Posts Tagged 'lager'

A piazza Farnese il funerale laico dei migranti morti in mare

Mentre il dittatore libico Muammar Gheddafi è accolto con tutti gli onori a Palazzo Chigi da Silvio Berlusconi, a Roma la manifestazione di protesta ”Io non respingo” con canti, poesie e testimonianze. Denunciati i lati oscuri del trattato Italia-Libia: deportazioni, lager, compravendita di esseri umani

Asmerom Tecleab, come dice il suo nome, viene da Asmara. “Vorrei dire tante cose ma non ho le parole”, si scusa. Non conosce bene la nostra lingua. Solo 8 mesi di italiano alle spalle non bastano per raccontare quanto è pericolosa la Libia e quanta paura fa il mare. “Viaggio”, “sepoltura”, “ritorno”, “morte”, “speranza”:di questo parlano le voci che si levano nel crepuscolo di piazza Farnese. Canti, poesie, letture di attori e di migranti si alternano tra le due fontane e il palazzo maestoso che dà il nome alla piazza. Una cornice solenne per un funerale laico. Così la protesta delle associazioni – Fortress Europe, Asinitas onlus, gli autori di “Come un uomo sulla terra”, e le scuole di italiano per stranieri della capitale – per chiedere a Italia e Libia il rispetto dei diritti umani passa per il rito collettivo del ricordo dei morti in mare. Degli annegati privati del nome e dei documenti, ingoiati dal Mediterraneo senza tombe e senza una parola pubblica a commemorarli. “Quante stelle sono cadute?” recita un cartellone. Mostra una barca in mare tra l’Africa e l’Italia, carica di profughi sotto un cielo di stelle cadenti. Il disegno nasce dalle parole di Asmeron, scritte nel suo italiano semplice per la scuola di Asinitas. Un ventottenne eritreo con una laurea in matematica che a Roma non vale nulla. Asmeron il rifugiato politico, insegnante nella sua vita passata, che ora non trova lavoro. Racconta alla piazza una leggenda del suo popolo: quando cade una stella si dice che qualcuno stia morendo. E allora per ogni tragedia del mare il cielo è illuminato “con la luce di tutti quelli che hanno perso la vita”, dice ai manifestanti seduti in semicerchio attorno a lui.

“Come si possono fare accordi con un dittatore?”, hanno scritto altri rifugiati eritrei su un cartello. La loro nazionalità è la più diffusa tra chi ha l’asilo politico in Italia. Dal 2005 ne sono arrivati 6 mila via mare, secondo Fortress Europe. “Non si è fatto parlare il Dalai Lama alla Camera e ora si riceve Gheddafi al Senato”, dice amaro Bruno Mellano, presidente dei Radicali italiani. Sono l’unica forza politica presente in piazza con striscioni e bandiere. Mentre a poca distanza il dittatore libico è accolto con tutti gli onori a Palazzo Chigi, al sit in si vedono solo gli onorevoli Rosa Calipari e Jean Leonard Touadì del partito Democratico. Interviene Marco Pannella e dipinge un quadro a tinte fosche della situazione politica.”L’Italia dovrebbe essere democratica e non lo è, non c’è una democrazia da salvare, c’è una democrazia da creare”, afferma il leader radicale. E sul trattato con la Libia, dice: “diamo i soldi dello Stato a un dittatore fascista che da quarant’anni opprime e massacra il popolo libico al posto nostro. In questo modo finanziamo altri 40 anni di fascismo”. Anche padre Giorgio Poletti, missionario comboniano, parroco degli immigrati da 14 anni a Castelvolturno ha parole dure per gli italiani. “Abbiamo una mentalità da Deserto dei Tartari, dominata dall’egoismo, dal rifiuto dei sacrifici e dei progetti politici impegnativi”, dice. I comboniani il 20 giugno, in occasione della giornata mondiale del rifugiato, distribuiranno “i permessi di soggiorno in nome di Dio” in oltre 25 città.

Gli studenti dell’Onda promettono proteste massicce alla Sapienza, che a Gheddafi oggi ha riservato l’aula magna. Il collettivo Blackout tenterà nel pomeriggio un’incursione a Villa Doria Pamphili, dove è stata impiantata la tenda del colonnello. Continuano nei prossimi giorni le iniziative di chi ritiene il regime libico inadeguato a prendersi carico dei rifugiati. Di chi chiede una commissione d’inchiesta internazionale e la liberazione dei profughi dimenticati in fondo alle celle delle carceri in mezzo al deserto. Una lunga maratona iniziata ieri a Milano con una proiezione all’ambulatorio medico popolare e presidi davanti al consolato libico e arrivata fino a Cinisi, con un dibattito alla Casa della Memoria dedicata a Felicia e Peppino Impastato. Al centro, la manifestazione di Piazza Farnese per legare una rete di associazioni sparsa per tutto il Paese.
Deportazioni nei container, lager finanziati dall’Italia, migranti venduti dai poliziotti corrotti per 30 denari. Sono i lati oscuri del patto con Gheddafi raccontati da Gabriele del Grande. “Recentemente Amnesty ha visitato la Libia, prima c’era stato Human Rights Watch”, ha denunciato il giornalista,”In questo momento la Libia conosce una specie di apertura, si fanno entrare alcuni giornalisti per visitare alcuni campi di detenzione. Ma sono quelli “a cinque stelle”, finanziati dall’Europa. Lì si porta la stampa, a Kufrah non si porta nessuno”. (rc)

© Copyright Redattore Sociale

Annunci

Storie di donne. La Shoah e le guerre di oggi viste da Daisy Nathan

“A più di sessant’anni di distanza la guerra non posso ancora dimenticarla”. Eppure, Daisy Nathan, 103 anni compiuti da poco nella sua casa vicino Porta Pia, ne ha vissute di esperienze. Ebrea di nascita. Atea di fatto. “Forse un Dio c’è- dice dubbiosa- ma fa tante robe storte”. L’Italia della dittatura fascista e delle leggi razziali vissuta sulla propria pelle. La guerra il solco più profondo. Anche ora che un secolo è passato sotto i suoi occhi e che la vita sembra essersi divertita a farle incontrare la storia ad ogni passo. Ma non augura a nessuno di vivere così a lungo. “ Troppi ricordi dolorosi”. E certezze non ce ne sono, a vent’anni come a cento. Abita a Roma da settant’anni, ma pensa in triestino. Nata nella città austro-ungarica del primo Novecento, Daisy il melting pot, il miscuglio di culture, ce l’ha nel Dna. Padre ebreo di origini afgane, suddito inglese nato a Bombay, madre triestina e oggi nipoti sparsi per il mondo, da Edimburgo al Giappone. Ha sposato Ettore Margadonna, autore del film “Pane, amore e fantasia”. Con il marito si è trasferita nella capitale. Era il 1937. Poi il gran conflitto, e la doppiezza di un Paese che ha mandato a morte nei campi di concentramento suo fratello Arturo; ma che le ha anche salvato la vita grazie a “tante bravissime persone”. La vita di Arturo Nathan è finita a Bergen Belsen e a Biberach, deportato dopo il confino nelle Marche. Nonostante Nathan fosse un noto pittore surrealista, amico di Giorgio De Chirico e di Umberto Saba. Spinto verso l’arte come terapia antidepressiva da Edoardo Weiss, primo allievo di Freud. A Roma, durante la guerra, la situazione si fa difficile per Daisy. Lei ebrea, il marito antifascista. “Una volta sono venuti i tedeschi. Perquisivano le case, portavano via gli uomini. Mio marito si era nascosto in una botola nel pavimento. Per fortuna conoscevo bene il tedesco e mi hanno creduto quando ho detto che era andato a combattere per il duce”. Scappare, nascondersi diventa la regola. “Avevamo un’amica antifascista, a sua volta amica di un poliziotto alla questura fascista. Grazie alle sue soffiate riuscivamo a fuggire. Io, mio marito, con due bimbi piccoli e 40 bottiglie di acqua minerale. Delle famiglie ci nascondevano in casa loro. Come quella di Anna Proclemer, attrice che è stata anche compagna di Albertazzi. Era molto pericoloso nascondere ebrei e antifascisti. Eppure io ho trovato aiuto, sempre.” L’amicizia è per Daisy l’unica ancora di salvataggio nelle tempeste dell’esistenza. La guerra la più grande catastrofe. “ Colpisce tutti. Colpevoli e Innocenti. Guardi cosa succede in Libano e in Medio-Oriente”. E sulla Giornata della Memoria: “perchè ricordare solo gli ebrei e non anche rom, omosessuali e malati di mente finiti nei lager?”. Ancora tanti interrogativi. “Quello che mi stupisce di più è il cambiamento sociale che c’è stato nei miei cent’anni”. Negli occhietti vispi ancora le immagini della Trieste asburgica. Una città vivissima e internazionale, che lei scandalizzò sposando un abruzzese. Un terrone per i triestini del tempo. A lei e “alle sue domande lunghe un secolo”, l’amica scrittrice Susanna Tamaro ha dedicato il libro “Ascolta la mia voce”.

Autore:
Raffaella Cosentino

nota:questo è il resoconto di una chiacchierata avuta con Daisy quando aveva appena compiuto 101 anni. Lo scorso 16 gennaio ne ha festeggiati 103.


Mail

rightstories@yahoo.it
dicembre: 2018
L M M G V S D
« Mar    
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31  

Pagine

Annunci