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Paul Connett, re Mida dei rifiuti

Zero Waste: La teoria della sostenibilità per risolvere la questione dello smaltimento dei rifiuti

Zero Waste, cioè ‘Rifiuti Zero’. È in questa formula, che è insieme anche il nome di una campagna per la salvaguardia dell’ambiente e della salute pubblica, che si trova la soluzione al problema dello smaltimento dei rifiuti. Questo almeno secondo Paul Connett, docente di chimica ambientale alla St.Lawrence University di New York e esperto nella strategia della gestione dei rifiuti che, dopo anni di battaglie nel settore, è arrivato a portare le sue teorie anche alle Nazioni Unite. La filosofia del simpatico professore newyorchese, che ama molto l’Italia e non disdegna il suo vino (non fa fatica ad ammetterlo), è semplice quanto banale: meno rifiuti si producono, meno se ne devono smaltire. Più facile a dirsi che a farsi, però, in un’epoca in cui quello del packaging è diventato un vero e proprio business. Il passaggio successivo in questo approccio è l’idea che i rifiuti possano diventare risorse.

L’impegno che si chiede è rivolto direttamente alle aziende e alla istituzioni, locali e nazionali, impegnandosi a progettare prodotti che siano riutilizzabili e riciclabili, rispettando tutte le fasi del riciclo a partire dalla raccolta differenziata e, ultimo, ma non meno importante, creando un sistema condiviso dal basso.

“Si tratta- sottolinea il professore– di un problema che riguarda tutti perché tutti producono rifiuti, soprattutto in questo epoca in cui si consuma più del necessario. Il programma Zero Waste dice che ognuno di noi è parte della soluzione”.

L’obiettivo finale è ridurre al minimo la quantità di RSU (rifiuto solido urbano) da smaltire. Nel mirino di Connett ci sono, infatti, inceneritori e discariche

“I rifiuti sono la prova che qualcosa non va. Le discariche seppelliscono queste prove. Gli inceneritori le bruciano”, esemplifica. È proprio dalla costruzione di un inceneritore nella contea di New York, vicino al confine con il Canada, e dalla scoperta che la combustione di rifiuti domestici produce sostanze tossiche, “le più tossiche che l’uomo abbia mai prodotto”, che più di vent’anni fa nasce la sua riflessione.

Negli Stati Unti, tuttavia, la questione degli inceneritori sembra essere stato risolta, la quota di RSU bruciato è progressivamente diminuito e dal 1996 non ne sono stati più costruiti.

L’esempio che Connett fa con maggiore orgoglio è quello di San Francisco, “una città di 850mila abitanti, piena di grattacieli e con poco spazio disponibile”, che ha bisogno di “tre lingue diverse per portare avanti le campagne di informazioni e di educazione dei cittadini” e in cui, nonostante le difficoltà, nel giro si è arrivato a riciclare il 75 % dei rifiuti. In Italia, il dibattito è ancora molto acceso.

Paul Connett è un habitué del nostro Paese e conosce bene le campagne fatte contro gli inceneritori, non ultima la manifestazione che ha visto interessato i cittadini della città di Parma per opporsi alla costruzione di un impianto a Ugozzolo, e ritiene che “l’adozione da parte di alcuni comuni, come quello di Capannori, della strategia di Zero Waste e della raccolta porta a porta sia un esempio, molto importante, da offrire come alternativa”.

“Un Paese come questo- aggiunge – ha più opportunità rispetto a Germania, Francia e Danimarca di attuare una forma alternativa di smaltimento di rifiuti, perché qui questo sistema non è ancora così radicato”.

“C’è chi mi dice che si tratta di una questione culturale e che gli italiani non sono pronti a forme diverse di raccolta di rifiuti, ma io credo che sia un problema di gestione politica.

“La soluzione c’è, non è certo una soluzione totale del problema, ma un inizio per passare poi agli altri aspetti nella filosofia della sostenibilità”.

Antonella Vicini per “Il Welfare dell’Italia”, tutti i diritti a


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