Posts Tagged 'Medioriente'

Flottilla: Per Netanyahu Israele agì legittimamente

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Nablus, tra distruzione e ricostruzione. per Il Riformista

la più bella fin qui…

Segnalato da : Vic

A conti fatti

L’ONU fa il conto dei morti palestinesinella Striscia di Gaza: 1.315. I feriti sono 5.320 nelle tre settimane di offensiva israeliana. È l’ultimo bilancio fornito alle Nazioni Unite dal sottosegretario con delega agli Affari Umanitari dell’Onu, John Holmes, in una conferenza stampa tenuta al Palazzo di Vetro. Sulla base dei dati forniti all’Onu dal ministero della Sanità palestinese, si apprende che tra i 1314 morti si contano 416 bambini, mentre tra i 5320 almeno 1855 sono bambini e 725 sono donne. Holmes ha inoltre aggiunto che l’offensiva israeliana ha costretto almeno 55.000 palestinesi a sfollare e ad abbandonare la propria abitazione. Dal lato israeliano, ha aggiunto il funzionario Onu, si contano quattro morti e 84 feriti. “Non è chiaro chi ha vinto il conflitto – ha detto Holmes, rilanciato dall’agenzia spagnola Efe – ma è certo chi lo ha perso: la popolazione civile”.

* dal forum palestina

Inserito da Vic

Fermare la guerra a Gaza è possibile

da electronicintifada.net

da electronicintifada.net

Gaza in questo momento è il buco nero del mondo. Proprio nei giorni in cui ricorderemo il baratro della Shoah.
Non riesco a smettere di pensare che i 1.050 morti di oggi (finora) sono il frutto mostruoso della barbarie di ieri, che ancora riesce a figliare dolore, violenza e oscurità.
Che possiamo fare?

“Far capire agli altri la verità non è una cosa facile. Richiede la perseveranza necessaria per irrigare un deserto. Mentre si annaffia la sabbia alla propria destra, quella a sinistra si è già asciugata, e quando si annaffia a sinistra, si asciuga la sabbia a destra. La cosa importante è continuare a innaffiare con instancabile pazienza […] Analogamente, senza pazienza non si può cambiare il modo di vedere altrui”. (D. Ikeda, la nuova rivoluzione umana,vol.11).

Quello che possiamo fare è conoscere il presente, conoscere la storia e capire la responabilità di ogni uomo nei confronti della comunità umana che lo ospita.
A questo fine, segnalo alcuni eventi in programma, all’insegna della partecipazione alla gestione del mondo.

1) Corteo nazionale a Roma per fermare la guerra a Gaza. Sabato 17 gennaio Partenza da piazza Vittorio ore 15.30

2) Sabato 17 gennaio 2009
ore 10.00
Tutti ad Assisi
per la pace in Medio Oriente

Fermare la guerra a Gaza è possibile!
Rompiamo il silenzio dell’Italia

Non vogliamo essere complici della guerra ma costruttori di pace!

In nome dei diritti umani e della legalità internazionale,
rompiamo il silenzio e gridiamo insieme: “Fermatevi! Fermiamola!”

I promotori dell’Appello “Dobbiamo fare la nostra scelta”
Tavola della Pace, Coordinamento Nazionale Enti Locali per la pace e i diritti umani, Acli, Agesci, Arci, Articolo 21, Cgil, Pax Christi, Libera – Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie, Legambiente, Associazione delle Ong italiane, Beati i Costruttori di pace, Emmaus Italia, CNCA, Gruppo Abele, Cipsi, Banca Etica, Volontari nel Mondo Focsiv, Centro per la pace Forlì/Cesena, Lega per i diritti e la liberazione dei popoli (prime adesioni)
http://www.perlapace.it

E per chi vive a Roma e dintorni…
è possibile usufruire di un autobus gratuito per andare ad Assisi
PARTENZA ORE 7.00 DA ZAGAROLO (RM)
PRENOTAZIONI:
ELISA: 3286818623

3) International Solidarity Movement-Italia – Forumpalestina

Seminario internazionale

La guerra israelo-occidentale contro Gaza

Roma 24 gennaio 2009 Università “La Sapienza” – Piazzale Aldo Moro 5 – Roma

Sala Corrado Gini della Facoltà di Scienze Statistiche (in attesa di conferma)

Per partecipare al seminario è necessario iscriversi inviando una email a: lazio@ism-italia.it con nome, cognome, eventuale organizzazione o associazione di appartenenza.

“Verrà il tempo in cui i responsabili dei crimini contro l’umanità che hanno accompagnato il conflitto israelo-palestinese e altri conflitti in questo passaggio d’epoca, saranno chiamati a rispondere davanti ai tribunali degli uomini o della storia, accompagnati dai loro complici e da quanti in Occidente hanno scelto il silenzio, la viltà e l’opportunismo.”

a cura di ISM-Italia

Torino, 12 gennaio 2009

3. Relatori e relatrici
Diana Carminati, professore associato di Storia dell’Europa contemporanea presso l’Università di Torino sino al 2004. Ha lavorato dall’inizio degli anni ’90 all’interno della rete italiana delle Donne in nero contro la guerra, nei Balcani e negli ultimi cinque anni in Palestina/Israele seguendo progetti internazionali (con OMS e Comune di Torino) con i Centri delle donne di Haifa e Gaza che si occupano di violenza contro le donne.

Sergio Cararo, giornalista, è direttore di Radio Città Aperta e del periodico «Contropiano».

Giulietto Chiesa, giornalista professionista, è stato corrispondente da Mosca per l’Unità e La Stampa, oltre che per il TG5, il TG1 e il TG3.
Nel 2004 è stato eletto deputato del Parlamento europeo per la lista “Di Pietro – Occhetto, società civile”, nella circoscrizione Nord-Ovest (Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria).

Flavia Donati medico, psichiatra e psicoanalista SPI, lavora come psichiatra e psicoanalista e collabora a interventi di emergenza e di supporto nell’ ambito di progetti ONU.

Angelo d’Orsi, allievo di Norberto Bobbio, è professore di Storia del pensiero politico all’Università di Torino. Ha promosso la costituzione dell’associazione culturale per il diritto alla storia, “Historia Magistra” (www.historiamagistra.com). Ha fondato il FestivalStoria di cui è direttore (www.festivalstoria.org).

Recentemente ha promosso l’ Appello del mondo intellettuale italiano contro l’aggressione israeliana a Gaza, vedi http://www.historiamagistra.it. Per aderire: info@historiamagistra.it
precisando la collocazione professionale e la sede.

Giorgio S. Frankel si occupa di Medio Oriente, petrolio e industria aerospaziale. Giornalista professionista.

Vladimiro Giacché si è laureato e perfezionato in Filosofia alla Scuola Normale di Pisa. È autore di volumi e saggi di argomento filosofico ed economico, fra i quali: nel 2005 per Deriveapprodi “Escalation. Anatomia della guerra infinita (con A. Burgio e M. Dinucci) e nel 2008 “La fabbrica del falso – Strategie della menzogna nella politica contemporanea”.

Karma Nabulsi è docente a contratto di scienze politiche al St. Edmund Hall, Oxford, e lettore presso il Department of Politics and International Relations a Oxford. Dal 1977 al 1990 è stata rappresentante dell’OLP presso le Nazioni Unite, nonché a Beirut, Tunisi e nel Regno Unito. È stata consulente specializzata della Commissione d’Inchiesta Parlamentare britannica sui rifugiati palestinesi (e del suo rapporto, Right of Return, pubblicato nel 2000). Attualmente è impegnata in un progetto di ricerca collettivo finanziato dall’Unione Europea, con sede presso il Nuffield College, sui campi profughi palestinesi e le comunità in esilio.

Ilan Pappe è professore all’Università di Exeter dopo essere stato costretto a lasciare il Dipartimento di scienze politiche dell’Università di Haifa per i suoi scritti storici e per le sue posizioni politiche. Ha sostenuto tra i primi, con Tanya Reinhart, il boicottaggio accademico delle università israeliane. E’ presidente dell’Emil Touma Institute for Palestinian Studies, Haifa. Autore di numerose pubblicazioni tra le quali “Storia della Palestina moderna. Una terra, due popoli”, Einaudi 2005 e “La pulizia etnica della Palestina”, Fazi Editore 2008. Suoi saggi sono stati pubblicati in due lavori collettanei,curato il primo insieme a Jamil Hilal, “Parlare con il nemico – Narrazioni palestinesi e israeliane a confronto”, Bollati Boringhieri 2004 e “Palestina quale futuro? La fine della soluzione dei due stati”, Jacabook 2007. Articoli e informazioni si possono trovare sul sito http://www.ilanpappe.org.

Biancamaria Scarcia Amoretti è ordinario di Islamistica presso la Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università La Sapienza di Roma.

Alfredo Tradardi, nato nel 1936, ingegnere, ha lavorato dal 1960 al 1991 alla Olivetti di Ivrea. E’ stato assessore alla cultura nel Comune di Ivrea nel ‘77 – ’79 e nel ’92 – ’93. E’ uno dei soci fondatori della associazione culturale itàca (www.frammenti.it). Dall’inizio del 2002 segue il problema palestinese. All’inizio del 2006 ha promosso la costituzione di ISM-Italia, gruppo di supporto dell’International Solidarity Movement (ISM) palestinese, del quale è uno dei coordinatori.
Ufficio stampa e informazioni

Ufficio stampa e informazioni Christian Tinazzi cristiantinazzi@hotmail.com +3

Informazioni Alfredo Tradardi alfredo.tradardi@frammenti.it

Infine, ricordando che la giornata della memoria in ricordo delle vittime dell’olocausto era stata istituita per non dimenticare, affinchè l’orrore che è stato non si ripeta mai più…

a Zagarolo, comune sulla via Prenestina a pochi chilometri da Roma:

4) Le Giornate della Memoria

Zagarolo 22-28 Gennaio 2009

per info, il programma è sul sito del comune www.comunedizagarolo.it

Autore: Raffaella Cosentino

Gaza, che fine ha fatto Tony Blair?

I comuni cittadini forse non sanno che l’ex premier britannico è ora l’inviato per il Medioriente del quartetto. Cos’è il quartetto? Niente meno che Unione Europea, Russia, Stati Uniti e Nazioni Unite. Probabilmente solo gli addetti ai lavori e i giornalisti ci hanno fatto caso. Ora che il Medioriente sta letteralmente esplodendo, c’è un uomo che avrebbe diritto di farsi ascoltare dalle parti in causa, Israele e Hamas, perché è praticamente l’inviato del mondo intero a noi conosciuto. E il mondo avrebbe forse il diritto di essere ascoltato, visto che se salta il Medioriente saltiamo proprio tutti. Questo volendo essere cinici, senza contare la terribile carneficina in atto a Gaza.
Ma, per l’appunto, parliamo il diplomatichese.
Dunque, che fine ha fatto Tony Blair? L’interrogativo viene dalla puntuale osservazione di un’amica London-based che ha sentito una sua intervista alla radio inglese e mi segnala che l’ex leader del Labour Party ha anche un sito (tonyblairoffice.org) in cui inserisce tutte le sue dichiarazioni e le interviste rilasciate.
Quella più recente è addirittura del 6 gennaio, più di una settimana fa.

Ricapitolando, qual è il mestiere di Tony Blair al momento? Aiutare a risolvere questa crisi, portare la voce del mondo sul conflitto a Gaza. Cosa sta facendo Tony Blair?
Da quanto emerge dal suo sito, ha rilasciato un’intervista alla Cnn, alla celebre giornalista Christiane Amanpour, lo scorso 6 gennaio, che è anche il giorno del massacro alla scuola dell’Onu, dove avevano trovato rifugio tantissimi sfollati e che ha causato 42 morti civili e decine di feriti.
Perché, parliamoci chiaro, di massacro si tratta. Se in Italia qualcuno sparasse su una scuola, una banca, una chiesa, e facesse 30 morti e 70 feriti, non parleremmo di massacro? Non ci sono giustificazioni per questo. Un alto funzionario Onu a Gaza ha detto che 350 persone si erano riparate nella scuola, aggiungendo che le Nazioni Unite forniscono sempre coordinate geografiche precise delle loro strutture per evitare che siano colpite.
“Sfortunatamente, (i combattenti di Hamas) si nascondono tra i civili”, ha detto il ministro degli Esteri Tzipi Livni, aggiungendo che Israele sta cercando di evitare vittime civili. (fonte: Reuters)

Tornando a Tony Blair, ecco, trascritto, il contenuto dell’intervista sulla quale campeggia questo sunto: “Il rappresentante del Quartetto, Tony Blair ha detto che ‘un’azione netta e definitiva’ per fermare il contrabbando di armi e denaro a Gaza era un elemento essenziale per assicurare un’immediato cessate il fuoco’. L’intervista è stata rilasciata a Gerusalemme e avviene all’interno di una bella villa finemente arredata.
Amanpour: “Un grande appello al cessate il fuoco. Quanto è probabile che arrivi presto …questa è la fine o solo l’inizio?”
Blair:“Il problema sono le armi e i soldi di contrabbando che passano nei tunnel dall’Egitto. Questo problema può essere risolto in tempi ragionevolmente brevi, altrimenti Israele andrà avanti”.
Amanpour: “Israele non vuole il cessate il fuoco immediato perché insiste sul volere una pace “duratura e sostenibile”
Blair: “Lo Comprendo, dal punto di vista di Israele, ma se riesce a ottenere l’azione definitiva per tagliare la fonte di finanziamento e di armi di Hamas, quello è ovviamente un significativo avanzamento per la posizione di Israele”.
Amanpour: “Le morti dei civili a Gaza mettono una grossa pressione su Israele, per quanto tempo Israele può sopportare questa pressione?”
Blair: “Penso che Israele vorrebbe fermare presto tutto questo ma penso anche che sia preparata ad andare avanti. E’ stato fatto da molti il parallelo con la guerra del Libano, ma Gaza non è il Libano, è una striscia di terra grande 20 miglia per 4 e Hamas non è Hezbollah. Quindi Israele è preparata ad andare avanti, la questione è: possiamo trovare una base per portare tutto questo a uno stop immediato?”.
Amanpour: “Gli israeliani e forse gli europei e anche gli stati arabi pensano che quest’azioe possa indebolire Hamas e rafforzare l’Anp, ma ci sono tantissime proteste contro l’Anp, considerata debole per non essersi opposta a Israele mentre gli abitanti di Gaza vengono uccisi, davvero quest’operazione può rafforzare l’Anp? “
Blair: “L’unica cosa che può rafforzare l’Anp è l’affidabilità e credibilità di poter arrivare a uno Stato Palestinese. Questo dipende da tre cose: da un credibile processo di negoziato per la soluzione dei due Stati; dalla costruzione di uno Stato dalle fondamenta, che è quello che stiamo facendo nella West Bank , allegerendo l’occupazione israeliana, mettendo in mano agli stessi palestinesi la loro sicurezza e dando sviluppo sociale; il terzo elemento è l’unità dei palestinesi. Se continua la situazione con Hamas che governa Gaza e approccia la questione in un modo completamente diverso dall’Autorità Palestinese, diventa difficile”.

Per dovere di cronaca, bisogna dire che c’è anche un comunicato, sull’episodio della strage alla scuola Onu:
Parlando dopo l’attacco di Martedì alla scuola Unwra (United Nations Relief and Work Agency), Tony Blair oggi ha ribadito il suo appello per un immediato cessate il fuoco e ha chiesto con urgenza il massimo sforzo per evitare morti di civili. Tony Blair ha detto: “ Il terribile e tragico evento di oggi rinforza l’appello del quartetto perché un immediato cessate il fuoco venga rispettato da ambo le parti. ”
Dopo 19 giorni di guerra, sono 1000 le vittime, vale a dire una media di 50 al giorno, 70 solo ieri, e più di un terzo dei morti sono bambini.
Questo è il prezzo di sangue pagato fin qui per distruggere i tunnel di Hamas. Da notare, che secondo le testimonianze di molti attivisti umanitari, quei tunnel sono stati per una Gaza ‘sigillata come una trappola’, l’unico modo per fare arrivare anche viveri, medicine e generi di prima necessità alla città.
La sproporzione dei mezzi è sotto gli occhi di tutti. Per di più, concordano gli esperti e gli analisti internazionali, questa guerra ha avuto come risultato di rafforzare gli estremisti, come Hamas ed Hezbollah, destabilizzando la regione.

Alla luce di ciò, non riconosco in Tony Blair il mio rappresentante. Inaudito il prezzo umano da pagare per l’azione netta e definitiva di Israele. Si chiama massacro, carneficina.

Raffaella Cosentino

Scatto dal Libano

Villaggio di Frun. Cerimonia di consegna di un generatore elettronico donato dallesercito italiano. Foto di Raffaella Cosentino

Villaggio di Frun. Cerimonia di consegna di un generatore elettronico donato dall'esercito italiano. Foto di Raffaella Cosentino


Ricordo del Sud del Libano da embedded con i militari italiani dell’operazione Leonte, nella missione Unifil2


Dana dagli occhi vispi, scuri, ritagliati come due mandorle all’insù nel viso costretto nel velo. A undici anni ha le idee chiare: diventerà una giornalista per raccontare la verità sul suo Libano. Parla veloce in inglese perché sa che il tempo non le basterà per chiedere tutto quello che vorrebbe. La sua faccetta sorridente buca il ricordo. Chiudere gli occhi e ripensare al sud del Libano vuol dire sentire lei, il suo entusiasmo e il suo desiderio di giustizia più forti delle gigantografie dei martiri di Hezbollah, che tappezzano le strade a casa del ‘Partito di dio’.

Sui gommoni Unifil a Naqoura. Foto di Raffaella Cosentino

Sui gommoni Unifil a Naqoura. Foto di Raffaella Cosentino

A sud di Beirut, varcato il fiume Litani, il viaggio nel cuore dell’operazione ‘Leonte’ si snoda su un fazzoletto di terra lungo meno di 40 Km. La nostra meta non è Tiro, la città dei fenici che scorgiamo da lontano stesa al sole sulle acque trasparenti del Mediterraneo. Andiamo a Tibnin, a circa 110 chilometri da Beirut. E’ il quartier generale del settore ovest, dove la Brigata Garibaldi svolge con professionalità il suo lavoro in mezzo a un nulla fatto di colline brulle, punteggiate di villaggi grigi e anonimi che sembrano senza storia. Li attraversiamo scortati da mezzi blindati su cui torreggiano bersaglieri con il mitra puntato. Le misure di sicurezza sono d’obbligo per l’esercito. Per un giornalista, però, questo vuol dire sentirsi a disagio, invadente. Provare imbarazzo perchè la colonna armata di cui facciamo parte manda in tilt il traffico in un piccolo centro, dove è sabato sera, con i negozi aperti sulla via principale e le ragazze, sempre velate, che passeggiano tenendosi a braccetto.
Facciamo su e giù per ore sulle strade sconnesse. I 34 giorni di guerra dell’estate 2006 hanno distrutto 600 km di strade, 73 ponti e l’aeroporto Rafik Hariri di Beirut. Il sistema viario messo in ginocchio a poco a poco viene ricostruito, ma i collegamenti sono ancora tortuosi. Ciò che un conflitto lascia dietro di sé, la crudeltà delle bombe a grappolo, che trasformano i campi in una roulette con la morte, seminandoli di piccoli ordigni inesplosi, ci si para davanti assieme al coraggio degli sminatori del genio militare italiano. Dopo mesi di lavoro sotto un sole cocente, vestendo tute protettive claustrofobiche, tanto pesanti da rendere difficoltoso il passo, stanno per restituire a un agricoltore la sua chance per il futuro: un bananeto bonificato dalle bombe.
Le ferite dei bombardamenti sono visibili, quelle di decenni di guerre sono sicuramente nell’anima del popolo libanese. Non c’è stato tempo per condividere la sofferenza, per saziare la nostra fame di contatto vero con la popolazione. Rimane la sensazione di guardare dall’alto di una collina e vedere l’erba del vicino israeliano sempre più verde. Di là campi arati e fertili, di qua sassi, pietre e wadi, profonde insenature nel terreno.

Al gate di Ras Naqoura, unico passaggio tra Israele e Libano. Foto di Raffaella Cosentino

Al gate di Ras Naqoura, unico passaggio tra Israele e Libano. Foto di Raffaella Cosentino

Il presidio italiano sulla Blue Line. Foto di Raffaella Cosentino

Il presidio italiano sulla Blue Line. Foto di Raffaella Cosentino

‘Blue Line’ è un nome color del cielo per chiamare la serie di 198 bidoni con la scritta UN che divide il territorio libanese da quello israeliano, che delimita la fine di un mondo e l’inizio di un altro. Quei paletti dipinti di blu non sembrano abbastanza solidi per fare da spartiacque tra la paura armata di Israele e quella del mondo arabo. Trasmettono l’idea che tutto il Libano sia un confine incerto che nessuno voleva tracciare, incancrenito dalle guerre, paralizzato nella sua danza immobile ma sempre sul punto di esplodere.
L’occasione di dare una sbirciatina al futuro del popolo libanese viene dalla Civil military cooperation, attività chiave per i militari italiani, a sostegno dei civili e del consenso necessario a una forza di interposizione. Incrociando gli sguardi curiosi dei bambini all’orfanotrofio di Tibnin si può guardare negli occhi e nel cuore di Dana. È lì che si vedono le opportunità negate da decenni di conflitti, è lì che prende forma una sensazione dal sapore amaro, che in una guerra bambini e giornalisti non siano poi così lontani, entrambi pedine di un gioco più grande di loro.
Testo di Raffaella Cosentino

Foto di Raffaella Cosentino

Foto di Raffaella Cosentino


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