Posts Tagged 'Salute'

CINA: Così lontana, Così vicina

La Cina si sforza a garantire a tutta la popolazione l’accesso al servizio sanitario pubblico: le contraddizione di un paese divenuto nel terzo millennio un gigante economico, ma colpito ancora oggi da casi di lebbra

Un miliardo e trecento milioni di abitanti, un’aspettativa di vita che è andata crescendo sensibilmente negli ultimi sessantanni e un Pil che nel primo trimestre del 2010 è cresciuto del 11,9%, tanto da spaventare gli economisti e da essere considerato dal FMI traino dell’economia mondiale. Eppure in Cina c’è chi soffre ancora di lebbra. Un nota chiaramente stonata all’interno dell’orchestra dei Grandi, che evidenzia come il Celeste Impero, nel pieno del suo boom, presenti ancora una serie di problematiche irrisolte, tra le quali le questioni legate alla salute pubblica, le cui enormi carenze sono emerse prepotentemente nel 2003 con l’esplosione della Sars. Il sistema sanitario cinese è un sistema instabile che è passato, in poco più di mezzo secolo, dalla statalizzazione, con una forte attenzione alla prevenzione di massa, alla chiusura delle facoltà di medicina nelle università, sostituendo i laureati con i cosiddetti “medici scalzi”, voluti da Mao, impartendo a migliaia di agricoltori un’educazione sommaria nel campo medico-sanitario, per poter garantire i servizi medici di base nelle zone rurali, e poi, ancora, a una progressiva erosione del sistema capillare, seppur poco affidabile, che si era creato. Nella Cina del dopo Mao, che punta verso il capitalismo e le liberalizzazioni, si assiste ad una gestione localizzata della sanità (e di tutto il resto dei servizi) con la conseguenza di una disparità sempre più evidente fra città (più ricche) e campagne, da cui i giovani sani e più produttivi sono i primi a fuggire. Risultato? La Repubblica Popolare Cinese si è trovata a dover fronteggiare numerose urgenze nelle zone rurali e a dover ricorrere alle assicurazioni private, per colmare le lacune dell’assistenza pubblica. Questa, però, è la classica situazione in cui la cura è, forse, peggio della malattia, perché per le fasce sociali più disagiate, che sono quelle che non hanno accesso neanche al sistema previdenziale minimo garantito ai lavoratori dipendenti, è impossibile pagare un’assicurazione. A nulla sono serviti, gli incentivi stanziati tra 2003 e 2004 in alcune zone rurali per promuove la health care a pagamento: campagne e città restano ancora due mondi separati. Nonostante gli investimenti governativi attuati negli ultimi anni, il World Healt Organization parla chiaramente di costo della salute come “principiale barriera per garantire una buona qualità dei servizi, soprattutto per le persone che vivono nelle zone più remote”.

Ed è per questo che nel 2010 – sottolinea nel suo rapporto annuale la Fondazione Italia-Cina- gran parte delle discussioni sulle opportunità offerte dal settore sanitario in Cina verteranno sulle implicazioni delle nuove riforme”. L’obiettivo, annunciato nel 2007 dal premier Wen Jiabao di una assistenza pubblica gratuita per tutti, senza distinzione di reddito, residenza e provenienza, potrebbe realizzarsi nel 2020, data in cui il programma Healthy China dovrebbe essere attuato. Per far ciò, lo sguardo sarà puntato verso il basso, per “migliorare l’accesso e la convenienza delle cure sanitarie”, sottolinea la fondazione di Via Clerici, a Milano. Perché l’idea che il gigante economico del terzo millennio compaia anche nella classifica dei Paesi in cui si continuano a registrare dei casi di lebbra, insieme a Angola, Bangladesh, Brasile, Etiopia, Nigeria, Filippine, Sri Lanka, Sudan, è davvero difficile da far accettare.

di Antonella Vicini, tratto da IL WELFARE DELL’ITALIA

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Sgomberiamo il campo dai pregiudizi. Pillola Ru 486: metodo sicuro, sotto controllo

Intervista Alessandra Graziottin*

La prima questione è: come agisce la pillola?

L’RU 486 è un anti-ormone (il Mifepristone, ndr), un antiprogestinico, che va a impedire tutte le azioni del progesterone.
La prima azione del progesterone, in condizioni fisiologiche , è quella di creare un utero in grado di accogliere un uovo fecondato, rendendo biologicamente “accogliente l’endometrio, ossia la mucosa che riveste lo strato interno dell’utero e che si sfalda ad ogni mestruazione, se non c’è stata fecondazione . La seconda è quella di tenere rilassata la muscolatura dell’utero, il miometrio, durante la gravidanza. La terza è quella di far crescere tutte le strutture deputate a nutrire l’utero, ad esempio i vasi sanguigni.
Diciamo, quindi, che il progesterone è amico della gravidanza perché modifica l’utero in modo tale che diventi un contenitore estremamente accogliente per l’uovo fecondato. Con la RU 486 noi blocchiamo tutti questi processi.

Tra le obiezioni che si fanno in Italia all’uso della pillola ci sono quelle relative ad alcuni decessi registrati nel mondo. Cosa ne pensa?
Prima di tutto chi parla di questi morti non ha esaminato la casistica, perché fra i decessi ci sono anche uomini. Questo farmaco, infatti, può avere anche molte altre indicazioni, per esempio perfino nel morbo di Cushing che non risponda alle terapie convenzionali Andando a bloccare i recettori per il progesterone potrebbe svolgere, inoltre , anche un’azione antineoplastica. Quando si citano queste morti bisogna, essere molto cauti. Se si considera questo dato in modo corretto ci si accorge che non è stato dimostrato un rapporto diretto di causa- effetto fra l’utilizzo di questa sostanza e gli eventi avversi riportati. Questo è un punto molto delicato e molto importante. Anche una sola morte sarebbe un evento grave, ma nel caso della Ru 486 non è stato dimostrato questo rapporto di causalità.
Questo farmaco è in uso da 20 anni nella maggior parte dei Paesi del mondo e i dati della sorveglianza dopo l’immissione sul mercato (“post marketing surveillance”) sono estremamente rassicuranti. Se ci fossero stati dei problemi seri questo farmaco sarebbe stato ritirato dal commercio, come è successo recentemente per altri farmaci.

Quindi è una tecnica sicura?
Sì, è sicura, al punto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha incluso Miprepristone e Misoprostol tra i farmaci essenziali. Basti pensare chel’RU 486 è stato utilizzato da oltre seicentomila donne in Europa e da tre milioni in Cina, con un’efficacia media del 95,5 %. Gli effetti collaterali che si riscontrano si sovrappongono a quelli che si hanno di solito in presenza di un aborto spontaneo, come dolori di varia gravità dovuti alle contrazioni dell’utero quando espelle un embrione e un sacco amniotico non più vitali o una variabile perdita di sangue. Vanno tuttavia ben considerate le controindicazioni relative all’uso del secondo farmaco, la prostaglandina (tra cui le allergie alle prostaglandine o l’asma grave).
L’aborto medico è una tecnica sicura, ma va effettuata all’interno delle indicazioni raccomandate delle quali l’aspetto principe è il tempo. La massima efficacia di azione si ha, infatti, nelle fasi iniziali della gravidanza, dalla quarta alla settima settimana.

E cosa pensa delle modalità di prescrizione che sono state individuate dall’Aifa?
Visto il clima che si respira in Italia rispetto a questo tema, ritengo saggio che l’RU486 venga somministrata in ambiente ospedaliero, ma con l’assoluta libertà della donna di tornare a casa dopo aver ricevuto la prescrizione e con la possibilità del medico di seguirla qualora si verifichino quegli eventi che possono complicare anche un aborto spontaneo.
Se, invece, noi adottiamo la misura, assolutamente atipica per una prescrizione farmacologia, che obbliga al ricovero ci troviamo dinnanzi una situazione paradossale perché il ricovero coatto si fa solo in casi psichiatrici. Inoltre, qualora la donna decidesse di firmare la cartella e di uscire, assumendosi la responsabilità di ciò che succederà, i medici non avrebbero più l’obbligo di seguirla. La cosa più intelligente sarebbe la prescrizione in ambito ospedaliero, con la libertà della donna di andare tranquillamente a casa, tornando in ospedale per i controlli programmati e con la possibilità di consultare il medico in qualunque situazione in cui se ne verifichi la necessità. Obbligando la donna al ricovero, invece, si adotta una misura ancora più aggressiva che nell’interruzione chirurgica.

Prof. ssa Alessandra Graziottin, medico, specialista in Ginecologia-Ostetricia e Oncologia, Psicoterapeuta in Sessuologia.
http://www.fondazionegraziottin.org

Antonella Vicini per Il Welfare dell’Italia

“Il Volo degli angeli”, un cd per la lotta al cancro giovanile

12/04/2010

la copertina del cd

Ideato da un musicista che ha perso la fidanzata, è un’opera per aiutare la prevenzione dei tumori che colpiscono tra i 15 e i 39 anni. In Italia 11.000 casi all’anno. I fondi devoluti all’Alteg

Roma – Un Cd musicale per sostenere la ricerca scientifica sui tumori che colpiscono i giovani. Si chiama “Il Volo degli Angeli” ed è in distribuzione nelle librerie Feltrinelli. L’iniziativa è stata presentata ieri sera al Teatro dell’Angelo dall’Alteg, l’Associazione per la lotta ai tumori nell’età giovanile. Si tratta di un’opera nata dall’impegno del giovane musicista Adriano Pedicelli in ricordo della sua fidanzata Manuela Mercuri, morta per un tumore al cervello a settembre del 2009. “E’ il mio regalo per lei, con cui ho condiviso il cammino fino alla fine – afferma l’autore – ma è anche un simbolo per dire di non abbandonare a se stessi i malati terminali, vanno accompagnati fino all’ultimo istante”.

Dal 1999 l’Alteg si occupa della prevenzione e della diagnosi precoce per i tumori più diffusi tra i giovani, su cui c’è scarsa informazione e che colpiscono ogni anno in Italia 11.000 persone tra i 15 e i 39 anni. L’Associazione mira a trasmettere la consapevolezza che sono curabili con successo in molti casi, se la diagnosi è fatta in tempo. Per vincere l’isolamento dei malati e delle famiglie, l’Alteg promuove gli scambi di testimonianze. “Ricevere le informazioni direttamente da chi ha avuto esperienza della malattia aiuta a uscire dal tunnel – spiega il presidente, dott. Valerio Rossi – perché la patologia è una crisi cui non si risponde solo con le terapie, ma anche con la vicinanza al paziente”. Con questa finalità, l’Alteg è collegata con altre associazioni internazionali di ex ammalati di cancro, come quella fondata dal ciclista Lance Armstrong, vincitore del Tour de France anche dopo le chemioterapie. La Onlus infatti nasce proprio dall’esperienza di uno studente universitario che ha vinto sul tumore ed è poi riuscito a diventare padre. “In quel caso la famiglia e la comunità di amici non si sono chiuse nell’angoscia ma si sono aperte verso la società, collegandosi ad altre organizzazioni simili nel mondo”.

“I tumori in età giovanile si manifestano in persone nel pieno dell’attività lavorativa, con figli a carico e spezzano i progetti di vita, quindi il loro peso sociale e psicologico è particolarmente grave”, spiega Tiziana Vavalà, oncologa che ha avuto in cura Manuela Mercuri all’ospedale Sandro Pertini di Roma. Importanti sono i trattamenti multidisciplinari e la ricerca. “L’intento di questa opera musicale – continua Vavalà – ideata da chi ha vissuto accanto al malato l’esperienza del cancro, non è solo un tributo alla memoria di Manuela e di quanti hanno perso la battaglia, ma anche un incentivo artistico ed economico ai ricercatori che lottano per non perdere la guerra”. (raffaella cosentino)

© Copyright Redattore Sociale


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