banale: meno rifiuti si producono, meno se ne devono smaltire. Più facile a dirsi che a farsi, però, in un’epoca in cui quello del packaging è diventato un vero e proprio business. Il passaggio successivo in questo approccio è l’idea che i rifiuti possano diventare risorse.

L’impegno che si chiede è rivolto direttamente alle aziende e alla istituzioni, locali e nazionali, impegnandosi a progettare prodotti che siano riutilizzabili e riciclabili, rispettando tutte le fasi del riciclo a partire dalla raccolta differenziata e, ultimo, ma non meno importante, creando un sistema condiviso dal basso.

“Si tratta- sottolinea il professore– di un problema che riguarda tutti perché tutti producono rifiuti, soprattutto in questo epoca in cui si consuma più del necessario. Il programma Zero Waste dice che ognuno di noi è parte della soluzione”.

L’obiettivo finale è ridurre al minimo la quantità di RSU (rifiuto solido urbano) da smaltire. Nel mirino di Connett ci sono, infatti, inceneritori e discariche

“I rifiuti sono la prova che qualcosa non va. Le discariche seppelliscono queste prove. Gli inceneritori le bruciano”, esemplifica. È proprio dalla costruzione di un inceneritore nella contea di New York, vicino al confine con il Canada, e dalla scoperta che la combustione di rifiuti domestici produce sostanze tossiche, “le più tossiche che l’uomo abbia mai prodotto”, che più di vent’anni fa nasce la sua riflessione.

Negli Stati Unti, tuttavia, la questione degli inceneritori sembra essere stato risolta, la quota di RSU bruciato è progressivamente diminuito e dal 1996 non ne sono stati più costruiti.

L’esempio che Connett fa con maggiore orgoglio è quello di San Francisco, “una città di 850mila abitanti, piena di grattacieli e con poco spazio disponibile”, che ha bisogno di “tre lingue diverse per portare avanti le campagne di informazioni e di educazione dei cittadini” e in cui, nonostante le difficoltà, nel giro si è arrivato a riciclare il 75 % dei rifiuti. In Italia, il dibattito è ancora molto acceso.

Paul Connett è un habitué del nostro Paese e conosce bene le campagne fatte contro gli inceneritori, non ultima la manifestazione che ha visto interessato i cittadini della città di Parma per opporsi alla costruzione di un impianto a Ugozzolo, e ritiene che “l’adozione da parte di alcuni comuni, come quello di Capannori, della strategia di Zero Waste e della raccolta porta a porta sia un esempio, molto importante, da offrire come alternativa”.

“Un Paese come questo- aggiunge – ha più opportunità rispetto a Germania, Francia e Danimarca di attuare una forma alternativa di smaltimento di rifiuti, perché qui questo sistema non è ancora così radicato”.

“C’è chi mi dice che si tratta di una questione culturale e che gli italiani non sono pronti a forme diverse di raccolta di rifiuti, ma io credo che sia un problema di gestione politica.

“La soluzione c’è, non è certo una soluzione totale del problema, ma un inizio per passare poi agli altri aspetti nella filosofia della sostenibilità”.

Antonella Vicini per “Il Welfare dell’Italia”, tutti i diritti a


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