Posts Tagged 'diritto all’abitare'

Sola con una bambina, dopo lo sfratto l’occupazione

01/03/2010
14.05
CASA

La storia di Raffaella Ferraro, ex guardia giurata, con una figlia di 8 anni. “Dal municipio mi hanno detto: chiami lo 060606”. Oggi vive sulla Collatina, in un edificio sequestrato alla banda della Magliana, insieme ad altre 20 persone

ROMA – Raffaella Ferraro, madre sola con una bambina di 8 anni che si chiama Beatrice, alle occupazioni ci è arrivata dopo essersi rivolta per anni a tutte le istituzioni competenti, mentre dopo un licenziamento scivolava nel baratro dell’indigenza e dello sfratto per morosità. E’ stata guardia giurata per oltre dodici anni. Licenziata nel 2004, è ancora in causa con il datore di lavoro. Viveva in via Roberto Malatesta, in un ex portierato, proprietà di tutti i condomini. Non è riuscita a trovare un altro lavoro fisso, anche a causa dell’età. Oggi sopravvive con gli aiuti della Caritas e lavoretti da baby sitter a stiratrice. E’ in causa anche con l’ex compagno che non le paga gli alimenti per la figlia.
“Mi sono rivolta al municipio VI, che mi ha spedita dall’assistente sociale, il quale mi ha rimandata al municipio – racconta – per dirmi alla fine che il municipio non ha soluzioni per l’emergenza abitativa. Dal 2005 dentro la cartellina con il mio nome non c’era assolutamente nulla, non avevano fatto niente”.

Quando lo sfratto è diventato esecutivo, al municipio le hanno risposto che potevano solo metterla in una lista d’attesa di mesi per entrare in un centro d’accoglienza temporaneo. “Mi hanno detto: chiami lo 060606 del comune di Roma”, racconta. Intanto ha vissuto per sette mesi in casa senza la luce. “Stavamo con le candele e Bea attaccava disegni sullo schermo della Tv per fare come se ci fossero delle immagini”, dice. Le ha provate tutte. Ha anche scritto una lettera ai condomini, lasciandola in ogni cassetta delle lettere. Così le hanno abbuonato un anno di morosità. “Ma l’avvocato dello stabile, che ne è anche amministratore, ha chiesto di procedere a oltranza con l’ufficiale giudiziario”. Con la forza della disperazione e gli ultimi centesimi rimasti sul cellulare, ha telefonato al quotidiano freepress E Polis raccontando in lacrime tutta la sua storia. Un giornalista l’ha messa in contatto con i Blocchi precari metropolitani.

Sono cominciati i picchetti sotto casa e di rinvio in rinvio sono arrivati a 4 mesi di proroga. Ma alla fine è rimasta lo stesso in mezzo a una strada. Poche cose sotto braccio, e nell’altra mano la piccola Beatrice. Dopo una settimana senza soluzioni dal municipio, gli attivisti hanno deciso di occupare uno stabile in via Altobelli, sulla Collatina. Si tratta di un edificio sequestrato alla banda della Magliana, al cui interno c’erano già armadi, letti e reti. Attualmente ci vivono 20 persone in occupazione. Per Raffaella una casa dignitosa era necessaria anche per ottenere l’affidamento della figlia. La signora Ferraro è una delle persone con 10 punti per l’alloggio popolare. Dopo un anno di occupazione, il municipio si è impegnato a prendersi carico del suo caso. “Ma ormai sono finita in un imbuto – dice – non sarà mai come una casa vera e se anche ci fosse, continuo la lotta per le altre donne nella mia situazione”. E sul percorso che l’ha portata a essere una senza tetto, pesa come un macigno la lentezza della giustizia. “Se il processo civile per il licenziamento non fosse ancora in corso, io probabilmente non sarei qui”, dice davanti a Beatrice. La piccola è felice perché con l’aiuto della parrocchia è diventata una scout. E ripete: “La coccinella è sempre contenta, sempre ordinata, sempre ubbidiente….” (rc)
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Due figlie e 600 euro al mese, vive in una ex fabbrica occupata sulla Prenestina

01/03/2010
13.54
CASA

Storie di madri italiane sole che vivono negli stabili dei movimenti di lotta per la casa. Tatiana, 28 anni, fa la commessa e sta a Metropoliz. “Almeno qui le mie figlie sorridono e io mi sento libera”

Roma – La libertà dentro una vecchia fabbrica occupata. Varcata la soglia di casa, Tatiana, giovane donna romana di 28 anni e le sue due bimbe, Melany e Maya di 8 e 6 anni, entrano nel loro mondo fatto a colori pastello, tra rose e girasoli, e si chiudono alle spalle la vita grigia di fuori. Una cucina accogliente, una camera da letto con il televisore, un bagno. Sulle pareti e sulle porte hanno disegnato fiori. In tre mesi, Tatiana, con l’aiuto di un amico, è riuscita a creare una casa vera per le sue figlie. “Abbiamo anche l’acqua calda”, afferma orgogliosa. Nella stanza accanto è rimasto uno spazio con i calcinacci e il cemento nudo. Un contrasto impressionante tra il prima e il dopo. Tra il degrado e la vita di una famiglia a suo modo felice. Vivono a Metropoliz, in zona prenestina Tor Sapienza. Un ex impianto industriale della Fiorucci, costruito negli anni Sessanta e abbandonato da dodici anni, che a marzo 2009 è stato occupato dai ‘Blocchi precari metropolitani’. Il proprietario doveva farci un hotel di lusso, ma non ha ottenuto il cambio di destinazione d’uso. La casetta di Tatiana si trova in una delle vecchie foresterie per i pendolari che lavoravano nel salumificio.

Ogni mattina, Tatiana, Melany e Maia escono dal loro piccolo sogno costruito a fatica. Attraversano il cortile di Metropoliz e i suoi murales con le scritte che incitano alla lotta per la casa, e superato il cancello chiuso con il catenaccio, si immergono nella quotidianità. Le bambine vanno a scuola, la mamma fa la commessa in un negozio di abbigliamento di proprietà di sua cugina. Tutti i giorni, compresa la domenica, con orario 9-13 e 16.30 – 19.30. Paga:600 euro al mese. “Ma tanto di meglio non trovi – dice Tatiana – almeno così posso portarmi dietro le figlie quando escono da scuola, non potrei pagare una bambinaia”.

Minuta, occhi grandi, un sorriso deciso. Tatiana ha scelto la via dell’occupazione per chiudere i ponti con il passato e iniziare a costruire la felicità per le sue figlie. Alle spalle, una storia di violenze domestiche. Si è sposata 8 anni fa, dopo la nascita della prima figlia. Suo marito faceva il pizzaiolo e con lo stipendio non riusciva a pagare un affitto nella capitale. Così hanno vissuto per cinque anni a dai genitori di lui. Probabilmente la frustrazione per non riuscire a dare una sistemazione autonoma alla sua famiglia, ha portato l’ex marito di Tatiana sulla strada della tossicodipendenza. Ancora oggi entra ed esce dalle cliniche e dalle comunità di recupero. “Era una persona dolce prima, ma è finito a fumare cocaina, ha perso il lavoro, è diventato violento e mi minacciava”, racconta. Comincia un incubo e passano 4 anni prima che lei trovi il coraggio di andare via di casa. “I miei genitori sono separati e mio padre mi ha chiuso la porta in faccia tanti anni fa – continua – sono tornata a vivere da mia madre per sei mesi, ma la situazione era insostenibile, perché lei si è risposata e ha tre figli di cui uno della stessa età di Melany”. Anche così, non avendo subìto una sfratto, non raggiunge i 10 punti per l’alloggio popolare. “Sette punti per me”, conferma. Infine l’approdo allo sportello di via dei Castani dei blocchi precari metropolitani, indirizzata da una parente. Si è unita al popolo dei picchetti per il diritto all’abitare e ha raggiunto Metropoliz. La sua vita la riassume così: “Pure dentro una fabbrica, almeno vedo le mie figlie sorridere, sono tranquille e io mi sento finalmente libera”.(raffaella cosentino)
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