360 mila euro a una giovane oncologa per restare in Italia

30/11/2010

16.19
RICERCA

Premiata al Senato la ricercatrice Tiziana Vavalà, emigrante calabrese passata da Roma a Torino. Grazie ai fondi, studierà nuove cure del tumore al polmone basate sulla farmaco gnomica. L’85% dei candidati al bando di ricerca internazionale erano donne
ROMA – Per ogni giovane ricercatore che l’Italia si lascia sfuggire, la perdita di valore potenziale è di 63 milioni di euro. Per evitare la fuga dei giovani talenti, la Fondazione Lilly Onlus, con il contributo della Fondazione Cariplo, per il terzo anno consecutivo premiano con una borsa di studio di 360mila euro una ricercatrice italiana under 35, il cui progetto di ricerca è stato scelto da un ente di valutazione internazionale. Tiziana Vavalà, 30 anni, nata a Catanzaro, laureata e specializzata in Oncologia all’università La Sapienza di Roma, ha vinto il progetto “La ricerca in Italia: un’idea per il futuro” e grazie alla borsa vinta resterà in Italia per studiare nuove cure del tumore al polmone basate sulla farmaco genomica. La premiazione è avvenuta nella sala Zuccari del Senato della Repubblica. La sua ricerca, che si svolge presso l’ospedale universitario San Luigi Gonzaga di Orbassano (To), ha vinto fra i 31 progetti presentati da 21 centri oncologici italiani, di cui 13 del Nord, 13 del Centro e 5 del Sud. Nel 2009 i progetti presentati erano stati 16. L’85% dei talenti candidati alla borsa erano donne. Anche l’80% degli iscritti alle facoltà di Medicina sono donne. Il progetto di Vavalà è stato valutato dall’Università di Mannheim in Germania, estratto a sorte fra i tre migliori istituti al mondo. Dei 360mila euro il 50% va al ricercatore, cioè 45mila euro l’anno, il resto serve per coprire i costi della ricerca. Il prossimo bando sarà dedicato alle neuroscienze. La ricercatrice è stata premiata dai senatori Ignazio Marino, presidente della Commissione d’inchiesta sul Sistema sanitario nazionale, e Tomassini, presidente della Commissione Sanità del Senato.

“360 mila euro possono sembrare tanti, ma è importante che siano dati a un solo ricercatore perchè vuol dire iniziare a fare qualcosa” ha detto il professor Marco Venturini, presidente dell’Aiom, l’Associazione italiana di oncologia medica, contrario ai finanziamenti a pioggia frammentati in tante ricerche diverse. “In Italia i dati ci dicono che l’oncologia clinica è il settore medico più innovatore e sperimentale, abbiamo un’oncologia di eccellenza – ha continuato – di cui le principali fonti di finanziamento sono le aziende farmaceutiche”.

La ricercatrice premiata, Tiziana Vavalà, è già un’emigrante. Figlia di un’insegnante e di un impiegato, la sua famiglia non ha niente a che fare con il mondo della scienza. Ha lasciato la Calabria per studiare Medicina all’età di 18 anni. Dopo la specializzazione a Roma, per trovare lavoro ha dovuto trasferirsi ancora a Milano e a Torino. “L’aspetto più faticoso è la continua necessità di spostarsi e di cambiare città, fare la ricercatrice in Italia è un’avventura, un atto di coraggio” commenta la dottoressa Vavalà. Nell’ambito del tumore al polmone, non esistono studi di farmaco genomica nei pazienti anziani. Il progetto vincitore ha l’obiettivo di scegliere la terapia migliore per il singolo ammalato in una popolazione di pazienti nella quale le possibilità di cura sono limitate. Questi i dati forniti dalla ricercatrice: in Italia ci sono ogni anno 35mila nuovi casi di tumore al polmone di cui il 70% inoperabili. La ricerca ha allungato la sopravvivenza dei pazienti dai 5 mesi degli anni Settanta ai due anni di oggi.

Sono state premiate con 15 mila euro ciascuna le tre migliori pubblicazioni scientifiche sulle patologie vascolari nel diabete. Fra i tre vincitori, un’altra catanzarese, Elena Succurro, del dipartimento di Medicina sperimentale e Chirurgia dell’Università Magna Grecia di Catanzaro. Gli altri due atenei premiati sono l’università Federico II di Napoli e l’ateneo di Padova. (raffaella cosentino)

© Copyright Redattore Sociale

30/11/2010

15.40
RICERCA
Italia: l’esodo dei “cervelli” è costato 4 miliardi in 20 anni

Presentato al Senato uno studio dell’Icom. L’espatrio delle eccellenze della ricerca costa caro all’Italia. La top 20 degli scienziati italiani all’estero, accolti principalmente negli Usa. Premiato Ferrara, potenziale Nobel
ROMA – La fuga di cervelli è costata all’Italia 4 miliardi di euro negli ultimi 20 anni, pari all’ultima ‘manovrina’ annunciata dal governo pochi mesi fa per i conti pubblici. Il 35 per cento dei 500 migliori ricercatori italiani lascia il Paese perchè non trova condizioni di lavoro adeguate. Fra i migliori 100, uno su due sceglie l’estero, nei top 50 solo 23 sono rimasti in Italia, il 54% è fuggito in paesi stranieri. I dati sull’esodo dei “top scientist” italiani sono stati forniti nella sala Zuccari del Senato da uno studio dell’ICom (Istituto per la Competitività) che ha quantificato la perdita dell’Italia in termini di ricchezza economica. Valore che è stato ricavato sulla base dei brevetti prodotti dai nostri 20 migliori scienziati che lavorano all’estero in tre campi: Chimica, Ict e Farmaceutica. I top 20 della classifica, che lavorano quasi tutti negli Stati Uniti (17 su 20), hanno prodotto dal 1989 al 2009 un numero di brevetti pari a 301. Di questi, in 155 casi sono anche i principali inventori della ricerca brevettata. Negli altri casi sono comunque parte del team scientifico che ha realizzato i brevetti. Considerando in media il valore di un brevetto in 3 milioni di euro e che un top scientist produce in media 21 brevetti nell’arco della sua carriera, si arriva a 148 milioni di euro persi dall’Italia per ogni cervello in fuga. Ma ci sono brevetti, come quelli chimici, che possono valere fino a 942 milioni di euro. La cifra potrebbe dunque essere sottostimata. Il valore attuale dei brevetti diretti dai top 20 italiani fuggiti all’estero, e accolti principalmente negli Usa, è di 861 milioni di euro netti. Su 20 anni il dato si attesta a due miliardi e raddoppia, 4 miliardi, se si considerano tutti i 301 brevetti, anche quelli di cui le nostre eccellenze non sono solo gli inventori ma a cui hanno contribuito come parte dei team di ricerca.

La migliore ricercatrice italiana è Silvia Franceschi e si colloca al quindicesimo posto della top 20 dei ricercatori italiani all’estero. Lavora in Francia. Diciotto provengono da regioni del Nord e del Centro, solo due dal Sud. La città che ha ceduto più ricercatori è Milano, la prima regione più ‘disertata’ è la Lombardia, che si è lasciata sfuggire 704 milioni di euro come valore attuale dei suoi brevetti, 1,7 miliardi dal 1989. I settori di ricerca in cui lavorano i nostri cervelli sono in particolare la medicina (12 su 20), soprattutto oncologia e immunologia. Seguono l’informatica, le neuroscienze la biologia cellulare. La classifica è stata stilata sulla base delle citazioni fatte dalla comunità accademica internazionale. Nel corso dell’iniziativa al Senato è stato premiato Napoleone Ferrara, considerato il terzo miglior cervello italiano all’estero. Ferrara, laureato in Medicina e Chirurgia a Catania, si è trasferito a San Francisco nel 1988. Ha vinto il Laskar Award 2010, un premio internazionale che spesso prelude al Nobel, per i suoi studi su un farmaco che blocca la perdita della vista nei pazienti con degenerazione maculare senile umida, patologia che in passato conduceva alla cecità.

Secondo il professor Andrea Lenzi, presidente del Consiglio universitario nazionale, “in rapporto alle risorse scarse e al più basso numero di ricercatori tra i paesi del G7, i nostri ricercatori hanno un indice di produttività individuale eccellente con il 2,28% di pubblicazioni scientifiche”. In Italia ci sono 70mila ricercatori contro i 155mila della Francia, i 240mila della Germania e gli statunitensi che sono un milione e 150mila. In Giappone sono 640mila, in Canada 90mila, nel Regno Unito 147mila. Ma nonostante il più basso numero di ricercatori, la ricerca italiana è superiore alla media dei principali paesi europei, al terzo posto (2,28%) dopo l’Inghilterra (3,27%) e il Canada (2,44%), considerando i paesi del G7. “La perdita economica non è solo nel fatto di avere formato un ottimo ricercatore e averlo dato all’estero, ma anche perchè abbiamo perso la sua produttività – spiega Lenzi – non c’è scambio, non c’è reciprocità con l’estero, noi non attraiamo i loro ricercatori”. (raffaella cosentino)

© Copyright Redattore Sociale

Annunci

0 Responses to “360 mila euro a una giovane oncologa per restare in Italia”



  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




Mail

rightstories@yahoo.it
dicembre: 2010
L M M G V S D
« Nov   Gen »
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  

Pagine


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: