Archivio per novembre 2010

Kabul fra droga e mercato «10 anni lunghi un secolo». Intervista all’ambasciatore afghano. IL Riformista

di Antonella Vicini
Musa Maroofi, ambasciatore afghano a Roma. «La riconciliazione è necessaria. Pronti ad accogliere chiunque accetti la Costituzione. E la denuncia dei brogli è positiva perché indica la volontà di combatterli». Storia di una transizione mal rappresentata.

«La guerra è qualcosa di innaturale. I terremoti sono un fenomeno naturale. Le inondazioni lo sono. La guerra no: per questo sono certo che la guerra finirà». Mohammad Musa Maroofi rappresenta la Repubblica islamica dell’Afghanistan in Italia dal 2007 e, prima di allora, ha lavorato alla stesura della sua Costituzione. Oggi, a nove anni dall’inizio delle operazioni internazionali, dipinge così il suo Paese.
«L’ Afghanistan presenta due situazioni differenti. Da un lato ci sono stati enormi progressi civili, sociali ed economici. Dall’altro ci sono ancora la guerra e la violenza. Sfortunatamente i media internazionali si concentrano solo su quest’ultimo lato».
Quali sono gli aspetti positivi?
In dieci anni sono stati compiuti dei passi avanti che per noi valgono un secolo. Un terzo dei seggi in parlamento è ora destinato alle donne. Abbiamo un presidente eletto e una maggiore partecipazione popolare alla vita politica. Abbiamo università, tv e banche private. L’apertura al mercato in termini economici comporta un grande salto, l’abbandono di un sistema rurale e agricolo. Sei milioni di ragazzi vanno a scuola ogni giorno, ci sono organizzazioni femminili, radio, giornali, esistono unioni dei lavoratori. Molte cose sono cambiate.
E gli elementi negativi?
L’economia è rimasta in rovina per trent’anni, mentre il traffico di droga prospera. Ciò vuol dire che molti dei soldi che entrano in Afghanistan sono illegali e non possono essere utilizzati dal governo. In questi anni il mondo è cambiato così rapidamente che è difficile per un paese come il nostro non rimanere indietro. Le nuove tecnologie hanno creato un nuovo stile di vita e la gente aspira a ciò che non può permettersi. La corruzione è legata anche a questo.
Come combattete questa piaga a Kabul?
Il governo sta tentando di introdurre il concetto di “rule of law”, ma non è facile quando attorno a te gli altri sono corrotti. Tutto ciò richiede tempo, perché per far prevalere la legalità è necessario avere un buon sistema giudiziario, giudici e avvocati preparati, processi brevi. Si stanno facendo molti sforzi in questa direzione anche all’interno delle forze di polizia. È una delle nostre sfide, ma abbiamo bisogno di tempo.
Cosa ci dice riguardo alle vittime civili?
Le vittime nel fuoco incrociato della Nato e dei talebani sono uno dei problemi più gravi. Il nostro governo e lo stesso presidente hanno sollevato più di una volta la questione. È la guerra. Questa certo non è una giustificazione.
Il 2011 è una data troppo vicina per l’inizio del disimpegno degli alleati?
C’è una differenza tra ritirata e transizione. In Afghanistan non si parla di ritiro, ma di un riposizionamento, di un cambio tattico e di strategia. La strategia va rimodulata in relazione al livello di forza dei nemici. Sarebbe un errore abbandonare il Paese come dopo la ritirata sovietica, ma gli alleati Nato, inclusa l’Italia, non hanno alcuna intenzione di farlo. La questione è quella dell’ “afghanizzazione”, cioè del passaggio di responsabilità alle istituzioni afghane, e la nuova tattica rientra in questa logica.
Durante le elezioni la Commissione elettorale ha denunciato brogli diffusi. Si era parlato persino del coinvolgimento del fratello di Karzai in alcuni frodi.
Mi lasci dire prima di tutto che le accuse al fratello del presidente sono un’invenzione giornalistica. Il fatto poi che la Commissione elettorale- che è una commissione afghana con supervisione internazionale- abbia ammesso che ci sono state delle frodi elettorali è un segnale positivo. Ha detto: abbiamo un problema e dobbiamo confrontarci con questo. Questo vuol dire che si stanno facendo dei passi in avanti verso la legalità. Io mi sarei preoccupato se la commissione avesse detto che tutto era andato per il meglio e avesse nascosto le frodi. Quindi si tratta di una buona notizia.
Reintegrazione e riconciliazione, due parole impronunciabili fino a qualche tempo fa. È la soluzione giusta?
La riconciliazione è davvero l’unica strategia. Questa non è stata una decisione presa solo dal nostro governo, perché sarebbe una responsabilità enorme, ma è frutto di una grande assemblea di riconciliazione nazionale. Il governo afghano sarà pronto ad accogliere i talebani che accetteranno la nostra costituzione, che è un contratto con il popolo.
Ci sono voci di negoziati con la rete di Haqqani e la shura di Quetta. Non trova sia un ritorno al passato?
Abbiamo bisogno di iniziare qualcosa di nuovo all’insegna del rispetto della legalità, della costituzione e delle vittime del fuoco incrociato. Ci sono diversi gruppi talebani con cui stiamo negoziando, ma le informazioni in proposito sono contrastanti. Quel che è certo è il fermento in atto per migliorare la situazione in Afghanistan.
venerdì, 12 novembre 2010

Annunci

Mail

rightstories@yahoo.it
novembre: 2010
L M M G V S D
« Ott   Dic »
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
2930  

Pagine