Posts Tagged 'Ben Ali'

Saccheggi a Tunisi, notte di terrore

Bande di sciacalli assaltano negozi e abitazioni, anche se ci sono le persone all`interno.I cittadini provano a difendere la città ma l`esercito intima di non uscire di casa. I vandali sarebbero milizie fedeli al dittatore in fuga Ben Ali. Un gruppo di italiani denuncia `l`ambasciata non ci aiuta`. Molti avvocati e giornalisti ancora in carcere.

saccheggi a tunisi

Sabato 15 gennaio ore 2.40 am
Notte di terrore a Tunisi. Dopo la fuga del dittatore Ben Ali (al potere ininterrottamente dal 1987 con un golpe ‘italiano’ appoggiato anche da Craxi), squadre di sciacalli stanno andando casa per casa compiendo saccheggi e violenze. In questo momento gli unici racconti in diretta arrivano da internet e dai social network, tramite i quali siamo in contatto con persone che si trovano nella capitale tunisina. Il cielo della città è pieno di fumo e ci sono scontri in atto tra gli sciacalli e l’esercito. Gli elicotteri sorvolano i tetti delle case e al megafono i militari hanno intimato alla gente di non uscire di casa, di chiudere le finestre e di spegnere le luci. Ma le persone rimangono collegate a internet per avere informazioni. Alcune famiglie italiane del quartiere residenziale di El Menzah fanno sapere di essere spaventati e si lamentano del fatto che l’ambasciata italiana non ha dato la necessaria assistenza e li ha informati in ritardo di tre ore del coprifuoco. “La situazione sta degenerando, siamo in stato d`emergenza, non si puo` uscire più dalla tunisia , porto e aereoporto sono chiusi e l`ambasciata non fa niente” afferma un gruppo di italiani di Tunisi. Intanto gli sciacalli hanno saccheggiato anche i centri commerciali come “Carrefour” e “Geant”. Alcuni cittadini si erano organizzati in squadre per difendere le case e le loro famiglie ed erano scesi in strada nonostante il coprifuoco, ma l’ordine dell’esercito è “nessuno fuori, non cercate di proteggere le città. L’esercito se ne occupa. Coprifuoco, altrimenti spariamo a vista”. Il coprifuoco è stato esteso dalle ore 17 alle 7 del mattino. Dal quartiere “Bardo”( dove c’è il museo dei mosaici romani) arriva la notizia che i vandali si spostano su fuoristrada bianchi di marca Toyota. Sarebbero le milizie spia dell’RCD, il partito di Ben Ali, gli stessi che hanno acclamato ben ali dopo il suo discorso di ieri “viva l’eroe”.
Secondo blogger e dissidenti, gli sciacalli che stanno devastando Tunisi sono in realtà truppe miste composte di poliziotti, criminali e uomini fedeli al vecchio dittatore lasciate da Ben Ali per dimostrare che senza di lui il paese è nel caos. Domani la Tunisia sarà da ricostruire, mentre è ancora in vigore lo stato di emergenza. “Ora che Ben Ali ha lasciato il paese, chiediamo ai nuovi governanti tunisini di togliere immediatamente lo stato di emergenza che pone limiti alla libertà di espressione e di liberare tutti i detenuti che sono in carcere per le loro idee” dice l’Ifex (International freedom of expression change). L’ong chiede anche al governo di mantenere le promesse fatte giovedì 13 gennaio dall’ex presidente di alleggerire le restrizioni sulla stampa e su internet e di assicurare i diritti umani di base. L’appello chiede anche di permettere la libera pubblicazione dei quotidiani d’opposizione, due dei quali sono stati confiscati nelle scorse settimane. Nonostante siano stati rilasciati i blogger arrestati nei giorni scorsi, il monitoraggio dell’Ifex ricorda tutti quelli che ancora si trovano in carcere. Fahem Boukadous, in prigione da luglio per i suoi racconti delle proteste di Gafsa nel 2008. Poi due giornalisti di radio Kalima : Nissar Ben Hassen e Moez Jemai. Mancano ancora all’appello un attivista politico dissidente Ammar Amroussia, arrestato il 29 dicembre a Gafsa per avere incitato le proteste e un avvocato Mohamed Mzem. Gli avvocati hanno annunciato che continueranno la protesta fino a quando non verrà raggiunta l’autonomia giudiziaria. Nelle settimane scorse sono stati spesso picchiati durante le manifestazioni e ieri (venerdì 14, ndr.) sono stati dispersi con la violenza dalle forze di polizia mentre tenevano un sit in pacifico davanti al ministero dell’Interno. Sono state censurate anche la pagina facebook e il sito dell’Ifex tunisino. (raffaella cosentino)

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Tunisia, arresti di blogger dissidenti e siti oscurati

07/01/2011 17.41 DIRITTI

Appelli di Reporters sans frontieres e di Amnesty International dopo almeno cinque casi di oppositori del regime scomparsi. Avevano messo online la rivolta civile contro la corruzione e l’aumento dei prezzi

Il blogger Slim Amamou

ROMA – Almeno cinque blogger e militanti noti per il loro impegno per la libertà di espressione sul web sono scomparsi ieri in Tunisia, ma la lista potrebbe essere più lunga. A denunciarlo, sospettando che possano essere stati arrestati, è “Reporters sans frontieres” che chiede alle autorità il loro rilascio immediato. “Questi arresti destinati a intimidire gli internauti tunisini e i loro sostenitori internazionali, sono controproducenti e rischiano di alzare la tensione. Non è arrestando qualche blogger che le immagini delle proteste spariranno dalla rete” scrive sul suo sito l’ong francese, che si schiera contro la repressione governativa in risposta alla crisi attraversata dalla Tunisia in questo momento.
Tra gli arrestati c’è anche un rapper di 22 anni, Hamada Ben Amor, conosciuto con lo pseudonimo di “Generale” e autore di un brano musicale celebre su internet dal titolo “Presidente, il tuo popolo è morto”. Il musicista è stato arrestato a casa della sua famiglia a Sfax , 270 chilomentri a sud est della capitale, alle 5 e 30 del mattino, secondo quanto dichiarato alla France press dal fratello Hamdi. Da ieri non si hanno notizie di Hamadi Kaloutcha, blogger e militante, prelevato alle sei del mattino da sei poliziotti in abiti civili che si sono presentati a casa sua. Alla moglie hanno detto che l’avrebbero condotto al commissariato per fargli qualche domanda e che ci sarebbero volute solo alcune ore. Il ciberdissidente Sleh Edine Kchouk, militante dell’Unione generale degli studenti della Tunisia (Uget) è stato arrestato a Bizerte (60 chilometri a nord ovest di Tunisi) e il suo computer confiscato.

Slim Amamou ed El Aziz Amami, due blogger, sarebbero stati arrestati anche loro secondo quanto riferito a Rsf e all’Afp da attivisti per i diritti umani e da un loro amico giornalista. El Aziz Amami ha inviato un sms alla fidanzata dicendo di essere stato arrestato. Amami aveva seguito le proteste nella città di Sidi Bouzid. Il suo blog è stato reso inaccessibile (http://azyz404.blogspot.com/).
Le tracce di Slim Amamou si perdono ieri intorno alle 13, ora in cui, secondo il blog collettivo indipendente tunisino in lingua francese “Nawaat.org”, i suoi amici e colleghi non hanno più avuto sue notizie e in cui non è tornato a lavoro. Intorno alle 18, il blogger scomparso ha rivelato la sua posizione dal cellulare con un tweet sul social network “Foursquare” che permette ai suoi utenti di indicare la posizione geografica in cui si trovano. E il cellulare di Slim Amamou lo localizza a quell’ora dentro il ministero degli Interni tunisino. Il blogger, in precedenza, aveva detto ai suoi amici che la sua casa era sorvegliata dai poliziotti da un paio di giorni. Amamou era già stato arrestato il 21 maggio del 2010 alla vigilia di una manifestazione contro la censura sul web di cui era organizzatore e che aveva annunciato davanti al ministero dell’Informazione.

Ieri anche Amnesty International ha lanciato un appello per la libertà di manifestazione del popolo tunisino, condannando il giro di vite delle autorità tunisine contro l’ondata di proteste sociali seguite al suicidio di un fruttivendolo. Almeno due manifestanti, tra cui un diciottenne caduto sotto i proiettili della polizia, sono stati uccisi durante le proteste. Il 17 dicembre, Mohamed Bouazizi, un fruttivendolo di 26 anni ha tentato il suicidio e poi è morto in ospedale per le ferite riportate, nella città di Sidi Bouzid. Il gesto estremo dell’uomo è seguito al sequestro del suo carretto di frutta da parte dei vigili perché non aveva la licenza. Bouazizi è diventato il simbolo di una rivolta contro la precarietà sociale, l’aumento dei prezzi, la disoccupazione e la corrruzione. Proteste continuano a infiammare tutto il paese. E tra queste anche un attacco di hacker a cinque siti del governo, condotto da un gruppo anonimo di ciberpirati solidali con la piazza. Gli arresti, non confermati dal governo del presidente Ben Ali, sarebbero una risposta alla guerriglia informatica. (raffaella cosentino)
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