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Senegalesi del Pigneto a rischio criminalizzazione? C’è la denuncia

04/03/2010
14.51
IMMIGRAZIONE

Presa di posizione del comitato di quartiere e dell’osservatorio antirazzista dopo la terza operazione di polizia in 6 mesi. “Temiamo sia il primo passo per sbattere in strada gli abitanti di via Campobasso 16-18”. Il parere dei residenti italiani

ROMA – Una “criminalizzazione” della comunità senegalese che abita da vent’anni in via Campobasso 16-18, all’interno dell’isola pedonale del Pigneto, allo scopo di mandare via gli africani e consegnare le case alla speculazione edilizia in una zona piena di locali notturni e molto frequentata dai giovani. E’ quanto denuncia un comunicato congiunto del comitato di quartiere e dell’osservatorio antirazzista territoriale, dopo l’ultima operazione delle forze dell’ordine volta a combattere la vendita di prodotti a marchio falso. Ieri i carabinieri della stazione di Casal Bertone hanno sequestrato centinaia di oggetti contraffatti e denunciato 8 senegalesi, di età compresa tra i 31 e i 55 anni. Secondo il comitato di quartiere “tre senegalesi sono stati fermati per accertamenti e condotti all’ufficio immigrazione di Tor Sapienza e un cittadino mauritano è stato arrestato per possesso di merce falsa e condotto al commissariato di Porta Maggiore”. Il blitz dei militari arriva 48 ore dopo un’altra operazione condotta dai carabinieri nel tardo pomeriggio del primo marzo con finalità antidroga. “In contemporanea con la manifestazione ‘24h senza di noi’, sette lavoratori senegalesi abitanti del pigneto sono stati arrestati in casa mentre guardavano la tv – scrivono le associazioni – verranno rilasciati solo a tarda notte senza nessuna denuncia per droga ma solo per contraffazione e ricettazione”.
Nel comunicato viene ricordato anche il blitz del 5 ottobre 2009 degli uomini della Guardia di finanza, definito un “rastrellamento di tutte le persone di pelle nera che si trovavano in strada, annunciato come antidroga ma conclusosi con denunce e arresti per resistenza”. Il 24 marzo si terrà a piazzale Clodio l’ultima udienza del processo a carico dei tre senegalesi arrestati in quell’occasione per resistenza a pubblico ufficiale.
Secondo gli autori del comunicato, i senegalesi di via Campobasso sono indicati come “la causa del degrado del quartiere e il covo proncipale della droga e della malavita, un facile capro espiatorio e abitano in appartamenti che devono essere messi a profitto con altri introiti speculativi”. Un timore motivato nel documento dal fatto che “la polizia ha manifestato l’intenzione di porre sotto confisca l’immobile dove ha effettuato la perquisizione e temiamo che questo sia il primo passo per sbattere in strada gli abitanti”.
I residenti italiani dell’isola pedonale affermano ancora che “la realtà è ben diversa, come sappiamo noi che al Pigneto ci abitiamo e di lavoriamo, luogo che negli ultimi anni è diventato zona di movida, in cui il proliferare di locali e la mancanza di spazi pubblici hanno creato un modello di relazioni sociali propedeutiche a un mercato della droga”. Gli abitanti denunciano la morte di tre persone per overdose intorno all’isola pedonale l’estate scorsa e il fatto che “ il gruppo dei senegalesi è estraneo al traffico di droga, mentre i luoghi dello spaccio sono altri e noti a tutti”. Anche gli stessi senegalesi di via Campobasso hanno diffuso una nota. “Chi spaccia nel quartiere lo fa anche alla luce del giorno – scrivono – noi siamo ambulanti, per scelta o per necessità”. Gli immigrati raccontano che “da tempo stranieri fermati per spaccio stanno falsamente dichiarando di abitare in via Campobasso”. Una denuncia fatta anche nel corso di un’assemblea pubblica al Nuovo Cinema Aquila e dai microfoni di una radio locale. (rc)
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Castel Volturno, la paura degli africani per i blitz delle forze dell’ordine

16/02/2010
12.15
IMMIGRAZIONE

Dopo Rosarno si sono intensificati i controlli verso gli irregolari. Autobus fermati per chiedere i documenti, retate: i racconti degli immigrati e delle associazioni. Viaggio sulla Domiziana, tra business degli alloggi e caporalato

CASTEL VOLTURNO – Blitz delle forze dell’ordine, controlli sui documenti, retate alla ricerca degli stranieri senza permesso di soggiorno. Le operazioni contro gli irregolari intensificate dopo i fatti di Rosarno. Autobus di linea fermati per controllare i documenti dei passeggeri, tra cui ci sono molti lavoratori stagionali africani. Operazioni anche nelle case private in cui alloggiano, spesso in nero, gli africani. Sono le testimonianze frequenti che si raccolgono in questi giorni sulla via Domiziana. Con la statale 18 degli scontri della Piana di Gioia Tauro e la 106 jonica dell’esodo dei rifugiati del Cara di Sant’Anna a Crotone, un’altra strada dei fantasmi con la pelle nera. Ma qui gli invisibili sono una moltitudine. Un vero popolo che nessuno sa quantificare. Si stima dai seimila ai tredicimila senza permesso di soggiorno, spalmati su 27 chilometri di Domiziana. Un nome arrivato dall’antica roma degli imperatori che fa a pugni con il degrado ambientale e sociale di oggi nell’area di Castel Volturno. L’abusivismo edilizio, l’inquinamento dei fiumi e della costa, lo strapotere dei clan della camorra hanno reso questi luoghi una polveriera dell’ennesima guerra tra poveri. Hanno paura gli africani di Castel Volturno. Basta parlare con loro alla fermata degli autobus per sentire le storie dei blitz continui delle pattuglie. Testimonianze raccolte frequentemente da tante associazioni di volontariato e di assistenza legale che prestano la loro opera in zona. Ma anche dall’ex Canapificio di Caserta, ai cui sportelli si rivolgono migliaia di immigrati e rifugiati. Tantissimi hanno raccontato degli autobus di linea fermati per strada dalle forze dell’ordine per controllare chi è senza documenti. Questo soprattutto spaventa gli stranieri, perché, dicono, non era mai successo prima.

La rivolta di Rosarno e le violenze contro i lavoratori stagionali prima e dopo le proteste, con la successiva deportazione dei migranti, hanno avuto una eco profonda anche qui. Sia per le notizie diffuse dalla televisione, sia per i racconti di tanti ragazzi in fuga che hanno trovato rifugio a Castel Volturno ospitati dai connazionali. Gli africani sono convinti che almeno dieci o quattordici di loro siano morti a Rosarno. Una leggenda metropolitana che alimenta il clima di paura in chi ha una vita totalmente precaria.

L’ american palace, Pescopagano, destra Volturno sono alcuni dei luoghi in cui abita l’esercito dei nuovi schiavi. A differenza della Piana di Gioia Tauro, sulla Domiziana non c’è un’emergenza abitativa assoluta, né una concentrazione di lavoratori stagionali nelle bidonville. Anche chi è senza permesso di soggiorno riesce ad affittare una casa. Si tratta di migliaia di villette e palazzi costruiti vicino al mare inseguendo la chimera del turismo di massa. Il miraggio del polo turistico si è infranto con la devastazione ambientale, i rifiuti, gli scarichi industriali e i traffici dei clan. Ruota dunque un grande business dietro la presenza di migliaia di africani che dormono a Castel Volturno e poi vanno a lavorare nell’hinterland Casertano, come stagionali agricoli, magazzinieri sottopagati o nei cantieri. Case fatiscenti e umide, senza riscaldamento e non ristrutturate, che altrimenti non avrebbero mercato, vengono affittate a stranieri senza permesso di soggiorno per 300 o 500 euro al mese. Un posto letto costa dai 120 ai 150 euro. Anche i commercianti guadagnano tutto l’anno per la presenza di questa popolazione ‘aggiuntiva’, non registrata dalle statistiche ufficiali che parlano di circa 23mila abitanti e duemila stranieri regolari. Tantissimi africani sono approdati nel casertano dopo la stagione degli sbarchi a Lampedusa. Altri si sono stabiliti da molti anni e hanno famiglia e bambini piccoli che frequentano le scuole. Molti non parlano la lingua italiana e sono lontanissimi dall’ integrazione. Il territorio su cui insistono le tante comunità e nazionalità è lo stesso, ma ognuno tende a fare gruppo a sé. Sono nati anche tanti piccoli negozietti africani. Alcuni sono sulla strada, altri sono spacci improvvisati nelle case in cui si concentrano gli stranieri. Ad esempio all’American Palace, un palazzone con decine di appartamenti affittati ad africani, una signora che vive in Italia da circa sei anni, con un figlio di otto, aveva aperto uno spaccio. Racconta che ha dovuto chiudere per le denunce fatte ai vigili urbani da un negoziante italiano.
Gli uomini lavorano a giornata con il caporalato. Alle quattro di mattina prendono gli autobus di linea fino alle rotonde stradali che sono fuori dal paese e che loro stessi hanno ribattezzato ‘Kalifoo Ground’, il terreno dove si trovano gli schiavi a giornata (i kalifoo). Lì ci sono i caporali ad attenderli. Va avanti così da anni, sotto gli occhi di tutti, nella terra di nessuno. E’ per questo che qui l’idea di uno sciopero il primo marzo sembra un paradosso lontano e improponibile. (raffaella cosentino)
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