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Due figlie e 600 euro al mese, vive in una ex fabbrica occupata sulla Prenestina

01/03/2010
13.54
CASA

Storie di madri italiane sole che vivono negli stabili dei movimenti di lotta per la casa. Tatiana, 28 anni, fa la commessa e sta a Metropoliz. “Almeno qui le mie figlie sorridono e io mi sento libera”

Roma – La libertà dentro una vecchia fabbrica occupata. Varcata la soglia di casa, Tatiana, giovane donna romana di 28 anni e le sue due bimbe, Melany e Maya di 8 e 6 anni, entrano nel loro mondo fatto a colori pastello, tra rose e girasoli, e si chiudono alle spalle la vita grigia di fuori. Una cucina accogliente, una camera da letto con il televisore, un bagno. Sulle pareti e sulle porte hanno disegnato fiori. In tre mesi, Tatiana, con l’aiuto di un amico, è riuscita a creare una casa vera per le sue figlie. “Abbiamo anche l’acqua calda”, afferma orgogliosa. Nella stanza accanto è rimasto uno spazio con i calcinacci e il cemento nudo. Un contrasto impressionante tra il prima e il dopo. Tra il degrado e la vita di una famiglia a suo modo felice. Vivono a Metropoliz, in zona prenestina Tor Sapienza. Un ex impianto industriale della Fiorucci, costruito negli anni Sessanta e abbandonato da dodici anni, che a marzo 2009 è stato occupato dai ‘Blocchi precari metropolitani’. Il proprietario doveva farci un hotel di lusso, ma non ha ottenuto il cambio di destinazione d’uso. La casetta di Tatiana si trova in una delle vecchie foresterie per i pendolari che lavoravano nel salumificio.

Ogni mattina, Tatiana, Melany e Maia escono dal loro piccolo sogno costruito a fatica. Attraversano il cortile di Metropoliz e i suoi murales con le scritte che incitano alla lotta per la casa, e superato il cancello chiuso con il catenaccio, si immergono nella quotidianità. Le bambine vanno a scuola, la mamma fa la commessa in un negozio di abbigliamento di proprietà di sua cugina. Tutti i giorni, compresa la domenica, con orario 9-13 e 16.30 – 19.30. Paga:600 euro al mese. “Ma tanto di meglio non trovi – dice Tatiana – almeno così posso portarmi dietro le figlie quando escono da scuola, non potrei pagare una bambinaia”.

Minuta, occhi grandi, un sorriso deciso. Tatiana ha scelto la via dell’occupazione per chiudere i ponti con il passato e iniziare a costruire la felicità per le sue figlie. Alle spalle, una storia di violenze domestiche. Si è sposata 8 anni fa, dopo la nascita della prima figlia. Suo marito faceva il pizzaiolo e con lo stipendio non riusciva a pagare un affitto nella capitale. Così hanno vissuto per cinque anni a dai genitori di lui. Probabilmente la frustrazione per non riuscire a dare una sistemazione autonoma alla sua famiglia, ha portato l’ex marito di Tatiana sulla strada della tossicodipendenza. Ancora oggi entra ed esce dalle cliniche e dalle comunità di recupero. “Era una persona dolce prima, ma è finito a fumare cocaina, ha perso il lavoro, è diventato violento e mi minacciava”, racconta. Comincia un incubo e passano 4 anni prima che lei trovi il coraggio di andare via di casa. “I miei genitori sono separati e mio padre mi ha chiuso la porta in faccia tanti anni fa – continua – sono tornata a vivere da mia madre per sei mesi, ma la situazione era insostenibile, perché lei si è risposata e ha tre figli di cui uno della stessa età di Melany”. Anche così, non avendo subìto una sfratto, non raggiunge i 10 punti per l’alloggio popolare. “Sette punti per me”, conferma. Infine l’approdo allo sportello di via dei Castani dei blocchi precari metropolitani, indirizzata da una parente. Si è unita al popolo dei picchetti per il diritto all’abitare e ha raggiunto Metropoliz. La sua vita la riassume così: “Pure dentro una fabbrica, almeno vedo le mie figlie sorridere, sono tranquille e io mi sento finalmente libera”.(raffaella cosentino)
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