Posts Tagged 'primo maggio'

Cassibile, i residenti non vogliono la tendopoli dei braccianti

04/05/2010

10.19
IMMIGRAZIONE
Ancora alta tensione per la tendopoli che ospita 130 braccianti stagionali con il permesso. Il coordinamento del primo maggio: “Si chiede regolarità per il posto letto ma non ci sono tutele sindacali”

tendopoli Croce Rossa vicino l'uscita dell'autostrada

CASSIBILE (RS) – Il primo maggio migrante a Cassibile ha raccolto associazioni antirazziste da quasi tutta la Sicilia ma la gente del paese non ha partecipato. Come a Rosarno, anche nel quartiere siracusano noto per il fenomeno degli stagionali immigrati che arrivano a centinaia ogni primavera per raccogliere le patate, la festa del lavoro dedicata ai diritti dei migranti è stata disertata dai residenti. A dare una valutazione sulla convivenza tra italiani e braccianti africani è Giampaolo Crespi, un commerciante originario di Busto Arsizio che vive da vent’anni a Cassibile dove gestisce un negozio di alimentari frequentato dai migranti. Crespi fa parte del coordinamento che ha organizzato un primo maggio migrante a Cassibile con aderenti tra i quali la Rete antirazzista catanese, la confederazione Cobas di Siracusa e Catania, l’Arci di Messina, i Laici missionari comboniani di Palermo, l’associazione Siqillyàh e tante realtà del siracusano e di altre province. Obiettivo: “costruire una campagna di rilievo nazionale a difesa dei diritti dei migranti stagionali in Sicilia dopo i terribili giorni di Rosarno”. L’iniziativa ha avuto luogo nell’istituto comprensivo “Falcone Borsellino” di Cassibile, con musiche, balli, prodotti biologici, banchetti informativi e la proiezione del documentario “La terra (E)Strema” con gli autori Enrico Montalbano e Angela Giardina.

Come in molte altre realtà del sud in cui imperano il caporalato e lo sfruttamento dei braccianti agricoli immigrati, Crespi si è trovato solo nella sua battaglia per i diritti sul lavoro. “Diciamo che i commenti al bar non erano buoni e che altre persone più ricettive non si espongono per paura del giudizio dei compaesani”, racconta nella sua casa sulla via Nazionale di Cassibile. Il paese, circa 4 mila abitanti, si sviluppa lungo la strada statale che negli anni è stata teatro del reclutamento della manodopera africana da parte dei caporali e anche di scontri ed episodi di tensione. Molti di questi scaturivano dal fatto che i braccianti stranieri andassero a lavarsi nella fontana pubblica al ritorno dal lavoro nei campi. Ad acuire i dissapori in passato, anche le leggende metropolitane su donne che sarebbero state violentate o molestate dagli immigrati. Voci rivelatesi prive di fondamento.

“Qui nessuno si sente razzista, eppure secondo la gente del posto gli africani devono venire a lavorare ma non si devono vedere” spiega il commerciante. Un atteggiamento che spiega come ogni anno l’installazione di una tendopoli del ministero dell’Interno gestita dalla Croce Rossa per alloggiare i braccianti stranieri diventi il pomo della discordia. In un articolo pubblicato a marzo dal quotidiano “La Sicilia”, con il titolo “Non siamo razzisti, ma niente tendopoli”, il segretario del locale circolo del Pd, Orazio Musumeci, dichiarava: “La tendopoli se la facciano le associazioni umanitarie a Siracusa, noi la gente a bivaccare qui non la vogliamo”. E ancora: “Così si danneggia la nostra economia turistica: la gente non viene neanche a mangiare una pizza”. Anche quest’anno la prefettura aveva siglato un protocollo con i produttori agricoli che impegnava le aziende a preoccuparsi di trovare un alloggio ai lavoratori. Ma non è andato a buon fine.

Crespi ricorda la lunga querelle sulla tendopoli. “Nel 2005 ci fu la prima e poi venne trasformata in Cpt. Nel 2007 ne venne fatta una a Cassibile, nel 2008 per le proteste fu spostata ad Avola, che è a 16 chilometri per cui furono gli immigrati a disertarla per la distanza. L’anno scorso non è stata fatta, adesso ce n’è una difronte all’uscita dell’autostrada”. Nel documento affisso dalle associazioni per il primo maggio a Cassibile si legge: “da anni si aspettano le ultime settimane per provvedere a un’accoglienza sempre d’emergenza e per i regolari, addirittura l’anno scorso neanche quella e quest’anno solo per 130 migranti; una regolarità pretesa per offrire loro un posto letto, ma ignorata quando si tratta delle garanzie contrattuali e delle tutele sindacali”. (rc)

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Rosarno, 5 euro per un mese di lavoro

03/05/2010

16.48
IMMIGRAZIONE
Due stagionali burkinabè e un cittadino rosarnese sono stati fermati dalla polizia mentre discutevano del mancato pagamento per il lavoro prestato nei campi. Il tutto mentre erano in corso i comizi dei sindacalisti per il primo maggio

Rosarno – Cinque euro per un mese di lavoro. L’ennesimo episodio di sfruttamento degli africani nella cittadina calabrese si è consumato mentre i leader sindacali di Cgil, Cisl e Uil intervenivano sul palco del primo maggio. In una delle vie adiacenti a piazza Valarioti, due stagionali burkinabè e un cittadino rosarnese sono stati fermati dalla polizia nel corso di una discussione sul mancato pagamento di uno dei due stranieri per il lavoro prestato nei campi. Il tutto è avvenuto sotto gli occhi dei passanti e di alcuni manifestanti.

“Ho lavorato per un mese, raccogliendo 60 cassette di arance e tutto quelllo che ne ho ricavato sono queste cinque euro” ha raccontato il lavoratore africano, stringendo in un pugno una banconota. Secondo la testimonianza del bracciante burkinabè, dopo la fine della raccolta, l’italiano non si è fatto più trovare, senza pagargli neanche una giornata di lavoro. L’africano, accompagnato da un connazionale, ha incontrato per caso il suo datore di lavoro per la strada e ha preteso il pagamento. A quel punto l’italiano gli ha dato cinque euro per trarsi d’impaccio. I due africani cercavano al contrario di trattenerlo e ne è nata una discussione accesa. Un giovane passante di Rosarno suggeriva al ragazzo africano di stare zitto, dicendogli: “ti metti d’accordo dopo, lo vai a trovare a casa”. Gli agenti di polizia che si trovavano in servizio per la manifestazione sono intervenuti e hanno fermato le tre persone coinvolte, l’italiano e i due stranieri, portandole al commissariato di Gioia Tauro per l’identificazione. Sono stati tutti rilasciati dopo poco. Il lavoratore del Burkina Faso era arrivato per la prima volta nella cittadina calabrese a febbraio, dopo gli scontri. In precedenza viveva a Castel Volturno. (raffaella cosentino)

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