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La favola dell’accoglienza che si può…Il volo

Doveva essere un cortometraggio, una sorta di “esperimento” di nove minuti, invece, come spesso capita con l’arte, i personaggi hanno preso per mano l’autore e l’hanno condotto in un “volo” di ventinove minuti lungo i percorsi tortuosi della propria storia.
L’autore in questo caso si chiama Wim Wenders e i personaggi hanno nomi come Rahmatullah, Mohammed o come Dimitrije, Abeba e Helen. Sono tutti quegli immigrati, rifugiati, profughi arrivati sulla costa ionica al termine di viaggi lunghissimi, duranti in alcuni casi anni, che hanno trovato a Riace, Badolato, Caulonia, una nuova casa. “Il volo” di Wenders racconta proprio questo, la favola dell’accoglienza, dell’integrazione che si può, nonostante a pochi chilometri da lì la cronaca ci abbia raccontato una realtà completamente diversa. Eppure, è dal 1997 che proprio lì curdi, iracheni, iraniani, afghani, africani fuggiti dalla propria patria sono stati integrati nella società civile, grazie alla lungimiranza delle amministrazioni locali, e hanno un lavoro ed un’abitazione laddove, un tempo, erano partite migliaia di persone a causa delle invasioni turche e, negli anni più recenti, i fenomeni migratori verso il nord Italia avevano provocato un forte impoverimento demografico ed economico. Un fatto di cronaca che è divenuto prima un racconto, quasi fiabesco nella fantasia di Eugenio Melloni, e poi un film in cui Salvatore Fiore interpreta l’ultimo bambino del villaggio e Ben Gazzarra e Nicola Zingaretti, rispettivamente il sindaco e il prefetto, gestiscono la folla di disperati appena sbarcati, che agli occhi del piccolo protagonista appaiono soltanto dei potenziali compagni di gioco.

“L’idea”, spiega Claudio Gabriele, produttore insieme alla Technos di Mauro Baldanza, alle Edizioni musicali Borgatti, alla Regione Calabria e alla Lilliwood, responsabili della stereoscopia,
“nasce da una sfida, quella di coniugare i film in 3D con l’autorialità, perché finora nessun autore si era mai cimentato con la stereoscopia. Questo tipo di film era riservato ”.
“Mauro Baldanza mi chiese se volevo partecipare alla riunione di un’associazione europea sulla stereoscopia e io, che conosco Wenders da “Al di là delle nuvole”, ho avuto la sfacciataggine di proporre a lui questo progetto”.
“La scelta del racconto di Melloni è stata casuale”, interviene Baldanza.
“Dopo l’incontro con Wenders – prosegue- lessi questa storia e mi piacque. Non c’è una ragione politica. È un racconto molto semplice che si basa su un ragionamento altrettanto semplice: della gente ha bisogno di case e ci sono delle case che hanno bisogno di gente. È una questione di logica. Basta fare 2+2”.
Al di là delle intenzioni iniziali, vicende simili hanno un potenziale di denuncia innato, tanto che, come sottolinea Gabriele, “all’improvviso è successo qualcosa di magico”.
Che cosa? “Incontrando i bambini, i rifugiati, siamo venuti in contatto con realtà devastanti. Una bella mattina, io e Wim avevamo appuntamento sul set, alle 7, per girare. Stavamo prendendo il caffè quando mi ha detto: ho fatto una rivoluzione. Io ho tremato perché sapevo che non avrei potuto dire di no, ma i soldi erano già finiti. Wim mi ha chiuso dentro il cinemobile, mi ha messo il suo computer sulle ginocchia e mi ha lasciato leggere quello che aveva scritto durante la sua notte insonne; una notte in cui racconta di essersi reso conto che, dopo aver parlato con alcuni bambini, il racconto del film era diventato per lui irrilevante rispetto a quelle esperienze vissute. Sento l’esigenza di cambiare rotta e di rendere centrale la realtà, disse”.
Il volo è diventato, così, una sorta di denuncia?
“Quella è una conseguenza”, prosegue Gabriele, “la cosa importante è l’onesta intellettuale di un uomo che ha capito che doveva raccontare attraverso le parole e le esperienze di queste persone, fuggite dai loro paesi d’origine per persecuzioni religiose, per le guerre, per la povertà. Ed ecco che il film è cambiato. Ed è cambiato in meglio”.
“Il volo”, visto l’argomento ha ricevuto anche il patrocinio dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR).
“Siamo convinti”, sottolinea Baldanza, “che quando vedranno l’opera saranno molto soddisfatti”.
“Siamo ora a qualche ora dalla fine, al taglio del nastro”, ricorda Claudio Gabriele.
Wenders è a Roma, con la sua squadra, ma non parla del lavoro non ancora finito. Fa capolino, saluta, un sorriso e se ne va. Quello che pensa lo mostreranno le sue inquadrature e del resto già lo ha detto, a Berlino, in occasione del ventesimo anniversario del crollo del muro: “la vera utopia
non è la caduta del muro, ma quello che è stato realizzato in alcun paesi della Calabria”.

di Antonella Vicini per Altri http://www.altri.info/

Foto: gentile concessione della produzione.

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Il realismo di Wenders: il regista e l’incontro con un bambino afghano a Riace

Diventa una docu-fiction ‘’Il Volo’’, ultima opera del regista tedesco, girata in Calabria. Il genio del cinema commosso dal vissuto dei rifugiati: “Mi si è spezzato il cuore, qui l’utopia è vera”. La rivoluzione della vita reale in 3D

RIACE (Rc) – Dalla favola alla realtà. Dal cortometraggio alla docu-fiction. Il backstage de “Il Volo” è a sua volta una storia da raccontare. Protagonista Wim Wenders e la sua sensibilità di genio del cinema che, arrivato in Calabria per girare secondo un copione, lo ha completamente stravolto dopo aver conosciuto i rifugiati che vivono a Riace. Dopo aver incontrato lo sguardo di un bambino afghano. Lo ha spiegato lui stesso con una lettera pubblicata da “Il Quotidiano della Calabria” al termine delle riprese. “L’idea di modificare la sceneggiatura mi è venuta pochi giorni fa sulla spiaggia di Scilla, quando il piccolo Ramadullah mi ha guardato negli occhi e mi ha chiesto: Verrai a Riace?”, scrive Wenders. “Insomma, quando ho visto i bambini veri, le persone vere il cuore mi si è spezzato. In confronto con quello che loro hanno dovuto sopportare la nostra storia mi è sembrata quasi irrilevante – continua la lettera – vengono da paesi lontani e adesso vivono qui, in Calabria. E’ strano, ma l’utopia che noi raccontiamo io l’ho vista viva, vera sui loro volti, molto più che nella nostra fiction. Da qui l’idea di aggiungere alla nostra storia un tocco di realtà”. Dice ancora il regista: “Ma c’è un altro motivo importante che mi spinge a modificare il racconto: stiamo girando in 3D e allora mi sono chiesto: cosa c’è di più rivoluzionario che raccontare la vita reale in 3D? Non è mai stato fatto finora”. A far cambiare idea a Wenders è stata un’esigenza di “più realtà, più verità”. Gli otto minuti de “Il Volo”, che potrebbero diventare il doppio in fase di montaggio, sono un concentrato di umanità, con alla base il tema chiave della convivenza.“Sono convinto che in futuro gli uomini dovranno vivere insieme, condividere. Altrimenti sarà la fine per tutti!Vivere insieme è molto meglio che morire insieme..” Con queste parole, il regista di “Paris, Texas” si congeda da Riace e Badolato, i due comuni della costa jonica calabrese protagonisti delle storie di accoglienza a migranti e rifugiati sbarcati sulla costa calabrese e a Lampedusa. Un viaggio che ha arricchito in primis lo stesso Wenders, il quale, nel confronto con la realtà calabra ha cambiato la sua opera nel corso dei dieci giorni di lavorazione. Così “Il Volo” è diventato una docu-fiction di una decina di minuti e non più un cortometraggio, grazie all’inserimento di interviste ai piccoli rifugiati afghani che vivono a Riace e al sindaco del comune della locride, Domenico Lucano, che da dieci anni si occupa dell’integrazione dei migranti. In origine era una favola, protagonisti un sindaco e un bambino che decidono di accogliere gli extracomunitari per ripopolare il paese abbandonato in seguito all’emigrazione degli abitanti originari. La sceneggiatura scritta da Eugenio Melloni era nata da un fatto di cronaca realmente accaduto, vale a dire l’accoglienza a Badolato dei mille curdi sbarcati con la nave Ararat nella notte del 26 dicembre 1996 sulla spiaggia di un altro comune della zona, S.Caterina dello Jonio. La maggiorparte delle riprese ha avuto come location proprio Badolato, tranne per la scena dello sbarco, girata a Scilla per rispettare il copione che parlava di un paese a picco sul mare.
Inaspettatamente gli ultimi ciack sono stati a Riace, dove Wenders ha voluto inserire anche un momento di gioia, con tutti gli immigrati e gli abitanti del paese che dai vicoli corrono convergendo nella piazzetta centrale in un abbraccio al primo cittadino Domenico Lucano, al centro della scena. Poco dopo, al regista è stata conferita dal sindaco la cittadinanza onoraria. Una conclusione da ‘favola vera’, dopo che l’incontro tra Lucano e la troupe alcuni giorni prima sul set a Scilla non era stato dei migliori. Il sindaco infatti si era battuto per fare avere un compenso ai rifugiati che lui stesso aveva accompagnato sulla spiaggia per la scena dello sbarco portandoli all’alba con due autobus dalla costa jonica a quella tirrenica. La produzione infatti non aveva previsto di pagare le comparse, né quelle italiane né gli stranieri. Ma grazie alle proteste di Lucano, i ‘suoi’ rifugiati hanno ottenuto una piccola somma come rimborso per la fatica di avere atteso con i bambini sulla spiaggia per un giorno intero. (raffaella cosentino)
Copyright Redattore Sociale
pubblicato il 21 settembre 2009

Mostra “Costruttori di pace tra XX e XXI secolo”

Dal 16 al 20 marzo 2009
Auditorium Ennio Morricone, Facoltà di Lettere e Filosofia,
via Columbia 1
Fiducia, impegno e non violenza:
la responsabilità ai giovani per vincere sulle crisi.
L’Università di Roma “Tor Vergata” si trasforma in un’arena di Pace per una settimana. Dal 16 al 20 marzo la facoltà di Lettere e Filosofia ospiterà la mostra “Costruttori di Pace tra XX e XXI secolo”. Le strade e le esperienze di protagonisti, grandi e piccoli, del cambiamento sociale, da Gandhi a Martin Luther King, da Daisaku Ikeda ai premi Nobel per la Pace e alle persone comuni che si sono impegnate nella difesa dei diritti umani, si incontreranno grazie alle immagini e alle storie che verranno esposte all’interno dell’Auditorium “Ennio Morricone”.
I Sentieri dell’impegno, dell’accoglienza, dell’accesso equo alle risorse, dell’integrazione, dei diritti, della scienza per la pace, della convivenza sociale, del’informazione, dell’economia solidale, della creazione artistica: sono soltanto alcuni dei percorsi che verranno indicati agli studenti con l’intento di fare germogliare nel campo della conoscenza il seme dei “rivoluzionari disarmati”. “Non si vuole offrire una soluzione a scatola chiusa – affermano gli organizzatori dell’evento Marika D’Adamo e Simone Migliorato, studenti di Lettere a “Tor Vergata” – ma riaprire il dibattito su quegli uomini che hanno mostrato al mondo la potenzialità e l’importanza di non delegare ad altri davanti alle difficoltà, di ‘alzarsi da soli’ per affermare i diritti, usando tutte le risorse dell’accrescimento democratico a disposizione”.

LE TAVOLE ROTONDE
In occasione dell’apertura (16 marzo) e della chiusura (20 marzo) dell’evento, il mondo accademico e la società civile si incontrano all’Università “Tor Vergata” per affermare l’importanza del dialogo come unica chiave d’accesso a un futuro di pace. L’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati, Amnesty International, Banca Etica, Onlus, esperti, docenti, studenti e giornalisti si confronteranno sui percorsi da seguire per una diffusione della cultura della non violenza, a livello individuale, locale e globale. Due le Tavole Rotonde in programma per “Costruire la Pace”: lunedì 16 marzo ore 10.00 e venerdì 20 marzo ore 16.00 (Auditorium “Ennio Morricone”, facoltà di Lettere e Filosofia).
Gli sbarchi degli immigrati a Lampedusa, le ronde e le discriminazioni degli stranieri, l’emarginazione dei rom, l’imposizione di quote nelle classi per i bambini immigrati, le guerre per accaparrarsi le risorse idriche: i relatori che partecipano al dibattito hanno, in molti casi, affrontato direttamente queste situazioni e possono indicare agli studenti percorsi alternativi al muro contro muro, senza rinunciare al dialogo.
A conclusione dell’evento, l’esibizione dei cori: Schola cantorum della Cappella di San Clemente, Coro Giovani e Coro Dante dell’Istituto buddista italiano Soka Gakkai e lo spettacolo di hip hop multietnico dell’associazione Ali Onlus (Arte, Lavoro, Integrazione).

IL PROGRAMMA

LUNEDI’ 16 MARZO

L. Rino Caputo, preside Facoltà di Lettere e Filosofia
Renato Lauro, Rettore dell’Università Roma “Tor Vergata”

Laura Boldrini, rappresentante dell’UNHCR – United Nations High
Commettee for Refugees
«Il sentiero dell’accoglienza per i rifugiati»

Marta Arkerdar e Francesco Santangelo
membri della Consulta Giovanile Interreligiosa
«Il sentiero del dialogo fra giovani di fedi diverse»

Nunzia Marciano, preside della Scuola elementare “Carlo Pisacane” di Roma
«Il sentiero dell’integrazione multietnica»

Paolo Carsetti, Luca Falloni e Simona Savini,
rappresentanti di Geologia Senza Frontiere onlus
«Il sentiero dell’accesso equo alle risorse»

Interviene e coordina Marcello Massenzio, docente di Storia
delle Religioni, Università di Roma “Tor Vergata”

VENERDI’ 20 MARZO ore 16.00

Raffaella Cosentino
giornalista, «Raccontare la pace: Il sentiero dell’informazione al servizio
del dialogo»

Danilo Bruschetti studente della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e
Naturali, Università di Roma “Tor Vergata”
«Il sentiero della scienza per la pace: la scelta di Joseph Rotblat»

Teresa Campi, docente di Diritti umani
«Il sentiero dell’Educazione alla non violenza»

Stefano Pratesi vicepresidente di Amnesty International – Italia
«Il sentiero della tutela dei diritti dell’uomo»

Paolo Ciani Comunità di Sant’Egidio
«Il sentiero della convivenza sociale»

Andrea Baranes Fondazione culturale Responsabilità Etica di Banca Etica
«Il sentiero dell’economia solidale»

Esibizione musicale dei Cori polifonici
Schola cantorum della Cappella di San Clemente
Coro Giovani dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai
Coro Dante dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai
Spettacolo di danza dei ragazzi dell’Associazione Ali Onlus


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