Faith Come Sakineh, ma l’Italia l’ha espulsa

22/11/2010 13.49 IMMIGRAZIONE
Nessuna notizia della ragazza rimpatriata in Nigeria. Rischia la pena di morte

È calato il silenzio sul caso di Faith Aiworo, espulsa senza esaminare la richiesta d’asilo. Aveva ucciso un uomo per difendersi da una violenza sessuale ed era fuggita in Italia. L’avvocato: “Farò ricorso a Strasburgo”

ROMA – Dopo che l’Italia ha rispedito in Nigeria Faith Aiworo, non si hanno più notizie della ragazza di 23 anni espulsa a luglio dal Centro di identificazione e di espulsione di Bologna. Letteralmente sparita nel nulla. Il suo avvocato Alessandro Vitale e le associazioni umanitarie hanno lanciato ripetuti appelli perché nel suo paese Faith rischia la pena di morte. Ma finora nemmeno l’ambasciata italiana in Nigeria ha mai risposto al Consiglio italiano per i rifugiati che aveva sollecitato mesi fa la nostra rappresentanza diplomatica a interessarsi del caso per capire dove fosse stata portata la ragazza e spingere per un suo rientro in Italia. Faith Aiworo era fuggita dalla Nigeria spinta dalla sua famiglia, dopo essere stata rilasciata su cauzione per aver ucciso un uomo che aveva tentato di stuprarla. “Il timore è che la famiglia facoltosa dell’uomo possa influenzare il fragile sistema giuridico nigeriano attribuendole un omicidio volontario invece di una legittima difesa” spiega Shukri Said, attivista e giornalista, fondatrice dell’osservatorio Migrare. Said chiede “un intervento del ministro degli Esteri Frattini perché il caso non è stato né risolto, né chiarito e, nonostante sia calato il silenzio su questo problema, noi non ci siamo arresi”.

L’avvocato Alessandro Vitale minaccia un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo perché Faith è stata imbarcata sul volo Frontex per il rimpatrio, nonostante quel giorno stesso fosse stata presentata la richiesta di asilo politico. Vitale ha incontrato per la prima volta Faith Aiworo nel Cie di Bologna, dove la ragazza era stata portata lo scorso 30 giugno. Nel capoluogo emiliano era stata di nuovo vittima di un tentativo di violenza sessuale da parte di un altro nigeriano e la polizia era accorsa su segnalazione dei vicini di casa, allarmati dalle urla. Ma gli agenti hanno arrestato anche la vittima dell’abuso perché non aveva ottemperato a precedenti decreti di espulsione. Per Vitale è stata una lotta contro il tempo, in 20 giorni ha dovuto ricostruire il passato della sua assistita, che non aveva mai chiesto asilo e non parlava l’italiano. “I documenti richiesti agli avvocati in Nigeria tardavano ad arrivare, perché, fiutato il bisogno urgente che ne avevamo, al fidanzato di Faith è stato chiesto di pagare per avere le informazioni”, spiega il legale. Anche avere la firma della ragazza sulla richiesta di asilo è stato complicato perché lei era nel Cie.

“La richiesta d’asilo può essere espressa in qualsiasi forma e la persona non può essere espulsa – continua Vitale – saputo che la stavano portando via, ho contattato la questura di Bologna per segnalare che stavano facendo un’espulsione illegittima e ho inviato la richiesta di asilo via fax alle polizie di frontiera degli aeroporti di Bologna e di Fiumicino”. Questi sono “comportamenti illegali” secondo l’avvocato perché “questo modo di fare viola costantemente l’art.3 della convenzione europea dei diritti dell’uomo che impedisce il rimpatrio se c’è il rischio di torture o della pena di morte”. Vitale aggiunge che “solo ottenendo una condanna dell’Italia alla Corte europea per i diritti dell’uomo sarà possibile coinvolgere le istituzioni per sapere dove e come sta la ragazza”. Intanto si sono perse le tracce anche del fidanzato nigeriano di Faith, che era l’unico contatto di Vitale. Potrebbe essere tornato in Africa per cercare la ragazza. Il 15 settembre c’è stata l’udienza al Giudice di Pace sul ricorso al decreto di espulsione ma ancora non è stata emessa la sentenza. In caso di pronuncia negativa, Vitale farà ricorso a Strasburgo. Faith è stata espulsa così velocemente che neanche una richiesta di permesso temporaneo per motivi di giustizia, come persona offesa e unica testimone del tentato stupro, ha avuto modo di essere esaminata dalla procura di Bologna. Ora si teme che lei venga impiccata. (raffaella cosentino)
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