Posts Tagged 'Israele'

Flottilla: Per Netanyahu Israele agì legittimamente

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Intervista a Scotti: Il TNP e le prospettive di revisione

Nablus, tra distruzione e ricostruzione. per Il Riformista

Rachel Corrie a 28 miglia da Gaza, rifiutato il terzo ordine di cambiare rotta

Si trova a 28 miglia da Gaza la nave di aiuti Rachel Corrie che sta sfidando il blocco marittimo imposto alla Striscia dal governo israeliano. Lo riferisce l’agenzia di stampa palestinese Maan news, citando una fonte dell’esercito israeliano. Secondo quanto riporta l’agenzia, dalla marina dello stato ebraico, che ha circondato l’imbaracazione irlandese del Free Gaza Movement, sono partiti tre ordini di cambiare rotta e dirigersi verso il porto israeliano di Ashdod. I passeggeri a bordo hanno rifiutato per tre volte e continuano a puntare su Gaza. Alla spedizione dell’ultima nave della Freedom Flotilla è stato mandato un messaggio via radio dalle forze di difesa dello stato ebraico. “Vi state avvicinando a un’area di ostilità che è sotto blocco navale. L’area di Gaza, la costa e il porto sono chiusi al traffico marittimo” diceva il messaggio di allerta. L’agenzia riferisce inoltre che a Dublino centinaia di manifestanti si sono radunati davanti all’ambasciata israeliana in sostegno alla nave di aiuti irlandese e che attivisti ebraici contrari al blocco su Gaza stanno preparando una spedizione per luglio. Si profila dunque un “assedio” di pacifisti al blocco israeliano sulla Striscia.

Ieri, durante una manifestazione di protesta nel villaggio di Bil’in, la portavoce della Freedom Flotilla Huwaida Arraf è stata arrestata dalle forze di difesa israeliane e successivamente liberata. Arraf, una palestinese con cittadinanza americana, era a bordo della Freedom Flotilla attaccata nella notte di lunedì 31 maggio in acque internazionali, in cui sono stati uccisi dagli israeliani 9 attivisti per i diritti umani. L’arresto è avvenuto durante una protesta contro il muro nel villaggio di Bil’in, vicino a Ramallah, alla quale Arraf stava partecipando. In un video diffuso su Youtube si vede la manifestazione sfilare pacificamente con al centro una riproduzione di una nave della Freedom Flotilla con bandiere palestinesi e turche. Le immagini mostrano che la protesta viene interrotta in modo violento da spari e lanci di lacrimogeni da parte dei soldati israeliani . Gli attivisti affermano che sono state arrestate altre due persone che protestavano contro il muro. Un palestinese e un israeliano.
Autore: Raffaella Cosentino

Erdogan in ebraico agli israeliani: “Non uccidere, lo dice il sesto comandamento”

In un discorso televisivo ai sostenitori del suo partito, il premier turco si è rivolto direttamente allo stato ebraico, ricordandogli che non rispetta uno dei comandamenti della Bibbia. “Gli sto parlando nella loro lingua. Il sesto comandamento dice “Thou shalt not kill” (non devi uccidere, ndr.). Non avete capito?” sono state le parole di Tayyip Erdogan, rilanciate con enfasi dai principali mezzi di informazione israeliani e palestinesi. Il primo ministro turco ha paragonato le azioni israeliane a quelle dei curdi in Turchia e ha definito i militanti di Hamas “combattenti della resistenza che lottano per la loro terra”. La Turchia ha ribadito in questi giorni che le relazioni diplomatiche con l’ex alleato Israele potrebbero essere ridotte al minimo. Comunque “non saranno mai come prima” ha detto anche il presidente turco Abdullah Gul.
Intanto, secondo quanto riferisce un’agenzia palestinese, oggi pomeriggio per le strade di Gaza c’è stata una grossa manifestazione dei sostenitori di Hamas e della Jihad islamica in solidarietà con gli attivisti morti o feriti in quello che è ormai universalmente noto come il “flotilla raid”. An-Nausierat, Al-Briej e Khan Younis I principali luoghi delle manifestazioni. Ismail Radwan, uno dei leader di Hamas, ha spinto per una “intifada delle navi” fino alla fine del blocco su Gaza. Ha chiesto che i paesi arabi espellano gli ambasciatori israeliani e che gli altri paesi portino i capi israeliani davanti alle corti internazionali.

Fallito l’ultimo tentativo di accordo tra la Rachel Corrie e il governo israeliano

Dopo la Turchia, anche l’Irlanda entra nel caso internazionale delle navi di aiuti per Gaza

I passeggeri della Rachel Corrie, la nave irlandese della Freedom Flotilla diretta a Gaza, hanno rifiutato un accordo fatto dal governo irlandese con quello israeliano per fare attraccare la nave nel porto israeliano di Ashdod, anzicchè sulla costa di Gaza. Lo riferisce il quotidiano israeliano Haaretz sul suo sito in lingua inglese. A questo punto, il consesso dei sette ministri israeliani ha deciso di bloccare la nave e prenderne il controllo come era stato fatto con le altre navi turche.

Da giorni sono in corso grandi manovre diplomatiche del governo Israeliano che ha coinvolto Dublino nella mediazione con gli organizzatori della spedizione. Nel corso dei negoziati, i passeggeri della Rachel Corrie hanno detto di essere disposti a farsi ispezionare il carico dagli israeliani mentre si trovano ancora in mare aperto per dimostrare di non avere armi a bordo. In cambio chiedevano di essere lasciati arrivare fino a Gaza.
Israele ha rifiutato, affermando che il carico di aiuti umanitari della nave sarebbe stato controllato nel porto di Ashdod e da lì trasferito nella Striscia di Gaza, comprese le 550 tonnellate di cemento che trasporta, sotto la supervisione di due passeggeri e dei diplomatici irlandesi, ai quali sarebbe stato permesso l’ingresso a Gaza attraverso il valico di Erez. Il fallimento del negoziato è stato annunciato in un comunicato dal ministro degli Esteri irlandese, Micheal Martin, secondo cui l’intesa che era stata trovata avrebbe costuito un buon precedente per le prossime spedizioni navali di aiuti. Martin ha detto che le persone a bordo della Rachel Corrie “dopo un’attenta considerazione hanno rifiutato” e che lui “rispetta pienamente il loro diritto di farlo e di continuare la loro azione di protesta cercando di arrivare via mare fino a Gaza”.

Il ministro degli Esteri irlandese ha anche chiesto al governo israeliano di non usare la forza se la nave fosse intercettata, affermando che “le persone a bordo della Rachel Corrie hanno chiarito le loro intenzioni pacifiche e che non opporranno resistenza alle forze israeliane. In base a queste rassicurazioni, non ci può essere giustificazione per l’uso della forza contro nessuna delle persone a bordo della Rachel Corrie”.
Il governo israeliano si è affrettato a dire di non volere uno scontro con la nave e di non voler fare un abordaggio “se la Rachel Corrie si dirige nel porto di Ashdod”. Lo ha fatto con un comunicato del ministro degli Esteri. Nella nota si afferma che Israele è pronta a ricevere il carico, ispezionarlo e consegnarlo a Gaza. Il comunicato è stato diramato dopo un meeting dei sette ministri quando si era capito che le trattative con gli organizzatori del convoglio erano arrivate a un punto morto.
Altre due navi che dovevano seguire la Rachel Corrie cariche di giornalisti non sono riuscite a salpare a causa di seri danni tecnici che secondo il Free Gaza Movement sarebbero dovuti a un sabotaggio di Israele. Il carico della nave è composto da equipaggiamento medico, cemento, giocattoli e carta per stampare. Su Peacereporter, Vittorio Arrigoni da Gaza racconta di essere riuscito a parlare al telefono con le persone a bordo alle 20 ora italiana. “Stanno tutti bene e navigano tranquilli verso Gaza ad una distanza di circa 100 miglia. Li aspetteremo al porto dalle 11 di domani mattina” scrive Arrigoni.

Autore: Raffaella Cosentino

Gli analisti al governo israeliano:disimpegno da Gaza


I fantasmi dell’ultima guerra del Libano nell’estate del 2006 persa con Hezbollah, l’occupazione che si fa sempre più pesante, critiche aspre e sarcastiche alla propaganda che raggiunge “vette da farsa”, i conti ancora da fare con l’operazione Piombo Fuso contro Gaza tra dicembre 2008 e gennaio 2009. Tutto questo si agita nelle coscienze dei commentatori israeliani autori degli editoriali pubblicati in questi giorni dal quotidiano Haaretz sul suo sito dopo il raid contro gli attivisti umanitari della Freedom Flottiglia.

“Volete Gaza? Prendetevela”. Secondo Aluf Benn, altro corrispondente storico di Haaretz, il caso della Flottiglia dovrebbe dare l’occasione al governo Israeliano per un completo disimpegno da Gaza, invece di litigare con la comunità internazionale. Un disimpegno che segua il ritiro dell’esercito di cinque anni fa. “E’ tempo di troncare con gli ultimi legami dell’occupazione e lasciare Hamastan per conto suo”, scrive in testa al pezzo.
“Il tentativo di controllare Gaza dall’esterno, attraverso la dieta e la lista della spesa dei suoi residenti getta una macchia pesante dal punto di vista morale su Israele e accresce il suo isolamento internazionale – continua – Ogni israeliano dovrebbe vergognarsi della lista di beni preparata dal ministero della Difesa che permette la cannella e i secchi di plastica, ma non le piante da arredamento e il coriandolo. E’ tempo di trovare cose più importanti da fare ai nostri burocrati e ufficiali invece di aggiornare liste”. Secondo Benn Israele dovrebbe mollare la presa su Gaza rompendo ogni legame con la striscia e letteralmente “sigillando” il confine. I Palestinesi sarebbero così liberi di rifornirsi dall’Egitto e di “emettere monete palestinesi con il ritratto dello sceicco Ahmed Yassin” (fondatore di Hamas, ucciso nel 2004 a Gaza da un elicottero israeliano, ndr, nota mia).

Benn fa un breve excursus sulla storia recente dei rapporti tra Israele e Gaza. “Ariel Sharon decise il ritiro da Gaza e sperava così di ottenere il riconoscimento internazionale della fine dell’occupazione. Ma Israele non riuscì veramente a disimpegnarsi. Anche prima che Hamas prendesse il controllo della Striscia, Israele insistè nel controllarne vie di ingresso e di uscita. Dopo che Hamas vinse le elezioni palestinesi, e Gilad Shalit fu rapito, il blocco e il regime di supervisione si fecero più stretti. E’ stato come se Israele si fosse pentita del disimpegno all’ultimo momento e avesse cercato di trattenere per se almeno qualcosina, una manciata dell’odiata Gaza”.
Neanche questo analista si lascia sfuggire l’occasione per un’aspra critica alla propaganda israeliana: “al pubblico israeliano è stato detto che il divieto sul coriandolo e simili serve ad aiutare Gilad Shalit. La semplice menzione del soldato catturato che ora langue in una prigione di Hamas ha impedito qualunque discussione seria su quale politica Israele debba adottare verso Gaza. Ma questo dimostra solamente il populismo del governo e la mancanza di leadership: si sta nascondendo dietro Shalit e la sua famiglia, che giustamente hanno la comprensione del pubblico, invece di cercare una nuova realtà”.

Autore e traduzione: Raffaella Cosentino
Fonte. Haaretz
vedi lanci precedenti: la Flottiglia trascina Israele in un mare di stupidità
Israele ha perso in mare la Seconda guerra di Gaza


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