Posts Tagged 'minori soli'

Londra, 4 milioni di sterline per un centro d’accoglienza a Kabul per rimpatriare i minori afghani soli

10/06/2010

12.44

OLTRECONFINE

The Guardian (Uk). Un piano condiviso anche da Norvegia, Svezia, Danimarca e Olanda. Secondo i governi europei l’interesse del minore è quello di ritornare nel paese d’origine. Allarme dalle organizzazioni che tutelano le vittime di torture

Roma – L’agenzia per le frontiere britannica intende costruire in Afganistan un “Centro di reinserimento” da 4 milioni di sterline per iniziare a rimpatriare i minori afghani non accompagnati. Il piano prevede di rimpatriare forzatamente 12 minori al mese. Secondo le statistiche governative ci sono 4.200 minori richiedenti asilo in Gran Bretagna, attualmente a carico dei servizi sociali locali. Gli afghani sono la nazionalità più frequente. Dei 400 minori che hanno chiesto asilo nei primi tre mesi dell’anno, quasi la metà sono afghani. Londra non è la sola a volersi attrezzare per rimpatriare i ragazzi afghani fuggiti dalla guerra. Anche Norvegia, Svezia, Danimarca e Olanda stanno preparando piani di espulsione e centri di accoglienza a Kabul. Questi rimpatri, secondo il Guardian, sono giustificati dai governi europei con la tesi che il miglior interesse del minore sia il ritorno nel paese d’origine. Critiche e proteste sono giunte da molte organizzazioni umanitarie come Human Rights Watch o il Refugee Council. La Fondazione dei medici per la cura delle vittime di torture ha chiesto all’agenzia britannica per le frontiere (Ukba) quali misure saranno prese nei confronti di bambini e adolescenti arrivati in Gran Bretagna dopo aver subito numerosi traumi: torture, stupri, pressioni per diventare combattenti o terroristi suicidi.

The Guardian, 7 e 10 giugno – Vai all’articolo

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IMMIGRAZIONE Sbarcano in Calabria 41 migranti, 21 sono minori: le testimonianze

14/12/2009 17.55 Sono turchi di etnia curda e afgani. Si sono imbarcati su una nave portacontainer in Turchia, i trafficanti li hanno fatti scendere con i gommoni. Viaggio costato fino a 18 mila dollari. I minori raccontano di essere scappati dalle torture dei talebani

Badolato (Cz) – Sono sbarcati ieri sera sulla costa ionica calabrese, tra i comuni di Santa Caterina sullo Ionio e Guardavalle 41 profughi, di cui 21 minori e due donne. Sono turchi di etnia curda e afghani, che si sono imbarcati su una nave portacontainer in Turchia, forse a Istanbul. I minori sono tutti afghani, diciotto sono arrivati in Italia da soli. Secondo la ricostruzione fatta dai migranti e dai carabinieri, la nave che li trasportava si è avvicinata alla costa, navigando da nord verso sud. Per non dare nell’occhio, i trafficanti hanno fatto sbarcare i profughi con un gommone, a più riprese, con una serie di sbarchi, a pochi chilometri di distanza. I migranti sono stati intercettati dalle forze dell’ordine mentre camminavano a piedi sulla strada statale jonica 106. Erano tutti in buone condizioni di salute. Della nave si erano perse le tracce. Accolti nel presidio della Croce Rossa di Badolato (Cz) e dagli operatori del Consiglio Italiano per i Rifugiati (Cir), le 41 persone hanno passato la notte sul pavimento, senza materassi, con il solo conforto di stufe elettriche e coperte. Per gli adulti, c’è già all’ingresso del presidio sanitario un autobus in attesa di portarli al centro di accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo (Cara) di Sant’Anna a Isola Capo Rizzuto (Kr). I minori soli, secondo quanto previsto dalla legge italiana, restano nel comune di Badolato. Nella zona non esistono, però, strutture di accoglienza per minori non accompagnati. E’ in corso un vertice tra la prefettura, la questura, i carabinieri e il comune per allestire un centro di emergenza, all’interno di un agriturismo privato. “In Calabria c’è un solo centro per minori stranieri soli, si trova ad Acri, in provincia di Cosenza, e su dieci posti totali, otto sono già occupati”, spiega Daniela Trapasso, responsabile della sede Cir di Badolato. Dietro il viaggio dei profughi, durato anche tre mesi in molti casi, c’è al solito un’organizzazione internazionale ramificata in molti Stati. E’ quanto emerge dal racconto dei ragazzi afghani, che parlano di cifre molto alte pagate per arrivare in Europa. Dai 15mila ai 18mila dollari a persona. Sono partiti da Kabul, Herat, Kandahar, Mazar i Sharif, viaggiando con ogni mezzo, dalle automobili ai cavalli. “Abbiamo cavalcato tra le montagne, camminato a piedi anche dentro l’acqua”- racconta Suleiman. Il tragitto passava per l’Iran e la Turchia, dove poi si sono imbarcati “up to Europe”, senza sapere in quale stato europeo sarebbero arrivati. Vogliono raggiungere la Germania, l’Olanda, la Norvegia, dove hanno fratelli, cugini, parenti. “Le guide cambiavano di paese in paese e parlavano quattro o cinque lingue, farsi, inglese, turco e altre”, spiegano. L’ultimo tratto del viaggio, chiusi all’interno dei container di una nave nel Mediterraneo, è durato nove giorni. Dicono che i trafficanti non erano italiani. “Ci davano pochissimo cibo, giusto per non morire – dice Zahir – poi ci hanno fatti sbarcare con delle piccole barche, il viaggio fino alla riva è stato di cinque, dieci minuti, e ci hanno detto di andare fino alla stazione del treno e che sarebbe stato facile andare dove volevamo parlando in inglese”. La sua espressione è piena di speranza e sollevata, per essere arrivato vivo fin qui. Per essersi lasciato alle spalle le violenze della guerra, anche se non sapeva di venire in Italia. Delle storie tragiche che raccontano, i giovani afghani portano la testimonianza sulla pelle. Suleiman ha 22 anni, e faceva l’elettricista. “Lavoravo per Isaf ma quando i talebani hanno scoperto che ero al servizio degli americani mi hanno rapito sulla strada da Kabul a Farah”, dice. Sulle braccia mostra i segni delle ferite di coltello. Il suo racconto è un fiume in piena: “Mi hanno torturato, sono riuscito a scappare, ho venduto la macchina, un piano della casa di famiglia, altri amici mi hanno prestato soldi e sono partito perché mi avrebbero ucciso”. Ma questo è stato soprattutto lo sbarco dei minori soli. Sayd, 15 anni, è al suo secondo viaggio fuori dalla trappola afghana e di quello precedente porta sulla gamba destra la cicatrice molto grande di un proiettile. Dice che i talebani gli hanno sparato, dopo che era stato rimpatriato a Herat dalla Turchia. Un anno fa, era partito per la prima volta, ma in Turchia, subito dopo la partenza, l’imbarcazione è affondata. Nel naufragio sono morte quattro persone. Sayd racconta di essere stato catturato dalla polizia turca, rispedito a Herat e punito dai Talebani che l’hanno gambizzato. E’ arrivato a Badolato portandosi dietro un fratello di 13 anni, Alì. Un altro fratello vive in Olanda e gli ha mandato i soldi per il viaggio. (rc) © Copyright Redattore Sociale


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