Posts Tagged 'proteste'

Ong afghane contro gli aiuti: “Non vanno al paese e aumentano la corruzione”

28/01/2010
14.43
COOPERAZIONE

Sette delegate della società civile in rappresentanza di 80 organizzazioni umanitarie guidate da donne lanciano l’allarme sulla destinazione degli aiuti: “solo il 5% va ai progetti per le donne”. Selay Ghaffar di Hawca: “le nostre vite sempre a rischio”.

Londra – Mentre la diplomazia internazionale si riunisce nella capitale inglese per finanziare con un fondo internazionale il piano di riconciliazione con i Talebani decido da Karzai e dagli Stati Uniti, le sole donne afghane presenti alla conferenza internazionale criticano la politica degli aiuti attuata dalla comunità internazionale. “Gli aiuti non stanno andando all’Afghanistan, ritornano indietro ai paesi ‘donatori’ attraverso gli stipendi corrisposti ai militari e ai contractors per la sicurezza”, denuncia Washma Frogh, esponente dell’Afghan women network, presente alla Conferenza di Londra. “E’ davvero frustrante che niente sia cambiato per noi dopo 8 anni di guerra”, dice a margine dell’incontro parlando della situazione delle donne a Kabul e nel resto del Paese. Sotto accusa il sistema dei Prt (Provincial reconstruction team), con i militari che si occupano direttamente della ricostruzione attraverso attività Cimic, di cooperazione civile e militare. “I Prt non sono adeguati alla ricostruzione, non conoscono i veri bisogni della gente e le persone li rifiutano perchè li vedono come soldati, inoltre la qualità dell’aiuto è davvero bassa”. E sulla corruzione dilagante, l’attivista afghana è lapidaria: “Il 70% del budget governativo viene dall’estero, dunque devo dire che l’aiuto internazionale ha creato maggiore corruzione”.

Sono sette le delegate della società civile che tra poco presenteranno un documento al vertice dei 60 paesi ospitato alla Lancaster House. Le attiviste dell’Afghan Women Network rappresentano 80 organizzazioni non governative guidate da donne in Afghanistan, di cui 20 più grandi e il resto titolari di piccoli progetti. Tutte operano in una situazione di grave pericolo. “Le nostre vite sono a rischio per due motivi – denuncia Selay Ghaffar dell’ong ‘Humanitarian Assistance for the Women and Children of Afghanistan’ – la società civile ancora non accetta il nostro ruolo e non abbiamo un sostegno reale da parte della comunità internazionale. Basti pensare che solo il 5-7% degli aiuti è diretto a progetti per le donne, noi pensiamo dovrebbe essere almeno il 20-25%”.

Aumento degli aiuti internazionali per lo sviluppo economico oltre alla sicurezza da un lato e lotta alla corruzione del regime politico attualmente al potere sono due dei focus del vertice ospitato dal primo ministro inglese Gordon Brown. Due giorni fa, otto organizzazioni umanitarie impegnate nel Paese, Oxfam, Actionaid, Afghanaid, Care Afghanistan, Christian Aid, Trocaire, Concern e il Consiglio norvegese per i rifugiati (Nrc), hanno diramato un documento che denuncia la ‘militarizzazione’ degli aiuti. Rivolgendosi agli oltre 60 ministri degli Esteri partecipanti all’incontro di oggi, le Ong si sono espresse contro “l’utilizzo da parte delle forze militari internazionali degli aiuti come arma non letale”, con azioni umanitarie e militari di breve respiro che “forniscono una soluzione più temporanea che duratura” e sono “motivate dagli interessi politici dei donatori” e da obiettivi di sicurezza a breve termine. (vedi lanci successivi)(rc)

© Copyright Redattore Sociale

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«In Iran soffocate le voci di dissenso» Lahidj, vice presidente della FIDH

Nei giorni scorsi, la International Federation for Human Rights (FIDH), attiva dal 1922 in tutto il mondo nel campo dei diritti umani, ha lanciato un allarme sul numero degli arresti in Iran dall’inizio delle proteste: circa 2000. Il vice presidente della FIDH e presidente dell’Iranian League for the Defence of Human Rights (LDDHI), Karim Lahidj racconta cosa sta accadendo in Iran.

«La situazione è drammatica. La popolazione ilahidji k5-1raniana è stata presa in ostaggio di un regime autoritario, dai suoi agenti e dai servizi segreti che rispondono con una repressione violenta alle richieste di trasparenza e di democrazia. La società civile viene messa a tacere: i difensori dei diritti umani sono scomparsi e i cittadini normali sono vittime di arresti arbitrari».

Scendendo più nel dettaglio e parlando di numeri.
«In Iran c’è un clima di terrore, perché il regime porta avanti i suoi obiettivi politici soffocando le voci di dissenso. Le libertà fondamentali sono ampiamente ignorate e le manifestazioni di protesta a Teheran, e nelle altre città, vengono represse col sangue. Più di 2000 persone sono state arrestate e sono attualmente detenute. Secondo Reporters sans Frontieres, al momento, sarebbero circa 34 i giornalisti in prigione. I Basiji hanno preso il sopravvento sulle forze di sicurezza e esercitano le funzioni di Stato con arresti e raid nelle case».

Chi è responsabile di questo?
«È ovvio che il regime e la Guida Suprema in persona abbiano deciso di imporre l’elezione di Ahmadinejad agli iraniani, senza considerare la conseguente perdita di credibilità e di legittimità. Queste elezioni sono state segnate dalla frode e dalla repressione violenta. Il Consiglio dei Guardiani, da parte sua, ha accettato un riconteggio parziale solo per mantenere la facciata. Non potrebbe nascere un governo legittimo da queste elezioni e, dal momento che loro lo sanno bene, hanno incaricato la famosa milizia Basiji di eliminare le voci di dissenso e le proteste».

Chi, invece, esegue gli ordini?
«I Guardiani della Rivoluzione, la polizia e i Basiji si dividono la responsabilità di repressione e violazioni dei diritti umani. Loro agiscono durante le dimostrazioni e conducono raid notturni, terrorizzando la popolazione».

Oltre agli attivisti, chi è stato arrestato?
«Naturalmente gli attivisti, gli avvocati nel campo dei diritti umani, i giornalisti e le figure prominenti nel fronte dell’opposizione sono stati il bersaglio principale. Ogni cittadino che proclama il rispetto dei propri diritti, per le strade, attraverso internet o i social network rischia di essere arrestato. Il Ministero dell’Informazione in Iran, infatti, riesce ad identificare con successo chiunque sfidi le autorità».

Alcune persone che vivono in Iran hanno raccontato di maltrattamenti nei confronti di chi è stato arrestato…
«Conoscendo il modo in cui sono stati trattati gli attivisti nelle prigioni iraniane nel passato, non mi sorprenderei se queste accuse fossero vere. Le Nazioni Unite hanno chiesto già da tempo alla FIDH di fare dei controlli in loco, ma l’Iran non coopera. I casi di tortura sono stati ampiamente documentati, già prima dell’attuale ondata di repressione, e probabilmente continueranno in futuro».

Antonella Vicini

(Il Tempo O5/07/2009)

Elezioni in Iran, esplode la rabbia Moussavi chiede l’annullamento

E’ una bufera,un’esplosione di rabbia e di dissenso e una dura repressione,  il vero risultato delle decime elezioni presidenziali in Iran.

La riconferma del presidente Mohamoud Ahmadinejad alla guida della Repubblica islamica, sorprendente per la percentuale bulgara di voti, il 62,63%, pari a circa 24 milioni di persone, ha scatenato ieri a Teheran

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un’ondata di proteste che si è andata gonfiando nel corso di tutta la giornata.

Migliaia di giovani iraniani hanno sfilato nelle piazze e nella strade, inizialmente in modo pacifico, per manifestare contro l’esito delle urne che ha penalizzato in modo netto, e dubbio, il candidato dell’area riformista dato per favorito, Mir Hossein Moussavi, uscito dallo spoglio con il 33,75 % dei voti, circa 13 milioni su un totale di 39 milioni di elettori. Agli altri due, Mohsen Rezai e Mehdi Karroubi sono andate le briciole:  1,73%  a uno e lo  0.85 % all’altro.

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Dura la risposta delle forze dell’ordine che già dalla sera prima erano state allertate e sistemate a presidio  dei punti di possibile raduno. Per ordine del capo della Polizia, infatti, ogni assembramento era stato vietato nel corso delle ore successive alla chiusura delle urne; provvedimento confermato ieri dal  Mi

nistero dell’Interno che ha dato via libera a una repressione che ha causato decine di feriti. Chiuso anche il giornale di Karroubi.

Ieri, da Vanak Square fino a Valiasr Square, dal nord al centro della capitale, passando per la via principale, cariche delle forze dell’ordine hanno accolto le manifestazioni che dalla tarda mattinata fino alla sera si sono susseguite senza interruzione.

“Allah Akbar”,  “Meglio morire, piuttosto che essere umiliati” e “ Morte al regime che inganna” risuonavano per le strade;  gli stessi motti che trent’anni fa venivano intonati contro lo scia’.

I giovani hanno chiamato all’unita’ tutti gli altri iraniani, “Non abbiate paura; restiamo uniti”, scoperchiando un pentola tenuta per troppo tempo sotto pressione.

Il timore che la festosa onda verde che nei giorni precedenti al voto ha intasato Teheran si trasformi in un’ondata di protesta difficilmente gestibile ha spinto il governo alla repressione militaresca. In molti, qui, temono che la situazione degeneri.

Ieri mattina, prima che scoppiasse il caos, a Teheran si respirava un’atmosfera quasi irreale: mesta e raggelata. Una calma, preludio di quello che sarebbe accaduto poche ore dopo, aggravata dal silenzio delle comunicazioni telefoniche bloccate da quasi quarantotto ore. Ai brevi festeggiamenti dei sostenitori del presidente rieletto la sera prima, ha risposto l’amarezza di volti ancora increduli.

“Non e’ possibile! E matematicamente impossibile!” ripetevano alcuni: “Tutti i miei amici, gli amici degli amici, i miei familiari hanno votato per Moussavi. E ora?” facevano eco altri.

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“Dov’è il mio voto?” e’ la frase che ricorre anche sulla rete, attraverso network come Facebook che a differenza di altri siti, come quello della Bbc e o blog che pubblicano notizie su possibili brogli, ha funzionato per gran parte della giornata, pr

ima di subire lo stesso blocco degli altri.

Sulla community più utilizzata del momento, moltissimi giova

ni iraniani, nel Paese e all’estero, hanno postato video delle manifestazioni di ieri mattina, degli scontri con la polizia e messaggi di protesta contro le elezioni,  mettendo in dubbio con varie argomentazioni tutte le operazioni di voto.

“Where is my vote?”, “Liar, Liar”,  “Cheaters” gli status più diffusi.

Una delle ipotesi che sta prendendo piede tra la gente comune e’ che i conteggi siano stati falsati dal Ministero dell’Interno, che si sarebbe occupato direttamente dello spoglio delle schede. Ma si tratta di voci che rimbalzano senza tregua e difficilmente controllabili, in un momento in cui la delusione di molti rischia di trasformarsi in contro-propaganda. A confortare queste  accuse e’ stato, comunque, lo stesso candidato sconfittoche, ieri mattina, nel corso di una conferenza stampa, ha lanciato un messaggio chiaro al popolo iraniano, infiDSC_0730dammando gli animi già carichi di rabbia.

Mir Hossein Moussavi, pare, dalle ultime frammentarie notizie, bloccato in casae assediato dalla polizia o da milizie paramilitari, si e’ rivolto al popolo iraniano: “so che hanno tradito il vostro voto”, ma “secondo  ciò che mi impone il mio ruolo e la mia religione, io non cederò”.

L’ex primo ministro, prima, e la moglie Zahra Rahnavard, poi, nelcorso di un’intervista telefonica alla Bbc Persian, hanno minacciato di svelare i meccanismi nascosti che hanno portato ai risultati elettorali.

Nessuno dubbio sulla regolarità delle  operazioni di voto, ne’ sullo spoglio elettorale, invece, sia per il Ministero dell’Interno, sia per la Guida Suprema Ali Khamanei che ha benedetto l’esito delle urne, proclamando Ahmadinejad “presidente di tutta la nazione” e invitando alla calma i sostenitori dei candidati sconfitti.

“La partecipazione di più dell’ottanta per cento degli iraniani al voto e i 24 milioni di preferenze sono motivo di festa e simbolo della volontàdi Dio. Tutto questo assicurerà il progresso e la sicurezza del Paese”.

Celebrazioni che però non si sono viste, sopraffatte dal suono dei clacson, da grida di protesta e dagli scontri nelle strade.

Antonella Vicini

(Il Tempo, 15/06/2009)

E’ una bufera, un’esplosione di rabbia e di dissenso e una dura repressione, il vero risultato delle decime elezioni presidenziali in Iran.

La riconferma del presidente Mohamoud Ahmadinejad alla guida della Repubblica islamica, sorprendente per la percentuale bulgara di voti, il 62,63%, pari a circa 24 milioni di persone, ha scatenato ieri a Teheran un’ondata di proteste che si è andata gonfiando nel corso di tutta la giornata.

Migliaia di giovani iraniani hanno sfilato nelle piazze e nella strade, inizialmente in modo pacifico, per manifestare contro l’esito delle urne che ha penalizzato in modo netto, e dubbio, il candidato dell’area riformista dato per favorito, Mir Hossein Moussavi, uscito dallo spoglio con il 33,75 % dei voti, circa 13 milioni su un totale di 39 milioni di elettori. Agli altri due, Mohsen Rezai e Mehdi Karroubi sono andate le briciole: 1,73% a uno e lo 0.85 % all’altro.

Dura la risposta delle forze dell’ordine che già dalla sera prima erano state allertate e sistemate a presidio dei punti di possibile raduno. Per ordine del capo della Polizia, infatti, ogni assembramento era stato vietato nel corso delle ore successive alla chiusura delle urne; provvedimento confermato ieri dal Ministero dell’Interno che ha dato via libera a una repressione che ha causato decine di feriti. Chiuso anche il giornale di Karroubi.

Ieri, da Vanak Square fino a Valiasr Square, dal nord al centro della capitale, passando per la via principale, cariche delle forze dell’ordine hanno accolto le manifestazioni che dalla tarda mattinata fino alla sera si sono susseguite senza interruzione.

“Allah Akbar”, “Meglio morire, piuttosto che essere umiliati” e “ Morte al regime che inganna” risuonavano per le strade; gli stessi motti che trent’anni fa venivano intonati contro lo scia’.

I giovani hanno chiamato all’unita’ tutti gli altri iraniani, “Non abbiate paura; restiamo uniti”, scoperchiando un pentola tenuta per troppo tempo sotto pressione.

Il timore che la festosa onda verde che nei giorni precedenti al voto ha intasato Teheran si trasformi in un’ondata di protesta difficilmente gestibile ha spinto il governo alla repressione militaresca. In molti, qui, temono che la situazione degeneri.

Ieri mattina, prima che scoppiasse il caos, a Teheran si respirava un’atmosfera quasi irreale: mesta e raggelata. Una calma, preludio di quello che sarebbe accaduto poche ore dopo, aggravata dal silenzio delle comunicazioni telefoniche bloccate da quasi quarantotto ore. Ai brevi festeggiamenti dei sostenitori del presidente rieletto la sera prima, ha risposto l’amarezza di volti ancora increduli.

“Non e’ possibile! E’ matematicamente impossibile!” ripetevano alcuni: “Tutti i miei amici, gli amici degli amici, i miei familiari hanno votato per Moussavi. E ora?” facevano eco altri.

“Dov’è il mio voto?” e’ la frase che ricorre anche sulla rete, attraverso network come Facebook che a differenza di altri siti, come quello della Bbc e o blog che pubblicano notizie su possibili brogli, ha funzionato per gran parte della giornata, prima di subire lo stesso blocco degli altri.

Sulla community più utilizzata del momento, moltissimi giovani iraniani, nel Paese e all’estero, hanno postato video delle manifestazioni di ieri mattina, degli scontri con la polizia e messaggi di protesta contro le elezioni, mettendo in dubbio con varie argomentazioni tutte le operazioni di voto.

“Where is my vote?”, “Liar, Liar”, “Cheaters” gli status più diffusi.

Una delle ipotesi che sta prendendo piede tra la gente comune e’ che i conteggi siano stati falsati dal Ministero dell’Interno, che si sarebbe occupato direttamente dello spoglio delle schede. Ma si tratta di voci che rimbalzano senza tregua e difficilmente controllabili, in un momento in cui la delusione di molti rischia di trasformarsi in contro-propaganda. A confortare queste accuse e’ stato, comunque, lo stesso candidato sconfitto che, ieri mattina, nel corso di una conferenza stampa, ha lanciato un messaggio chiaro al popolo iraniano, infiammando gli animi già carichi di rabbia.

Mir Hossein Moussavi, pare, dalle ultime frammentarie notizie, bloccato in casa e assediato dalla polizia o da milizie paramilitari, si e’ rivolto al popolo iraniano: “so che hanno tradito il vostro voto”, ma “secondo ciò che mi impone il mio ruolo e la mia religione, io non cederò”.

L’ex primo ministro, prima, e la moglie Zahra Rahnavard, poi, nel corso di un’intervista telefonica alla Bbc Persian, hanno minacciato di svelare i meccanismi nascosti che hanno portato ai risultati elettorali.

Nessuno dubbio sulla regolarità delle operazioni di voto, ne’ sullo spoglio elettorale, invece, sia per il Ministero dell’Interno, sia per la Guida Suprema Ali Khamanei che ha benedetto l’esito delle urne, proclamando Ahmadinejad “presidente di tutta la nazione” e invitando alla calma i sostenitori dei candidati sconfitti.

“La partecipazione di più dell’ottanta per cento degli iraniani al voto e i 24 milioni di preferenze sono motivo di festa e simbolo della volontà di Dio. Tutto questo assicurerà il progresso e la sicurezza del Paese”.

Celebrazioni che però non si sono viste, sopraffatte dal suono dei clacson, da grida di protesta e dagli scontri nelle strade.

IO NON RESPINGO

Spazio daSud
Via Gentile da Mogliano, 170 – Pigneto – Roma

VENERDI’ 12 – ORE 20,30

IO NON RESPINGO
Campagna italiana – rete Fotrtress Europe
no a Gheddafi, ai respingimenti, al Trattato Italia-Libia

daSud e Metasud nell’ambito della campagna – promossa da Fortress Europe, dall’associazione Asinitas Onlus e dagli autori del documentario “Come un uomo sulla terra” – IO NON RESPINGO contro il respingimento dei migranti e contro il Trattato Italia-Libia organizzano uno dei 77 eventi lanciati finora in tutta Italia.
Nella nostra sede proietteremo “Come un uomo sulla terra”.

Proiezione del documentario
COME UN UOMO SULLA TERRA
A seguire dibattito con Dagmawi Yimer, autore del documentario e Gabriele Del Grande, giornalista, autore del blog Fortress Europe e del libro Mamadou va a morire

in collaborazione con Metasud

http://www.dasud.itinfo@dasud.it
Spazio daSud – via Gentile da Mogliano 168/170 Pigneto – Roma – tel 0683603427


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