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Castel Volturno, prostitute per 10 euro

28/04/2010
13.01
IMMIGRAZIONE

Rapporto Oim: almeno cinquecento nigeriane vittime della tratta e senza protezione. A sfruttarle sono ‘madames’ africane ma anche donne italiane. Altre ragazze arrivano dall’Europa dell’Est. Vorrebbero lasciare la strada per un lavoro regolare

Roma- Si prostituiscono sulla strada per 10-15 euro. A casa chiedono dai 25 ai 40 euro. Sono ricattate, subiscono violenze e non possono andare liberamente in ospedale. Vivono in case sovraffollate e a volte devono anche condividere un letto in due persone. Lavorano in aree desolate e strade secondarie, dove non c’è possibilità di chiedere aiuto in caso di necessità. Il mercato del sesso nel Casertano fa carne da macello di tante giovani ventenni, soprattutto nigeriane ma anche dei paesi dell’Est. Lo afferma il rapporto dell’Oim su Castel Volturno, delineando uno spaccato delle gravissime violazioni dei diritti umani commessi sui migranti in Italia.

Nuovi schiavi, tratta degli esseri umani e sfruttamento sul lavoro con il coinvolgimento delle organizzazioni criminali. Con dei distinguo. Non sempre esiste un nesso tra lo sfruttamento lavorativo e situazioni di tratta degli esseri umani. “Molto spesso i trafficanti si limitano a facilitare l’ingresso illegale dei migranti ma non sono anche gli sfruttatori finali degli stessi, che sono invece per lo più cittadini italiani”, spiega il rapporto. Il sistema di tratta è invece più chiaro nel caso della prostituzione delle nigeriane nella zona. “Le vittime dello sfruttamento sessuale sono invece inserite in un circuito di traffico di esseri umani vero e proprio in cui è possibile distinguere le varie condotte criminali e individuare un collegamento tra i soggetti dediti al reclutamento, al trasporto e allo sfruttamento”, sottolineano i legali dell’Oim.

Castel Volturno è uno dei principali luoghi di residenza delle “madames”, cittadine nigeriane che controllano il business dello sfruttamento sessuale, anche quando le vittime operano in altre zone d’Italia. E che legano le loro vittime con un rito “vodoo” che le vincola psicologicamente già al momento della partenza dall’Africa. Si stima che nell’area oltre 500 giovani donne nigeriane lavorino quotidianamente nel mercato del sesso. Una cifra a cui si arriva sulla base delle segnalazioni delle associazioni locali sulle donne nigeriane che lavorano sulla strada tra la Provincia di Caserta e quella di Napoli. Due terzi di loro vivono a Castel Volturno, a cui si aggiungono le donne provenienti dall’Europa dell’est, ucraine, romene, albanesi e bulgare. Le europee abitano però a Mondragone. Altri luoghi di residenza delle migranti sono i dintorni di S. Antimo e Aversa.

Sono vittime di un ricatto, circa il 70% di loro deve ancora finire di pagare il debito contratto per raggiungere l’Italia e solo una piccola percentuale è titolare di permesso di soggiorno, solitamente perché gli è stata riconosciuta qualche forma di protezione internazionale.
Come funziona il mercato del sesso? “Nella maggior parte dei luoghi le ragazze effettuano dei veri e propri turni di lavoro (mattina o sera). Recentemente, però, molte di esse hanno iniziato a lavorare senza sosta per tutto il giorno, spesso cambiando zona – si legge nel rapporto – i principali luoghi della prostituzione sono: Casalnuovo, Marigliano, Caivano, Ischitella-Trentola Ducenta, Giugliano (dove lavorano più di quindici ragazze nigeriane e una decina di ragazze dell’Europa dell’est) e Licola”. L’eta media è tra i 20 e i 30 anni.

La maggior parte delle donne nigeriane arrivate nel 2008, è sbarcata a Lampedusa e deve ancora finire di pagare un debito che ammonta in media a 40 mila euro. I trafficanti si adeguano anche ai respingimenti in mare. Infattim le nigeriane arrivate nel 2009, sono sbarcate da un aereo, non più da un gommone, spesso facendo scalo in Francia, con visto di ingresso regolare anche se spesso con un passaporto di un’altra persona. In questi casi, il debito da pagare è superiore rispetto alle ragazze arrivate via mare e ammonta dai 50 ai 60 mila euro. In alcune zone, in particolare a Casalnuovo, le migranti hanno riferito di pagare, oltre al debito alle madame nigeriane, una somma di 100-150 euro mensili ad una donna italiana per poter occupare il posto in cui lavorano.

“Molte donne nigeriane vittime della tratta hanno presentato e continuano a presentare richiesta di protezione internazionale, a volte all’arrivo a Lampedusa o a Fiumicino, altre volte soltanto quando giungono a Roma. E’ raro che durante l’audizione dinanzi alla competente Commissione territoriale emerga la condizione di tratta e sfruttamento e non è facile che ad esse venga riconosciuta qualche forma di protezione”, si legge nel rapporto. Le migranti dichiarano di essere disposte a lasciare la strada qualora avessero la possibilità di ottenere un lavoro regolare, anche laddove il salario fosse inferiore rispetto a quanto riescono a guadagnare lavorando sulla strada.

Il tempo impiegato per estinguere il debito è in media di due anni, anche se per alcune ragazze è necessario un periodo molto più lungo perchè devono contribuire alle spese di affitto delle abitazioni, alle spese domestiche, e talvolta persino alle spese dei trafficanti. Dal momento che in molti casi è la stessa madame a gestire i pagamenti, è difficile che le ragazze si rendano conto delle spese che sono effettivamente sostenute. (rc)
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Centro sociale ex Canapificio: “Su 130 audizioni per le richieste di asilo, 94 dinieghi”

16/02/2010
16.00
IMMIGRAZIONE
Nel centro sociale di Caserta, che è anche gestore di progetti Sprar e sportello Cir, la Camera di commercio vorrebbe fare sorgere un centro commerciale. Ma il collettivo ha ricevuto l’approvazione regionale per la ristrutturazione

CASERTA – “Da maggio a ottobre del 2009, su 130 audizioni della commissione territoriale per i richiedenti asilo, 94 sono stati i parei negativi, solo tredici positivi e altri sono ancora in attesa”. In queste cifre riportate da Giampaolo Mosca del centro sociale ex Canapificio c’è tutto il muro legislativo con cui si scontra l’umanità proveniente dall’Africa Subsahariana parcheggiata sine die nell’area di Castel Volturno. Una situazione di illegalità che alimenta a dismusura lo sfruttamento e il caporalato a giornata. “Noi facciamo da filtro tra queste persone schiavizzate e le istituzioni, sperando nella protezione umanitaria, ma riceviamo tantissimi dinieghi”, dice Mosca. Come questa assoluta carenza di diritti civili e sul lavoro risulti utile ai clan è evidente a Caserta. “Senza permesso non accedono al contratto regolare e sono facilmente sfruttabili”, sottolinea l’avvocato Daria Storia dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni che da metà gennaio ha esteso il progetto ‘Praesidium’ a Castel Volturno. Un primo intervento sperimentale fino a fine febbraio per prendere contatto con le associazioni sul campo. “Abbiamo notato la necessità di assistenza legale che c’è – continua – ma la nostra permanenza qui dipende dal rifinanziamento del progetto da parte del ministero”. L’Oim sta anche monitorando il post-Rosarno collaborando con l’ex Canapificio.
A ridosso della stazione ferroviaria, nell’ex fabbrica occupata, ogni mercoledì si riunisce un’assemblea informativa del movimento auto-organizzato di immigrati e rifugiati, con uno staff di 30 immigrati e 10 italiani. Il centro sociale ne è parte integrante e da circa quindici anni porta avanti le rivendicazioni e le vertenze con le istituzioni, dalla questura alla provincia, alla regione. “Abbiamo iniziato nel 1995 con le vertenze di lavoro dei senegalesi, allora eravamo cinque- sei persone, oggi il collettivo ne conta 25 – spiega Mosca – dal 2000 seguiamo anche ghanesi, togolesi, nigeriani e africani in genere, concentrandoci su richiedenti asilo e rifugiati”.
Fino al 2007 il problema principale erano i tempi di attesa fino a due-tre anni per accedere alla commissione nazionale, prima dell’istituzione di quelle territoriali. A Caserta è sempre stata molto alta la presenza di richiedenti asilo. “Rispetto a dieci anni fa, la forza di questo movimento è stata la crescita educativa degli immigrati, sull’idea che le vertenze si vincono solo lottando insieme, per questo si fanno gli incontri settimanali e una volta al mese visite nelle case”.
Sono tantissime le attività pro-migranti svolte in questo centro sociale. Uno sportello informativo di assistenza legale, l’accompagnamento nei rapporti con la questura per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno, un appuntamento settimanale in questura per cinquanta persone. E ancora, audizioni di preparazione per la commissione territoriale, corsi di italiano. L’ex canapificio è anche ente gestore del progetto di Accoglienza richiedenti asilo tramite lo Sprar con la provincia e il comune di Caserta per un totale di 15 posti con progetti biennali. Da ottobre scorso, ha anche un progetto Sprar per persone vulnerabili di cinque posti, riservati a vittime di torture, violenze e schock migratorio. Inoltre il centro sociale è sportello Cir (Consiglio italiano per i rifugiati) per il progetto ‘Domus’, di sostegno economico e burocratico nell’affitto di una casa per beneficiari di protezione umanitaria, sussidiaria o status di rifugiato. Per dieci persone sono disponibili alcune migliaia di euro per avviare l’affitto di una casa, ad esempio per la caparra e le prime mensilità o per l’acquisto dei mobili.
E’ l’unico centro sociale a partecipare al tavolo nazionale asilo con Cgil, Arci, Acnur e Cir. E’ spesso convocato in audizioni con il ministero dell’Interno, l’Alto commissariato Onu per i rifugiati e con il presidente della commissione nazionale per le richieste di asilo politico. Come componente della rete antirazzista ha partecipato all’organizzazione delle manifestazioni nazionali a Roma nel 2004, 2005, 2006 e l’ultima a settembre del 2009. Attualmente fa parte del coordinamento per il primo marzo. Nell’estate del 2008 ha presentato alla regione Campania un progetto per la riqualificazione della struttura, che necessita interventi soprattutto sul tetto. Il progetto è stato approvato dalla regione ed è in attesa dei successivi step burocratici. Ma anche altri interessi si muovono sull’ex canapificio. Recentemente, Tommaso De Simone, neo-presidente della locale Camera di Commercio ha dichiarato di voler proporre alla regione, ente proprietario dell’immobile, un comodato d’uso di 99 anni per farci un centro commerciale e una sala congressi, in cui solo una parte dovrebbe essere destinata com’è oggi all’assistenza agli immigrati.
Il centro sociale ha operato anche sul quartiere disagiato di Acquaviva e sta lottando con il movimento studentesco per la destinazione a parco pubblico dell’ex deposito militare Macrico. Oltre trenta ettari in centro dove dovrebbero sorgere invece un residence e un polo commerciale.
Tante anche le attività culturali, come la nascita, dopo la strage degli immigrati del 2008, dei Kalifoo Ground, una band reggae che si chiama come le rotonde stradali dove si va al caporalato. Il gruppo è composto da un irregolare e due richiedenti asilo che abitano a Castel Volturno e da Gianluca Castaldi, un ex padre comboniano che gestisce il centro di accoglienza Caritas ‘La tenda di Abramo’.Gli altri tre sono Kwadwo e Ben del Ghana e Zongo del Burkina Faso, dove era sindacalista in fabbrica. Dicono: “Sembra che in questo paese se sei nero non puoi fare niente, non puoi avere idee. Noi vogliamo dire che non è così ed esprimere il nostro desiderio di giustizia”. (raffaella cosentino)
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