Posts Tagged 'Massimiliano Carbone'

OLTRE L’INVERNO, il documentario indipendente che racconta la resistenza alla ‘ndrangheta di una donna di Locri. Sostienila organizzando una proiezione

Guarda il Trailer su http://www.oltrelinverno.blogspot.com/

Liliana Carbone è una maestra elementare di Locri. E’ la mamma di Massimiliano, un ragazzo di 30 anni ucciso nel cortile di casa sua a colpi di arma da fuoco. Qualcuno gli ha sparato nascosto dietro un muretto di cemento la sera del 17 settembre del 2004. Massimiliano stava rientrando a casa con suo fratello da una partita di calcetto. Le ferite gravi riportate nell’agguato non gli hanno risparmiato 7 giorni di agonia prima di spegnersi in ospedale. E’ superfluo dire che Massimiliano era incensurato, amava il calcio, era un ragazzo di Locri. Aveva fondato una piccola cooperativa. Aveva una vita normale. Massimiliano Carbone era un giovane calabrese che aveva deciso di restare nella sua terra, era un italiano, un europeo. La sua fine è ancora avvolta dal mistero. A 6 anni dalla morte, non esiste una verità giudiziaria da riportare nelle cronache, da spiegare a chi si chiede perché. Non ha un volto, né un nome il sicario che ha posto fine ai suoi giorni.

In mancanza di altre piste giudiziarie, l’unico particolare di rilievo, l’unica traccia resta quella indicata da sua madre Liliana in tutte le occasioni pubbliche e istituzionali. Massimiliano aveva amato una donna già sposata, una vicina di casa. Dalla relazione è nato un bambino. Liliana Carbone ha usato tutti i suoi risparmi e tutte le sue risorse fisiche, spirituali e culturali per andare alla ricerca della verità. Per dire che la sola esistenza di Massimiliano ne faceva un testimone scomodo. Per urlare che non si può morire così in un paese civile. Dopo anni, il test del Dna e i giudici hanno riconosciuto a Massimiliano la paternità del bambino. Resta chiaro per chi ha occhi per vedere e orecchie per sentire che a Locri non si uccide senza l’assenzo della ‘ndrangheta, senza il coinvolgimento di killer delle cosche, senza le armi e la mentalità delle ‘ndrine. Quella di Massimiliano potrebbe essere una storia come tante nella Locride, un delitto impunito, senza colpevoli, senza giustizia. Quella di Liliana non è una storia uguale alle altre. E’ lei la nostra differenza di calabresi che non si rassegnano, che non si chiudono nella paura e nel silenzio. Che lottano contro l’omertà, nonostante le cronache raccontino spesso il contrario. Liliana ha fatto del dolore una battaglia civile. E in terra di ‘ndrangheta se chiedi a testa alta il rispetto dei tuoi diritti di cittadina, di madre, di maestra, chiedi di cambiare le cose. La rivendicazione individuale diventa una causa collettiva. Perché qualunque delitto impunito pesa inesorabilmente sul futuro di tutta la comunità. Non solo la comunità dei locresi o dei calabresi, ma anche sulla comunità internazionale. Perché la ‘ndrangheta, temuta multinazionale dei traffici illeciti, ha la testa decisionale ancora in Calabria ed è su questa impunità che fonda il suo potere. Non lasciamo sola Liliana.L’isolamento espone al rischio di ritorsioni. Combattiamo l’idea che ci sono ‘pezzi di paese dati per persi’ dai giornali e dai politici. Come fare? Ospita nella tua città, nel tuo quartiere, nella tua scuola, una proiezione dei documentario indipendente “Oltre L’Inverno” per raccontare la storia di Liliana Carbone ai tuoi amici. Contribuisci a fare conoscere questo caso perchè quello che succede a Locri “interessa anche a te”. Organizzati e ricostruisci la memoria di questa Italia che non ha bisogno di eroi, ma solo di vivere con onestà.

Per organizzare una proiezione, contatta gli autori all’indirizzo di posta elettronica: oltrelinverno@gmail.com

Autori:

Massimiliano Ferraina – documentarista

Claudia Di Lullo – dialoghista

Raffaella Cosentino – giornalista freelance (Redattore Sociale/Il Manifesto)

Consulta anche il blog del documentario: http://www.oltrelinverno.blogspot.com

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Evento contro la ‘ndrangheta a Catanzaro in ricordo di Peppe Valarioti e Massimiliano Carbone

Caffè delle Arti, domenica due appuntamenti su Giuseppe Valarioti e  Massimiliano Carbone. Saranno presentati un libro e un documentario

Per i 30 anni dalla morte di Giuseppe Valarioti la programmazione del Caffè delle Arti al Centro polivalente di via Fontana Vecchia – servizio attivato in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Catanzaro – ospiterà domenica 13, con inizio alla ore 21.00, una manifestazione in omaggio al politico ucciso negli anni ’80. La serata del Caffè delle Arti prevede la presentazione di un libro inchiesta e di un documentario realizzati da giovani autori calabresi. Il primo per ricordare il movimento antimafia degli anni Settanta con la vicenda di Giuseppe Valarioti a Rosarno. Il secondo per dare una testimonianza attuale di resistenza civile all’oppressione mafiosa, con la storia di Liliana Carbone, madre coraggio di Locri.

Domenica 13 giugno, con una serata dedicata all’impegno contro la ‘ndrangheta, il Caffè delle Arti di Catanzaro ospiterà la presentazione del libro “Il caso Valarioti – Così la ‘ndrangheta uccise un politico (onesto) e diventò padrona della Calabria. Un processo a metà”, Round Robin Editrice, dei giornalisti Danilo Chirico e Alessio Magro. Nel corso della serata sarà proiettato in anteprima anche il documentario indipendente “Oltre l’inverno”, che ricostruisce la battaglia quotidiana della maestra elementare Liliana Carbone per chiedere giutizia e verità sull’omicidio del figlio Massimiliano, ucciso nel 2004 in un agguato a Locri all’età di 30 anni. Al dibattito interverranno gli scrittori Alessio Magro, Danilo Chirico e Mauro Minervino, il caporedattore di Ansa Calabria Filippo Veltri. Saranno presenti anche gli autori del documentario: il regista catanzarese Massimiliano Ferraina, la sceneggiatrice Claudia Di Lullo e la giornalista Raffaella Cosentino (Redattore Sociale/Il Manifesto).

L’evento è stato organizzato con la collaborazione di alcune associazioni di giovani: Confine Incerto di Catanzaro, daSud Onlus di Reggio Calabria e Metasud di Soverato.  I casi Valarioti e Carbone sono le storie di due trentenni assassinati dalla ‘ndrangheta. Peppe perché a 25 anni aveva scelto consapevolmente la strada dell’impegno politico contro le ‘ndrine, Massimiliano semplicemente perché viveva una vita normale e onesta in un contesto pervaso dalla violenza mafiosa. Due omicidi senza colpevoli. Due nomi dimenticati che il silenzio ha ucciso per la seconda volta. Dopo le celebrazioni dell’11 giugno a Rosarno, nel trentennale della morte anche il capoluogo riporta in vita la memoria di Giuseppe Valarioti, l’Impastato calabrese. Il giovane professore e segretario della sezione del Pci di Rosarno è stato ucciso dalla ‘ndrangheta l’11 giugno del 1980 dopo la vittoria alle elezioni amministrative. Il libro di Alessio Magro e Danilo Chirico ricostruisce la lunga vicenda giudiziaria sul primo omicidio politico della nuova ‘ndrangheta, che tre decenni fa entrò nei gangli del potere. L’ incontro sarà un’occasione aperta per discutere anche della fase delicata che vive oggi la Calabria. Il 2010 si è aperto con la rivolta dei migranti di Rosarno contro la violenza delle ‘ndrine. Nei mesi seguenti una scia di omicidi ha insanguinato la zona jonica catanzarese e l’alta locride. Una nuova guerra di ‘ndrangheta che ha fatto contare già 8 morti in 11 mesi, a partire dall’omicidio di Vincenzo Varano a Isca sullo Ionio a luglio del 2009 fino a quello di Giovanni Bruno a Vallefiorita a metà maggio.

Locri, la famiglia Carbone restituisce i certificati elettorali per la quarta volta

17/03/2010
13.14
MAFIE

La protesta motivata in una lettera al prefetto di Reggio Calabria, Luigi Varratta: “Da 5 anni e 6 mesi nessuna giustizia”. Massimiliano Carbone, 30 anni, imprenditore incensurato fu ucciso a Locri nel 2004, un delitto rimasto impunito

LOCRI (Rc) – A cinque anni e mezzo dall’agguato in cui perse la vita Massimiliano Carbone, 30 anni, imprenditore incensurato, la sua famiglia restituisce per la quarta volta i certificati elettorali al prefetto, denunciando la mancanza di riposte giudiziarie per un delitto rimasto impunito. “Per coerenza di una determinazione molto sofferta – scrive Liliana Carbone , mamma di Massimiliano – rinuncio consapevolmente ad esercitare i miei doveri e i miei diritti di cittadina italiana in occasione delle elezioni Regionali”. Liliana Esposito Carbone è impegnata da anni in una battaglia civile solitaria, condotta in tutte le piazze e presso ogni istituzione locale e nazionale, per chiedere che gli assassini di suo figlio e di tanti giovani della Locride abbiano un volto e un nome. Dallo scorso settembre va in giro per la città con la foto di suo figlio attaccata al collo e in passato ha messo in atto proteste eclatanti, come quella di incatenarsi davanti al tribunale.

“Da 5 anni e 6 mesi nessuna Giustizia, ed invece silenzio e indifferenza dopo tante promesse di ascolto , di approfondimento, di intervento di impulso alle indagini”, denuncia la madre coraggio di Locri. A due settimane dalla tornata elettorale che dovrebbe indicare la nuova classe dirigente della Regione, rinunciando a esercitare il diritto di voto, la famiglia Carbone si esprime per bocca di Liliana, madre, nonna e maestra di Locri. “M’impongo di non indignarmi per le rapidissime ed efficienti modalità di accoglienza, da parte delle Procure, di altre istanze di Giustizia nel territorio della Locride, a fronte delle inaccettabili insufficienze investigative sulla morte violenta di mio figlio”, scrive nella lettera indirizzata al nuovo prefetto di Reggio Calabria, Luigi Varratta. “Mi avvilisco davanti alle blandizie ipocrite di alcuni politici, e sono addolorata inoltre per la mancanza di quella carità evangelica che la chiesa locale proclama “, continua la missiva, denunciando il forte isolamento che circonda il caso Carbone e i suoi familiari, esposti nella ricerca della verità sull’omicidio di Massimiliano.
Nella lettera, Liliana Carbone ricorda che “ se la credibilità dello Stato e delle Istituzioni si difende nell’assicurare i rei alla Giustizia, queste parole dette dal Prefetto Luigi De Sena, sono rimaste fino ad oggi solo una bella grafia su carta intestata”. Massimiliano Carbone è morto a Locri il 24 settembre del 2004 per le ferite riportate una settimana prima, il 17 settembre, in un agguato al rientro nel cortile di casa, dopo una partita di calcetto. Il giovane imprenditore era incensurato. Il suo corpo fu esumato il 5 aprile del 2007 nel corso delle indagini. Il caso è stato archiviato. Una sola la pista seguita dagli inquirenti che avevavo iscritto nel registro degli indagati un vicino di casa, dalla cui moglie Massimiliano ha avuto un figlio, secondo quanto stabilito dal test del Dna e dal Tribunale dei Minori. L’uomo indagato aveva un alibi e non è stato provato un suo coinvolgimento nel delitto dalle modalità di stampo ‘ndranghetista. Il bambino vive ancora con la famiglia della madre. Nella lettera, Liliana Carbone sottolinea di chiedere giustizia anche per il nipote “bambino orfano bianco”. (raffaella cosentino)
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